Norimberga. Fiera. Giornalista. Tedesca. Dell’Est. Lipsia. Terminata l’intervista, si discute di altro. Fiere, concorrenza, economia, e poi la Germania e la situazione politica e ancora l’unificazione e tutto questo genere di cose.
Spiego che per me (l’unificazione) è stata un processo chiaro, ben programmato, strutturato, cade il muro, l’Est si ricongiunge con l’Ovest, gli omini di Lipsia stringono le mani a quelli di Francoforte, magari di fronte ad una buona birra, tutti si avviano saltellando felici al confine, insomma una festa. Con la benedizione dei due governi. Sembra che le cose però non siano andate proprio così.
Il tutto, mi racconta la giornalista di Lipsia (Lipsesca? Lipsiana? Lipsica?) è stato approssimativo, non programmato, inaspettato, ideato alla giornata dal governo allora all’esecutivo. Gli omini dell’Est occupano le ambasciate, la polizia non reagisce, nessuno sa come andranno le cose, i varchi sono aperti, il muro crolla, la notizia si diffonde, ma nessuno ci crede ad Est. Poi la fine ufficiale delle due Germanie. Nessun piano, per mesi, e tutto resterà approssimativo per anni. Ancora oggi discussioni e dubbi sulle proprietà (la proprietà era vietata nella Germania dell’Est), sulle eredità, sui diritti acquisiti e quelli perduti.
Prospettive. Due differenti prospettive.
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