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November, 2006 Archives

AsiaTunes.

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E’ giunto il momento. Asia canta la sua prima canzone. Well, canta. Diciamo che completa. La canzone. Qualcuno canta. Lei completa. Così.

- Qualcuno: giro girooo
- Asia: dondo
- Qualcuno: casca il
- Asia: pondo
- Qualcuno: casca la
- Asia: peterra
- Qualcuno: tutti giuuù
- Asia: peterra.

Per non parlare di Heidi.

- Qualcuno: Heidiiii
- Asia: Adi
- Qualcuno: ti sorridono i
- Asia: (?)
- Qualcuno: Heidiiii
- Asia: Adi
- Qualcuno: le caprette ti fanno
- Asia: tao.

Presto l’Asiapodcast, da scaricare e ascoltare sul vostro iPod. 

Prospettive.

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Norimberga. Fiera. Giornalista. Tedesca. Dell’Est. Lipsia. Terminata l’intervista, si discute di altro. Fiere, concorrenza, economia, e poi la Germania e la situazione politica e ancora l’unificazione e tutto questo genere di cose.

Spiego che per me (l’unificazione) è stata un processo chiaro, ben programmato, strutturato, cade il muro, l’Est si ricongiunge con l’Ovest, gli omini di Lipsia stringono le mani a quelli di Francoforte, magari di fronte ad una buona birra, tutti si avviano saltellando felici al confine, insomma una festa. Con la benedizione dei due governi. Sembra che le cose però non siano andate proprio così.

Il tutto, mi racconta la giornalista di Lipsia (Lipsesca? Lipsiana? Lipsica?) è stato approssimativo, non programmato, inaspettato, ideato alla giornata dal governo allora all’esecutivo. Gli omini dell’Est occupano le ambasciate, la polizia non reagisce, nessuno sa come andranno le cose, i varchi sono aperti, il muro crolla, la notizia si diffonde, ma nessuno ci crede ad Est. Poi la fine ufficiale delle due Germanie. Nessun piano, per mesi, e tutto resterà approssimativo per anni. Ancora oggi discussioni e dubbi sulle proprietà (la proprietà era vietata nella Germania dell’Est), sulle eredità, sui diritti acquisiti e quelli perduti.

Prospettive. Due differenti prospettive.

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Norimberga, one day round trip.

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Domani, Norimberga. Fiera, in giornata. Rientro nell’agglomerato domani notte. Penultimo viaggio del mese. Poi Düsseldorf. E poi, il break natalizio. Norimberga. Ci sono già stato un anno fa. Stessa Fiera. Stesso viaggio, in giornata. Stesso volo. Stesso scalo intermedio (Zurigo, ai confini dell’Impero Shengen). Stessa compagnia aerea. Presumibilmente stesso taxi. Stessi meeting. Stesse salsiccie bavaresi.

E poi mi dicono che sono fortunato. Che viaggiare per lavoro rilassa. E’ un incubo. Altro che.

La triste fine dell’iPod killer.

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Qualcuno non aveva dubbi. Pronostici confermati. Ecco, infatti. Il nuovo Zune di Microsoft. Dal Chicago Sun-Times, via Manteblog, via Slashdot.

Yes, Microsoft’s new Zune digital music player is just plain dreadful. I’ve spent a week setting this thing up and using it, and the overall experience is about as pleasant as having an airbag deploy in your face. "Avoid," is my general message. The Zune is a square wheel, a product that’s so absurd and so obviously immune to success that it evokes something akin to a sense of pity.

E ancora.

The iPod owns 85 percent of the market because it deserves to. Apple consistently makes decisions that benefit the company, the users and the media publishers – and they continue to innovatively expand the device’s capabilities without sacrificing its simplicity. Companies such as Toshiba and Sandisk (with its wonderful Nano-like Sansa e200 series) compete effectively with the iPod by asking themselves, "What are the things that users want and Apple refuses to provide?" Microsoft’s colossal blunder was to knock the user out of that question and put the music industry in its place. Result: The Zune will be dead and gone within six months.

Il testo integrale è qui. Per non parlare del video dell’umiliante presentazione dello Zune in CNN (cercate su YouTube con "Zune CNN"). E dell’immensa contropromozione che si è scatenata sui blog del pianeta. Qui, via Technorati.

E’ il sottoscritto. Nel caso in cui non l’aveste ancora capito. Date un pò un occhio qui. E’ 02blog. Multiblog di Milano. Già. Intervista. Al sottoscritto. La stessa appare sempre oggi, qui. Metro Milano, il quotidiano in distribuzione gratuita in città.

Inutile dire che il pezzo migliore è quel "Giusec, blogger milanese non molto conosciuto al di fuori della cerchia dei blogger tecnologici.". E io che pensavo di essere noto solo per quella vecchia storia dell’Isipil.

Vabbè. Qui sotto l’intervista integrale. 

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Il Paradiso del Buzz.

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Se pensate che qui si parli di shopping, allora no. Il Paradiso del Buzz. Negozio. Buzz da tutto il Mondo. Non siete sulla buona strada. Acqua, acqua. Mare. E non lo siete neppure se vi aspettate un post in romanesco (Er paradiso der Buzz). No. Fuori strada. Acqua, acqua. Oceano.

Connecting brand to consumer. Loro, dicono. Sono i signori di Buzz Paradise. Azienda che, come avrete intuito, si occupa – o pretende di occuparsi, che è ben diverso – di nuove vie di marketing e promozione. La home page dice tutto. Basta leggere, dunque.

We assist brands in creating word of mouth marketing campaigns to generate ‘buzz’ around their products and services by offering opinion leaders access to exclusive information, VIP events or products/samples testing. 

Coinvolgono blogger, organizzano eventi e cose di questo genere. Mi avevano contattato prima delle vacanze estive. Una certa Vivien. Mi chiedeva di parlare del nuovo cellulare LG. Il KG800. Il Chocolate, tanto per capirci. Il compenso, un fantomatico "BuzzKit". Per un attimo ho pensato che si trattasse del telefonino. Invece, ho ricevuto un paio di foto ad alta risoluzione e un comunicato stampa plurilingue.

Ovvio che non ne ho mai parlato, su g&f. Nel mio caso, il Buzz si è arenato sul comunicato stampa plurilingue. Come cazzo si fa, del resto, a parlare di un oggetto che ho visto solo in foto ad alta risoluzione? A questo punto potrei anche dire che il formaggio giallo-terre-di-siena dell’Ohio è una prelibatezza da SlowFood, semplicemente perchè l’ho visto in foto bello fondente su una bisteccona due settimane fa in una Steak House alle porte di Boston. E’ questo l’errore principale dei signori di BuzzParadise. Tra l’altro, vedo con piacere che ci riprovano. Questa volta invitando ad eventi. Sarà. Mi sa che mi toccha spedir loro una copia di "The Tipping Point". Per Natale. Chissà che non capiscano una buona volta il vero significato delle parole " Buzz" e "Word of Mouth".

Ringraziamenti.

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Thanksgiving Day. Oggi, negli Stati Uniti, è il giorno del Ringraziamento. E’ un giorno speciale. Da trascorrere in famiglia. Tra le più classiche tradizioni. Un pò di storia. Da Wikipedia.

Thanksgiving, or Thanksgiving Day, is an annual one-day holiday to give thanks (traditionally to God), for the things one has at the close of the harvest season. In the United States, Thanksgiving is celebrated on the fourth Thursday of November (…). The first official Thanksgiving was held in the Virginia Colony on December 4, 1619 near the current site of Berkeley Plantation, where celebrations are still held each year in November.

Noi non abbiamo un giorno così. Tranne a Roma, sembra. Il Natale, forse. La Pasqua. Ma c’è poco da ringraziare, qui. Tutti i paesi del pianeta dovrebbero avere una festività per dire grazie. Certo, gli Stati Uniti ne hanno più degli altri, di ragioni per rigranziare. Chi è nato negli USA, oggi, dovrebbe essere consapevole di far parte della società più ricca della storia del pianeta. Gli è andata bene; il novantacinque percento degli altri abitanti del globo ha avuto meno fortuna. Chi è nato in america e guadagna meno di novemila dollari l’anno è considerato al limite della soglia di povertà. Ma forse può consolarlo il fatto che se la passa meglio dell’ottantacinque percento del resto degli abitati del mondo. Per non parlare dei consumi. Se tutti gli altri paesi avessero gli stessi consumi degli Stati Uniti non sarei qui a scrivere questo post, oggi. E del cibo. Il trentasette percento dei bimbi americani è sovrappeso. Un americano adulto su due è affetto da obesità.

Insomma, hanno ben ragione di festeggiare, loro. Tutti gli altri, un pò meno. 

Migrazioni.

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Oggi, prima vera gelata notturna a Milano. Sottozero durante la notte. Quattro gradi al risveglio. Auto ghiacciata. Freddo. Aria tersa e cristallina. Si scorgono le Alpi dalle tangenziali. E’ il momento giusto per partire. Due giorni, non di più. Rientro nel weekend. Per allontanarsi dal gelo. E migrare verso lidi più opportuni.

Copenhagen. 

Un tempo erano Mille. Miglia. Le MilleMiglia Alitalia. Adesso non più. Sembra che le voci non siano più solo voci. Sembra che ci sia una scadenza. Già. Leggiamo. Dall’Espresso di una settimana fa.

(…) Per programma MilleMiglia si intende l’operazione a premi introdotta da Alitalia e la cui durata è dal 1 gennaio 2003 al 31 dicembre 2007. Lo stabilisce l’articolo 1. E lo sottolinea da qualche settimana, con crescente visibilità grafica, Alitalia Informa, newsletter on line del MilleMiglia Club: "L’attuale edizione del Programma MilleMiglia rientra all’interno di un’operazione a premi valida fino al 31 dicembre 2007. Pertanto, il Programma in corso consente di accumulare miglia fino al 31 dicembre 2007 e ottenere i premi entro giugno 2008".

E ancora. L’ufficio stampa Alitalia.

I punti scadono. Come in un qualunque concorso a premi.

Ho provato a chiedere alle signorine Alitalia. Oggi, a Malpensa. Di ritorno da Düsseldorf. Niente. Nada. Nessuno sa nulla. Allo 062222, numero unico Alitalia, le informazioni più varie. A seconda che sia Laura, Mario o Carla a rispondere. La tessera scade. No, non scade. Forse nel 2008. E nel frattempo le miglia scompaiono e riappaiono sui conti di molti viaggiatori. Come si può leggere sul Forum del sito Adusbef.

Insomma, c’è da temere il peggio. Suggerimento: volate, volate, volate. Sfruttate le miglia del vostro conto. Adesso. Subito. Finchè siete ancora in tempo.

Weekly plan.

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Domani, all’alba, partenza per Düsseldorf. Ennesimi colloqui per posizione marketing – la ricerca va ormai avanti da quasi un anno. Inizio a pensare di essere un pò troppo esigente. Vabbè. Vedremo. Martedì e mercoledì, Milano. Giovedì e Venerdì, meeting nei sobborghi di Copenhagen.

Insomma, finalmente, dopo mesi di viaggi, una settimana sedentaria.

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