La neve è arrivata la settimana scorsa. Adesso i gradi sono dieci. Le strade sono pulite. Le auto no. Mai viste auto così zozze. Le targhe sono invisibili. Le luci posteriori solo quando si attivano i freni. Sono in coda da un'ora. L'autista aziendale mi sta trasportando dall'aeroporto all'hotel dei Generali. La coda è infinita. Le auto che mi circondano non sono lavate da mesi. Forse anni. Decenni. Cerco di darmi delle risposte. Cosa può aver ridotto tutte le auto moscovite in questo stato. Cosa.
a) le piogge acide;
b) la neve acida e le piogge acide
c) il sole acido;
d) lo smog postsovietico;
e) l'assenza di autolavaggi, smantellati con la perestroika;
f) la persecuzione di tutti i proprietari degli autolavaggi di nazionalità cecena, che costituivano il novantapercento del market share.
Le auto che mi costeggiano sono interessanti. Forse lo sono un pò meno per i proprietari. Marche esotiche. Forme squadrate sovietiche. Ricordano la duna. E la ritmo. Dentro, tappetini in varie tonalità di grigio e marroncino con ghirigori kazakhistani. Tendine nascondono i vetri. Turkmenistani stretti all'inverosimile nelle loro miniutilitarie. Uzbeki sui loro furgoncini familiari. La coda scorre. Lentamente. Per ore e ore e ore.
Leggo il cirillico. Mi sforzo. Memorizzare le lettere. La P è la R. La C è la S. P uguale R. H uguale N. Pectopah. Restoran. Un'ora è lunga da far passare. L'autista non parla una parola di inglese. Anzi, si. Una. Hotel. Finalmente arrivo. Militari. E' una caserma. Soldatini col cappellone. Avranno si e no diciott'anni. Entro nella zona militare. No, è l'Hotel dei Generali. Mi preparo. Ad entrare nella storia.
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