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Milanomillenovecentottantasette.

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Milanomillenovecentottantasette. Settembre. Il marmo del Duomo è scuro, quasi nero, non c'è ancora l'Isipil e la parola Osama evoca nell'immaginario collettivo pennarelli e altri utili oggetti di cancelleria. Diciannove anni. Appena arrivato in città. Due settimane prima avevo completato i test di ammissione al Politecnico. Mi consigliavano di non intraprendere la carriera di ingegnere. Non avrei dato loro retta. Avevo affittato un microlocale in Piazza Aspromonte. Una quarantina di metri quadri. Una reggia. Non potevo immaginare che anni dopo sarei andato a vivere in un appartamento quattro volte più grande. Alle porte dell'agglomerato.

A Milano fa freddo e c'è ancora la neve. Le nevicate bloccano Linate, unico aeroporto della città, costringono le scuole alla chiusura e danneggiano i palazzetti dello sport. Anni dopo la neve sarebbe del tutto scomparsa e non ci sarebbero state più differenze (climatiche) tra Milano e Bombay. Vado al Poli facendo due passi a piedi. Gran Sasso, Piola, Pacini. O, se le condizioni metereologiche sono particolarmente avverse, prendo il metrò. Una fermata. Milano ha due linee ed è la città più metropolitana d'Italia. Anni dopo avrebbero inaugurato la terza linea eppoi il passante ferroviario e ancora i collegamenti suburbani con le periferie.

In casa ho un telefono fisso. Fisso, nel vero senso del termine. E' fissato al muro. E' uno di quei telefoni grigi. Telecom [era SIP, in realtà, vedi commenti]. I numeri si compongono con la rotella. Anni dopo i cellulari e la fibra avrebbero cambiato la vita del genere umano. Non ho un PC. Nessuno ha un PC. A distanza di due anni avrei comprato il mio primo Olivetti. Grazie alle cambiali di mio padre. Anni dopo le cambiali sarebbero scomparse, per far posto a carte di debito e credito e a metodi più comodi di pagamento rateale.

Studiare al Politecnico mi piace, ma incontro subito le prime difficoltà. Parlo bene l'Italiano e capisco il dialetto della mia regione. Anni dopo avrei imparato l'inglese e lo spagnolo, dimenticando la grammatica base della mia lingua madre. Do le prime materie. Analisiuno. Geometria. Faccio fatica a capire cosa c'entri tutto questo con l'indirizzo scelto. Qualche anno dopo avrei dimenticato tutto. Ma sarebbe rimasto quello che in tanti chiamano attitudine agli sudi di ingegneria. E che io ho ribattezzato attitudine a prenderla ripetutamente in quel posto.

Milano è sporca, grigia e triste ma mi affascina. il Duomo. Buenos Aires. Palestro, la linea due del metrò. Per anni esiste Milano e solo Milano. Tempo dopo avrei scoperto l'esistenza di altre città. Varese. Bergamo. Como. Imprenditori geniali costruiscono ai margini della città. Quartieri verdi a misura d'uomo. Anni dopo uno di questi personaggi, il signor Silvio Berlusconi, sarebbe diventato Primo Ministro per sfuggire alla bancarotta. E avrebbe trascinato il paese nella penombra.

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