Dubai. In auto. Dieci. No venti. Di più, di più. Trenta, quaranta. Forse di più. Un centinaio. Le nuove torri. Dubai Marina. Una città nella città. E' notte. Sembra di vivere in Bladerunner. Altissime. In costruzione. La laguna artificiale. Non riesco a distogliere lo sguardo. Trecento nuove torri sono in costruzione a Dubai. Si lavora giorno e notte. Pakistani. Indiani. Filippini. I lavoratori delle classi meno significative (seppure appartenenti alle comunità più numerose) dell'Emirato sono qui. Ventiquattrore su ventiquattro. Residenze di lusso, uffici. Già prenotati e pagati prima della consegna. E poi Burj Dubai. La nuova meraviglia. La torre di quasi un chilometro al centro della nuova downtown. La più alta del mondo. Termine lavori previsto nel 2008.
Un monolocale (studio) si aggira in questa zona sui settecentocinquantamila dollari. Si stima un raddoppio della popolazione - da due milioni a quattro - in pochi anni.
Allo stesso tempo le infrastrutture non sono potenziate, come si dovrebbe. Si sta costruendo il metrò, nuovi ponti, ma non basta. L'aeroporto sta per essere ampliato. Un nuovo aeroporto è già in progetto. Raddoppierà il numero di visitatori. E la città si avvierà al collasso.
Le code per entrare a Dubai sono inimmaginabili. In contronto le tangenziali di Milano sono una passeggiata. Highway a sei corsie congestionate dalle sette alle undici e poi dalle quattro alle dieci, per il rientro.
Se non ci fossero le incognite politiche dell'area, non avrei dubbi a dire che dopo Londra, NY e LA, adesso tocca a Dubai rappresentare l'ombelico del mondo (no, proprio no, non è Milano, quell'ombelico, sorry - e neppure Roma, nonostante la fragile opera di lifting del signor Ualter Veltroni).
Nota. Le foto arriveranno. Al rientro a Milano. Giovedì. Come spiegato ieri, Flickr è bloccato dalle autorità degli Emirati, in quanto moralmente discutibile. Impossibile vedere e caricare foto, da qui.
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