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I vantaggi dell’homeworker.

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Checchè se ne dica (apro una parentesi. Dovuta. E’ lecito dare inizio alle danze, cercate di seguirmi, è permesso dare inizio ad una frase, coll’aggravante che la frase da a sua volta inizio all’intero post, con checchè? E’ una domanda non da poco. E Google non aiuta, visto che ogni ricerca si arena su siti gay e aree di influenza e cultura omosessuale), dicevamo, checchè se ne dica, lavorare da casa ha i suoi porci vantaggi.

Viaggio almeno tre giorni alla settimana. Per tre, quattro giorni se va male, alla settimana ho a che fare con aeroporti, hotel, idiomi, paesi lontani dal suolo natìo (apro una seconda parentesi. Si usa ancora natìo? O è un retaggio leopardiano?). Si diceva. Quando non ci sono voli prenotati, se non ci sono meeting, quando non ci sono assunzioni o licenziamenti, se Conferenze o Fiere non sono in agenda, allora non ho nessuna ragione di andare in ufficio a Milano. Lavoro dalla grotta. Direttamente da casa. Cablata in fibra, non condizionata ma ben areata, ottimamente illuminata, tecnologicamente all’avanguardia – sebbene temporaneamente condivisa con la prole – la grotta offre un ambiente lavorativo di tutto rispetto. Così, lavoro da casa, me ne sto qui alle porte dell’agglomerato, e mi spingo nella sede Italiana della multinazionale solo in caso di estrema necessità (distribuzione dei ticket-restaurant, invio fax per prenotazione di un resort e così via).

Ora, si diceva, checchè se ne dica, lavorare da casa ha i suoi innegabili vantaggi. Il business-casual dei primi giorni (jeans – rigorosamente 501 acquistati in Texas a trentadue dollari scontati – e maglietta nera) si trasforma presto in pigiama-casual (o vestaglia-casual, per le signore). La barba resta intoccata per giorni. E’ lo Steve Jobs-style.


Si fa colazione da Jerry, sotto casa. Si pranza sempre sotto casa. Troppo pigro per cucinare. Si va a pranzo sfoggiando con nonchalance il solito Steve Jobs-style e si notano le occhiate di invidia dei poveri disgraziati in uniforme (giacca blu, camicia bottom-down, cravatta con nodone magnum) che non godono delle stesse fortune del sottoscritto.

Nella bella stagione la pausa pranzo la si termina al parchetto sotto casa. Leggendo un libro o, perchè no, i millenari ripensamenti del centro-sinistra su una degna legge anti conflitto di interessi e le conseguenti sagge considerazioni dei giornalisti dei più noti quotidiani nazionali.

Ma il momento clou arriva alle tre del pomeriggio. Quando i colleghi americani si svegliano, entrano in ufficio e, regolarmente, organizzano la conference call (o la web-ex, ma non voglio stupire con effetti speciali) del giorno. E tu sei al telefono col Vice Presidente Marketing, mai colla marketing assistant, ennò, no di certo, sei col Vice Presidente o col Direttore della Business Unit X o a volte con quello Strategico della Y. Ed è allora, solo allora, mai un minuto prima o uno dopo, che Asia entra urlando baubau caccacacca brumbrum.

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