Emirates. Il cibo non è male. Carne alla berbera o pollo alla marocchina. Due insalate. Vino rosso. Formaggino Belpaese (tipico formaggino degli Emirati Arabi). I sedili hanno lo schienale in legno, non so bene se sia legno, però è rigido, duro come una pietra, farà bene alla salute, si, farà bene, ma io chiedo un cuscino che c'ho già i dolori lombari. Ogni sedile ha il suo schermo. Toccandolo si abilitano i comandi. Lo studio per mezz'ora, l'italiano non lo trovo e così decido di ascoltare gli X-Men in arabo.
Dubai. Mezzanotte. Goodmorning. E' mezzanotte e la signora del controllo passaporti mi saluta. Goodmorning. Ha le mani tatuate. Sembrano caratteri arabi. Centinaia di caratteri le ricoprono le mani. Potrebbe essere un costume religioso, chessò io, la trascrizione di pagina quindici del Corano; o potrebbe aver dimenticato l'agendina del telefono e aver riscritto tutto sulle mani. Per non dimenticare. A Dubai gli europei non hanno bisogno di visto. Saluto la smemorata senza agendina e mi avvio direttamente verso l'uscita.
Dire che ci sono quaranta gradi non basta per dare l'idea del caldo. L'umidità è al trecento percento. In confronto Milano coll'afa e i trentacinquegradi di fine luglio è una Madonna di Campiglio. Mi infilo sull'auto di cortesia dell'Hotel. Pochi minuti. Arrivo a destinazione. In camera. Mi chiama al telefono. Joe. Per dirmi che sono il benvenuto. Meglio, il bentornato. Welcome back, dice Joe. Faccio un pò di conti. Sono stato nello stesso hotel. Era lo stesso hotel. Dieci mesi fa. Si. Il loro database funziona bene. O forse Joe ha una buona memoria. Magari se l'è scritto anche lui sulle mani. Chissà.
Leave a comment