Dubai. Al sushibar del Madinat Jumeirah mi guardano di traverso. Quando chiedo una Sapporo. Il solito idiota occidentale. Avranno pensato. Infierisco, ordinando una Corona (non mi serviranno nè l'una nè l'altra, naturalmente). Non si servono alcolici, a Dubai. A meno che non ci si trovi in un Hotel e non si dimostrino inequivocabili segni biancocaucasici. Così finisco per bere champagne senza alcol. E termino la cena con un buon sake caldo e analcolico.
La discussione sull'alcol è a dir poco controversa. Il Libro Sacro non vieta formalmente gli alcolici. Al contrario, permette di bere vino. Versetto sedici-sessantasette, per l'esattezza. In realtà il Corano è (come sempre accade) interpretato in modo assai personale. Così, è il proprietario del ristorante che permette la vendita di alcol nel proprio locale. Se è un avvinazzato, lo venderà. Altrimenti, nada.
Le cose vanno peggio nei supermercati. Qui il divieto è assoluto. C'è un solo posto - uno solo - in tutta Dubai (fatta eccezione, dicevamo, per i bar degli hotel) dove poter fare un pò di scorte. E comprare illegalmente birra e altre bevande alcoliche. Lo chiamano il buco nel muro. Il suggerimento è di non farsi beccare dalla polizia dopo aver fatto un pò di enoshopping al buco.
E così la discussione resta controversa. Nessuna indicazione scritta, ma una tradizione impossibile da scardinare. Tipica contraddizione dell'Islam contemporaneo. Vallo a spiegare al crucco e a Calderoli, adesso.
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