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Questione di sopravvivenza. Dovendo prendere tra i due e i quattro voli a settimana – in media – e spendere buona parte della mia recente esistenza vagabondando per aeroporti, il mio organismo ha naturalmente sviluppato alcuni enzimi (i cosiddetti travelenzyms) che rendono quasi-immuni all’ansia da partenza. Permettendo un più efficace adattamento dell’organismo mutato ai suddetti ambienti ostili (gli aeroporti, appunto). Sarà la celeberrima teoria darwiniana applicata all’homo-travelensis, saranno le troppe letture sui tecnodroidi, sarà che tra poco è anche ora di pranzo, fatto sta che ne sono convinto. Anzi. Più che convinto. L’insieme degli enzimi e alcune studiate precauzioni migliorano la propria esistenza. Se proprio non si può fare a meno di dedicare parte della vita ai viaggi aerei.

Ora, se l’apparizione dei primi enzimi è legata ad una permanenza di circa ottomila ore presso gli ambienti aeroportuali (Malpensa e Fontanarossa accelerano incredibilmente la generazione enzimale) e non è pertanto geneticamente riproducibile, la storia delle precauzioni è invece condivisibilissima. Eccone dieci. Di precauzioni. Per limitare ansia, discussioni con le stronze signorine del check-in e altri fastidiosi inconvenienti di percorso.

  1. In generale. Viaggiare leggeri. Leggerissimi. Una valigia. Stop. Meglio, un trolley, piccoletto, di quelli accettati a bordo. Se si ha un PC comprare uno di quegli zainetti adatti all’uso. Niente sacchetti, buste, bottiglie. Tutto deve stare in valigia. In inverno e nella brutta stagione dotarsi di cybercappotto autodimensionante. Sta in tasca e alla pressione del pulsantino si estende, avviluppandovi in una calda morsa all’astrakan; 
  2. Compagnie aeree. Evitate accuratamente AirOne. Alitalia è OK, ma solo per mete collaudate (Londra, Parigi, Praga), Mediterraneo e Medio Oriente. Per il resto d’Europa scegliete Lufthansa. KLM opera con il collaudato metoto dieci per uno. Dieci scali intermedi per una sola meta. Evitate AirFrance (addio bagagli), Iberia (addio puntualità), CaucasianAir (addio vita); 
  3. Check-in. Se possibile, usate quello elettronico. Le macchinette, insomma. Facili e rapide. Niente fila. Nessuno si fida, ancora. Ma voi siete degli eroi e non temete la tecnologia. Spesso accettano (le macchinette) una carta di credito, più spesso dovrete inserire la vostra tessera frequent-flyer. Di tanto in tanto anche il codice di prenotazione. Le macchinette più smart sono le Lufthansa (o SAS, che appartengono alla stessa divina alleanza); 
  4. Alla security. Niente liquidi. Tutti gli oggetti di metallo devono stare in valigia. Anche le monete, cazzarola, anche le monete. Possibile che dimentichiate sempre le monete nel taschino puberale dei vostri jeans? Se avete piercing siete fottuti. Se avete innesti cerebrali pure. Disattivate ogni tipo di bioRAM per poi reinserirla dopo il passaggio;
  5. Alla security, all’estero. Vedi punto due. Aggiungere un sorrisone e modi gentili. Mai discutere. I poliziotti della security (specialmente quelli di Francoforte) sono noti per la loro totale assenza di materia cerebrale e qualsiasi tipo di discussione porterebbe ad una zona morta. Sembra che l’EU abbia recentemente fornito fondi per lo studio di queste forme di vita primarie. Meglio evitare discussioni o metodi poco garbati, dunque. Almeno fino alle prime scoperte degli scenziati. 
  6. All’immigration, negli USA. Pazienza. Infinita pazienza. Stoica pazienza. Se dopo il controllo (oculodigitale) vi affibbiano una cartelletta arancione, aspettatevi un ulteriore controllo. La cartelletta sta infatti a significare ecco un altro stronzo europeo che ‘mo chiudiamo in saletta e interroghiamo benbene. In tal caso mai perdere la pazienza. Seguire i poliziotti che vi raggiungeranno (non c’è scampo; con la cartelletta arancione vi raggiungeranno). Entrare in saletta. Ci saranno arabi, indiani, cinesi, prima di voi. Attendete il vostro turno. Mostrate calma. Gentilezza. Rispondete a tutte le domande, senza mai innervosirvi. Salutate dicendo Permettetemi di ringraziarvi per aver palesemente contribuito al miglioramento della sicurezza mondiale. Fate un inchino. Uscite. Siete nuovamente liberi. 
  7. Parcheggio Malpensa. Quelli remoti sono economici ma prendono forse un pò troppo alla lettera l’etimologia della parola. Meglio sfruttare il parcheggione all’aperto sito alla sinistra dell’aeroporto (l’ala nuova). Costa meno del multipiano e si raggiunge a piedi.
  8. Parcheggio Linate. Per lunghe permanenze fuori città ci sono tanti nuovi parcheggi in viale Forlanini, comodi ed economici. Altrimenti, usare l’Ovest. Costa la metà del multipiano ed è di fronte a Linate;
  9. Parcheggio Fontanarossa. Quale? 
  10. In volo. Per un volo rilassante evitare bimbi, cani, gatti, vecchietti, droidi, mamme incinta, passeggeri al primo volo, politici, cantanti, terroristi ceceni, terroristi arabi, giornalisti. Scegliete sempre il corridoio e fottetevene della mancata visuale del finestrino. Per gli USA. Scegliete i posti all’uscita di sicurezza. Vedi altro post, qui. Dalla Finlandia o dalle Repubbliche Baltiche. Evitare beoni, ubriachi, gruppi di beoni, gruppi di ubriachi, hostess e stewart ubriachi, piloti beoni. 
  11. 10 Extra. Il suggerimento dei suggerimenti. Sorridete. Anche se siete incazzati neri, anche se i poliziotti della security di Francoforte vi hanno dato del terrorista basco, anche se vi hanno costretto a un’attesa di tre ore per un volo di trenta minuti, sorridete. Vi faciliterà sempre le cose e vi tirerà d’impaccio anche nelle situazioni peggiori.

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