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August 2006 Archives

Rientri.

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Quando Pasqualino, il mio barbiere di fiducia, sito in quel di Viale Abruzzi a due passi da Piazza Aspromonte e a una decina di metri dal bar dei loschi figuri del sudest europa (o del sudest Milano, non mi è ancora chiaro), ebbene dicevamo, quando Pasqualino decide di riaprire il negozio, i più attenti se ne renderanno certamente conto, il messaggio inviato alla cittadinanza è chiaro. Il ferragosto è ormai un ricordo e le vacanze estive si avviano a (degna?) conclusione. Quando poi Jerry, proprietario del bar sottocasa, o anche, se preferite una definizione più al passo coi tempi, mio cappuccino-provider, riapre i battenti allora è chiaro: il controesodo dei vacanzieri meneghini è già alle porte.

La riapertura del panificio-latteria (il longobardo, così detto per l'idioma arcaico con cui i proprietari del negozio si esprimono con la propria clientela) è poi un segno inequivocabile. Il rientro dalle vacanze è ormai cosa compiuta.

Ma è solo quando il ristorante del quartiere riapre finalmente le saracinesche - siamo ad ottobre inoltrato - che possiamo davvero dire che tutti i Milanesi sono definitivamente rientrati in città.

Questione di sopravvivenza. Dovendo prendere tra i due e i quattro voli a settimana - in media - e spendere buona parte della mia recente esistenza vagabondando per aeroporti, il mio organismo ha naturalmente sviluppato alcuni enzimi (i cosiddetti travelenzyms) che rendono quasi-immuni all'ansia da partenza. Permettendo un più efficace adattamento dell'organismo mutato ai suddetti ambienti ostili (gli aeroporti, appunto). Sarà la celeberrima teoria darwiniana applicata all'homo-travelensis, saranno le troppe letture sui tecnodroidi, sarà che tra poco è anche ora di pranzo, fatto sta che ne sono convinto. Anzi. Più che convinto. L'insieme degli enzimi e alcune studiate precauzioni migliorano la propria esistenza. Se proprio non si può fare a meno di dedicare parte della vita ai viaggi aerei.

Ora, se l'apparizione dei primi enzimi è legata ad una permanenza di circa ottomila ore presso gli ambienti aeroportuali (Malpensa e Fontanarossa accelerano incredibilmente la generazione enzimale) e non è pertanto geneticamente riproducibile, la storia delle precauzioni è invece condivisibilissima. Eccone dieci. Di precauzioni. Per limitare ansia, discussioni con le stronze signorine del check-in e altri fastidiosi inconvenienti di percorso.

Il segreto.

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Domenica. In attesa che Asia dia inizio alla sua siesta pomeridiana mi ritrovo davanti alla tivvù. Intento a guardare alcune scene di una fiction (oggi è fiction; un tempo, quando le nostre menti erano più semplici, sarebbe stato un telefilm). Padri e Figli. E' la fiction. C'è un tizio padre e un tizio figlio. Il tizio figlio ha la faccia da delinquente del Giambellino e deve aver combinato qualche gran bel casino; il tizio padre è disperato e cerca di convincerlo di recarsi dallo psicologo. Mancano le condizioni al contorno, questo è tutto ciò che riesco a capire. Dicevo, ci sono due tizi, padre e figlio, io son davanti alla tivvù e più li guardo più mi identifico nel padre. Fosse accaduto tre anni fa mi sarei legato emozionalmente al figlio. Meglio, fosse accaduto tre anni fa, non avrei acceso la tivvù. Di più, non avrei acceso la tivvù in attesa che una bimba rompicoglioni mi si addormentasse in casa.

La verità. Eccola la verità. La verità è che i business books sono una cagata pazzesca. Si, d'accordo, non bisogna mai generalizzare e non si deve ragionare per stereotipi e qui e lì e su e giù. Fatto è che i business books sono delle cagate pazzesche. A cominciare dai titoli.

Amazonpuntocom. Categoria Business and Investing. Leggo. A caso. Titoli. The Power of You! Blink. Good to Great. Investing in a insane World. The Goal. What Sticks. Against the Gods. Never Eat Alone. Fish! Beh, fanculo. Maddai. Come si può. Leggere Never Eat Alone. Saranno cazzi miei se voglio mangiare da solo o in compagnia. Sono una cagata pazzesca.

Built to Last è stato il primo. Tentativo. Tredici anni fa. Circa. Dieci pagine e poi cadevo stecchito. Prova e riprova. Niente. Dieci pagine. Puf. Dieci pagine oggi, sempre le stesse dieci domani. Abbandonato. Relegato. Scaffale. Libreria. Poi è arrivato Thriving on Chaos. Cinque belle paginette. Addio. Libreria. Poi Crossing the Chasm. Arrivato al chasm son crollato. Rovinosamente. Bye bye. Libreria. Poi è stata la volta di Inside the Tornado. Sei pagine. Miglioramento. Noianoianoia. Libreria. E poi Profit from the Core. Due pagine. Introduzione. Addio. Libreria. E poi ho continuato a comprare, ancora, ancora e di più ancora. Non potevo sopportare di vedere i colleghi leggere Blink! Fish! E io un tubazzo di niente. Loro in ufficio col libriccino sottobraccio. Loro che parlavano di profitti e del core e della piattaforma e del capitolo sei e del paragrafo due. E io colla libreria strapiena di libri nuovi. Di pacca. Comprati. In base al trendy aziendale del momento. Mai letti. Dopo tredici anni mi sono rassegnato. A me sti libri fan cagare.

Osama Dell Laden.

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Lo sappiamo. Si. Tutti sappiamo del colossale richiamo delle batterie esplosive Dell da parte dell'azienda texana. Bene. Tutti sappiamo anche dell'intensificarsi dei controlli per i viaggi aerei. Grazie ai recenti simpatici tentativi dei terroristi barbuti di farci disintegrare in volo.

Ora. Mettiamo insieme le due cose. Puf. La compagnia aerea Australiana, Qantas, ha deciso di non permettere l'uso di tali batterie sui propri voli. A meno che non si alimentino elettricamente. E visto che la classe Economy non è dotata di prese di alimentazione, avete due possibilità. Viaggiate in business. O cambiate il vostro Dell con un meno pericoloso (e più trendy) MacBook.

Quattordici percento.

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Quattordici percento. Pari a trentatrè paesi. E' ciò che ha visto il sottoscritto. Ad oggi. Del mondo. Con i suoi occhi. Pochino. Già. Si può decisamente fare di più.

Se vuoi calcolare la tua percentuale e poi soffrire come un cane di fronte alla schiacciante evidenza che hai passato fin troppo tempo a non fare un cazzo in Italietta e che (per giunta) non basterà una vita per riempire di rosso i paesi della mappa, beh, allora prendi un bel respiro. E vai qui. Crea la tua mappa. Il tutto via World66.com.

Pesto shortage.

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Addio pesto. La salsa ligure, intendo. BBC e The Guardian riportano una notizia che i quotidiani locali, impegnati in avvincenti reportage su finte colate laviche Berlusconiane, proteste antilusso Briatoregne e cene tra la Ferrilli e l'ex marito, dimenticano di riferire.

In breve: niente pesto, quest'anno. Il maltempo delle settimane scorse ha fottuto l'ottanta percento delle coltivazioni di basilico in Liguria. Sembra quindi che le scorte della preziosa salsa siano in pericolo. In realtà mi preoccupa più la salute (economica) dei nostri agricoltori che la possibile mancanza di pesto nella mia dieta prossima ventura. Ma tant'è. E' interessante scorrere rapidamente i commenti allarmati dei lettori delle news britanniche. Che forse non hanno ben chiaro cosa il pesto ligure realmente sia. Esempio.

Pesto has become a part of my staple diet. I use at least a jar of it a week - especially red pesto. To say I would miss having it is the understatement of the year. There is nothing more delicious than some lightly fried mushrooms in garlic with pasta and red pesto and a dusting of parmesan cheese. Delicious. Mrs I.K., London, UK

Ecco. Che i britannici abbiano un pò di confusione culinaria è risaputo. Da secoli. Ma per favore, qualcuno mi spieghi cosa cazzo è il red pesto e cosa c'entri col nostro basilico ligure.

Il Mondo della settimana scorsa (un attimo, era il Mondo? Economy? O forse l'Espresso. Un ragionevole dubbio si insinua nei miei ricordi), dicevamo, un settimanale italiano della settimana scorsa, faceva notare come l'occasione (economica e di marketing) offerta dalla vittoria dei mondiali non sia stata colta al volo dal nostro paese.

In realtà non solo non siamo stati in grado di sfruttare l'occasione. Ce ne siamo semplicemente dimenticati. Italia campione del mondo? Maddai. Quando. Ah. Ottantadue. No, no. Duemilasei. Ecco. Non ho visto alcun tipo di gadget venduto agli autogrill ai turisti stranieri. Fatta eccezione per qualche magliettina azzurra sbolognata dai venditori ambulanti non ricordo di aver notato punti di vendita nelle località turistiche più frequentate. Non ho assistito ad alcun tipo di promozione a Milano o in altre città. Gli aeroporti Italiani non hanno offerto gadget o ricordi ai milioni di turisti che hanno transitato nel nostro paese. La stampa del Belpaese si è impegnata a coprire con articoloni da prima pagina le colate laviche del signor Berlusconi e i party Briatoregni dimenticando l'avvenimento. Allo stesso modo ristoranti, librerie, hotel, treni, mezzi pubblici, hanno semplicemente dimenticato di sfruttare l'incredibile occasione di marketing offerta su un piatto d'argento dalla vittoria ai mondiali germanici.

MT trepuntotre.

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EmmetiIn ritardo di due settimane leggo l'email ricevuta da SixApart sul nuovo MT 3.3. Tra le novità.


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A tre mesi dall'istallazione di MT 3.2 su g&f e a soli due mesi dal megacrash che mi ha portato alla madre di tutti gli upgrade (server, blog, spam, eccetera eccetera) mi guardo bene da un ulteriore aggiornamento. Figuriamoci. Ma se siete in vena di istallazioni, è il momento giusto. Agosto. Vacanze. Pochi lettori. Io ci penserò al momento del bisogno. Crash del post con conseguente azzeramento del dbase. Polverizzazione di un gif animato con metastasi su blog. Esplosione del server e arresto del fornitore del servizio per terrorismo internazionale. Come sempre, del resto.

Amex e le mille zucchine.

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Posta. American Express. Il solito conto. No.

Congratulazioni! Grazie alle sue spese con Alitalia Card Premium American Express il suo prossimo biglietto premio Alitalia varrà per due.

In breve. Per ringraziare il titolare della carta di credito Alitalia-Amex (il sottoscritto) del quantitativo a dir poco stratosferico di spesa cumulata negli ultimi dodici mesi di vita con la suddetta carta, i signori di Amex regalano un volo. Alitalia. Non devo far altro che prenotare un volo con le mie miglia Alitalia. E Amex me lo raddoppia. Niente limiti geografici. Dovunque arrivino gli aeromobili Alitalia. Poggibonsi, Linate o Ouagadougou.

Semplice. Marketing. Residual value of a customer. E adesso continuerò a comprare con Amex. Per accumulare altre spese e poi altre ancora e ancorancora e così via all'infinito per ricevere ulteriori voli omaggio che si accumuleranno e altri voli e altri voli ancora. Per quale ragione dovrei continuare a usare VISA o MasterCard? Che mi offrono in cambio? Pensate adesso al verduraio sotto casa. Quello col camioncino e colle cassettine di frutta appena raccolta dall'orto metropolitano. Se anche lui mi offrisse un volo Alitalia al raggiungimento di una quota di acquisto (mille zucchine? una tonnellata di pomodorini di pachino?) io sarei lì. Quotidianamente. Strafottendomene dello scintillante reparto frutta e verdura dell'Esselunga. E così come me farebbero cento altri potenziali viaggiatori del quartiere che si aggiungerebbero al segmento ormai saturo delle massaie e delle vecchine in pensione. E invece no.

Ma forse è meglio così. Vabbè. Adesso vado. Al bar da Jerry sotto casa. Cappuccio. Un'euro e ottanta. Pagamento con Amex. Chiaro. Che altro sennò.

In questi terribili giorni di blitz polizieschi, attentati sventati, liquidi esplosivi, mostri islamici e terrore di volare c'è chi reagisce. Raddoppiando i voli. Alitalia. Mostrando al mondo che noi Italiani non solo non temiamo di essere disintegrati a diecimila metri di altezza ma che, al contrario, ce ne strafottiamo di quei pezzi di merda dei terroristi.

Ora, un passo indietro. Che significa. Che raddoppiano i voli. Semplice. Orario voli Alitalia. Domani. Quattordici agosto. Anno del Signore duemilasei.

12:00 PM Catania - Milano, Linate 1:50 PM AZ 1718
12:30 PM Catania - Milano, Linate 2:20 PM AZ 1718

Capite. Ciò che ha fatto Alitalia non è un semplice raddoppio della propria flotta aerea. No. E' molto di più. Terribilmente di più. E' un meraviglioso avvicinarsi allo stato dell'arte della fisica e della meccanica quantistica. E' una duplicazione spaziotemporale dei voli. Un'esperienza sensoriale irripetibile. Lo stesso volo viaggia su due diverse dimensioni. Due dimensioni parallele. Il volo parte e atterra in orari differenti. Le particelle elementari del corpo dei viaggiatori si smembrano a Catania. Per poi ricomporsi a Linate. E' il primo passo verso il viaggio nel tempo. E' il nirvana fotonico. E' la rinascita quantistica.

Dicono che il prossimo premio Nobel per la fisica possa essere assegnato al management Alitalia. Io ne sarei orgoglioso. Speriamo. Chissà.

Esodi e gran escapadas.

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Sono rientrato a Milano. Da due giorni. Viaggi di settembre. Monaco. Dubai. Lipsia. Chiamo l'agenzia. Prenoto i primi voli. C'è un non so che di ironico. Prenotare voli per lavoro. Ad agosto. Quando tutti sono in ferie. Io invece son qui. Da due giorni.

Lavorare per l'Europa ha i suoi svantaggi. Devi adattare i tuoi tempi a quelli della gente della regione che segui. Prendiamo le ferie estive. Danesi e svedesi sono già al lavoro. Tutti. Le scuole stanno per iniziare. Il grande caldo è definitivamente terminato. L'autunno è alle porte. Ci vuole un maglione per fare due passi. In Germania hanno deciso di pianificare le ferie. Ogni regione ha un piano ferie differenziato. Le scuole chiudono e riaprono in un periodo definito dalla regione di appartenenza e tassativamente differente dalle altre regioni. Così a Dusseldorf si va in ferie a metà luglio. A Monaco a metà agosto. E non ci sono rischi di esodi. Sono tedeschi. Suvvia.

Italia e Spagna questo non l'hanno ancora capito. Ogni anno gli esodi e le gran escapadas intasano le autostrade iberiche e italiane. Pianificazione ferie. Che cazzo è la pianificazione. Ma che volete. Le vacanze le facciamo quando ci pare. Siamo italiani, noi.

E così io sono già al lavoro. Del mio gruppo gli unici ancora in ferie sono gli italiani. E gli spagnoli. I bavaresi stanno ormai per rientrare. Gli scandinavi sono ai loro posti da tre settimane. Ho evitato il grande esodo. In compenso devo consultare un indovino ogni volta che mi metto alla ricerca di una fottuta farmacia aperta. Lavorare per l'Europa ha i suoi svantaggi. O forse sarebbe stato sufficiente non vivere in Italia.

Si diventa grandi.

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Asia ha un anno. Un bel salto avanti. C'è poco da dire. Queste sono le foto della sua festa. Qui, via Flickr. Siamo in Sicilia. Sud della Sicilia. Profondo Sud della Sicilia. Il luogo ha un certo valore simbolico. E no, non stiamo parlando di Munch o Klimt. E neppure di Mallarmé. Almeno, credo.

Canarie bis. E anche tris.

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Eccole. Nuove foto. Asia e le Canarie. Lanzarote. Playa Blanca. Mare. Piscine (e cacche in piscina). Mercatini. (Un pò) di relax. Canibau e uccellinipio. Non che ci sia molto altro da fare, qui. Il fotoset completo, via Flickr.

Update. Terzo e ultimo fotoupdate. Domani rientro a Milano e poi ri-partenza per la Sicilia. L'intero fotoset è qui.

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