Oggi, trenta gradi. Cosa eccezionale, a Copenhagen. Cose così non si vedevano dagli anni trenta. O dai venti, chissà. In realtà c'è davvero caldo. Pochi uffici hanno l'aria condizionata. Considerato che il caldo fa la sua apparizione per una ventina di giorni l'anno. Al massimo. E così oggi l'afa si fa sentire.
Alle cinque i colleghi danesi sono distrutti dalla temperatura. Li vedi, boccheggiare. Per me si tratta di caldo secco sopportabilissimo - abituato all'invivibile microclima umidopadano. Vanno via, alle cinque e trenta. Rigorosamente in bici. Visibilmente provati.
L'aeroporto è nel caos. Il caldo ha fottuto i sistemi di smistamento bagagli. Non chiedetemi come. E così montagne di valigie ammassate svettano negli angoli meno remoti dell'aeroporto. I ritardi non si contano. D'altra parte, a ciascuno la sua croce. Malpensa va in tilt per pochi nanometri di neve. Qui tutto si blocca per una trentina di miseri gradi.
Arrivo a Linate. Caldo umido. Ma tutto funziona alla perfezione. A parte il fatto che non ci sono tassisti. Che poi non è così grave. La mia è una guerra personale, ormai. Le tariffe dei tassisti italiani sono vergognosamente più alte del più stronzo dei tassinari danesi. Dove la vita costa in media il dieci percento in più. Entro in auto. Condizionatore. Sedici. Quindici. Low. E sfreccio, tra le mille luci della fantasmagorica tangenziale est.
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