Le prime foto di Asia alle Canarie. Qui. Il fotoset. Via Flickr, naturalmente.
July 2006 Archives
Io vò. Tre settimane. Vacanze. Via da Milano. E dal caldo. g&f chiude i battenti per la pausa estiva. Via lontano. Un paese politicamernte europeo. Per geografia appartenente ad un altro continente. Spiaggie bianche e incontaminate. Resort. Cieli azzurri. E immenso amore. Paesaggi lunari. Coste disabitate.
La Groenlandia.
Ecco. Ora. Qualcuno ha voglia? Di spiegare alla Dottoressa Paola Nania di Radio24 che Beirut non è (non ancora, per lo meno) la capitale libica? E che non è Isdraele e non sono gli Isdraeliani ad attaccare il Libano?
Sono a Barcellona per uno di quei viaggi di lavoro di ventiquattr'ore - partenza la mattina all'alba e rientro la sera a ora di cena inoltrata - che fanno riflettere, fanno profondamente riflettere, sul concetto di sei fortunato, ah come sei fortunato, tu che viaggi così per lavoro. Dicevo, sono a Barcellona. Permanenza lampo. Taxi. Vado dall'aeroporto al Parc Tecnologic des Valles, che così si chiama perchè si trova a Cerdanyola des Valles, immagino, e si chiamerebbe probabilmente Parc Tecnologic Maderno se fosse nelle vicinanze di Cesano Maderno, ma qui siamo a Barcellona e preso il taxi scivolo nel traffico catalano delle novetrenta senza pormi altre domande sull'etimologia del nome.
Il Parc Tecnologic è una di quelle strutture tecnourbane come ce ne sono tante, ormai, in Spagna. Come ce ne sono tante, ormai, in tutta Europa, fatta la solita eccezione per la nostra Italietta. E non è ancora chiaro se la ragione è che i parchi ci stanno sui coglioni o se magari ce ne sbattiamo altamente della tecnologia.
E' bello. Tornare. Dopo un anno. Sestri Levante. Stessa spiaggia, stesso mare. C'è la signora coi baffi bianchi. La signora peperone. La bimba gigantesca. Il bagnino stanco. La gang delle mamme ligurolombarde. Gli stessi vecchietti con le stesse badanti. Le stesse famigliole comasche. La spianata. I lavori per la terza linea del metrò. La pizzeria sempre piena. La birreria sempre deserta. Bello. Tutto esattamente come un anno fa. Quest'anno c'è anche Asia. Sembra che l'acqua sia il suo elemento naturale. Mare. Piscina. Tutte le foto son qui, via Flickr.
Il rientro è stato sopportabile, fatta eccezione di un incidente con dieci chilometri di coda a Recco. Ordinaria amministrazione. Tutto poi è filato liscio. No. Quasi tutto. Al rientro a Milano, brutta sorpresa. Topo si è suicidato (foto, vietata ai minori, ai cuori sensibili e a gente con più di otto bypass). Lo abbiamo dimenticato a casa e non ha retto. Si è impiccato sul televisore, guardando la signora Fletcher. Già. Dovremo fare più attenzione, in futuro.
Sei a Monaco. Non importa perchè o come o quando. Tu sei a Monaco. Hai fame. Non venirmi a dire che hai appena cenato. No. Hai fame. Sei a Monaco e hai fame. Che fai. Ecco che fai.
Se vuoi goderti un pò di aria fresca e cibo bavarese, vai al Seehaus Beer Garden. Rilassante. C'è il parco col lagetto. Cibo bavarese. Birre a volontà. Eccolo. Via Flickr. Foto scattate dal sottoscritto.
Se invece hai nostalgia della tua Italietta e vuoi farti du' spaghi o un piatto di pennette, vai al Gattopardo. Non lo trovo su Google. Uno dei pochi ristoranti italiani come diocomanda in Germania. Lo trovi in Einsteinstrasse 127. Telefono 0894707255.
Sei a Monaco e hai fame. Che fai. Ecco che fai. Buona cena.
Può un campionato del mondo riunire un paese? Può un semplice campionato di calcio (di calcio, capite?) infondere ottimismo in un'intera nazione? Si. Risposta: si. Non lo avrei mai detto. Fino a ieri notte. Non parlo solo della nostra Italietta. Dobbiamo ancora digerire la vittoria. Renderci conto che è tutto accaduto, sul serio. A tre giorni di distanza dalla partita Germania-Portogallo, qui (sono a Monaco, Baviera) le bandiere tedesche non si contano. Auto. Edifici. Finestre. Balconi. Ristoranti. Pub. La gente è (sembra) allegra. Ottimista. Finalmente, dopo tante battaglie politiche e non, interne e non, il mondiale ha dimostrato che le cose possono anche andare bene. Che il paese può essere unito. Che il trend può cambiare [sembra quasi di parlare dell'Italia, pensa un pò].
E' la seconda volta che mi capita di assistere ad una situazione del genere. Bandiere. Un popolo unito e compatto. Più che mai. La prima, Stati Uniti. Situazione ben più tragica. Settembre duemilauno. Bandiere a stelle e strisce per le strade. Sulle auto. Anche tu (straniero) ti sentivi personalmente coinvolto. Oggi, per fortuna, i tedeschi non sono uniti contro un nemico comune, ma contro le divisioni interne ed un comune senso di pessimismo.
Stessa situazione in Italia. E Francia. Insomma, non l'avrei mai detto. Incredibile. Come un campionato di calcio può cambiare (anche temporaneamente) le sorti di una parte del mondo.
Campioni del mondo! Asia era visibilmente preoccupata (qui, dopo il rigore francese; qui, prima dei rigori; qui, si interroga sulle decisioni di Lippi). Invece tutto è andato per il meglio. E adesso toccal al PIL. Più zeropuntosei. Compriamo, gente. Diamoci ai consumi euforici. Non gettiamo fango sui guru dell'Economist.
Io, nel frattempo, faccio le valigie. Monaco. tre giorni. Ultimi viaggi. Prima delle vacanze estive.
Il tifo, quello duro, si prepara. Alla finalissima. Rispediamo i Franchi a casa! Anche Asia è pronta. Eccola. Qui, su Flickr. Forza Italien! Forza Azzurren!!!
I tassisti, in fondo, mi sono simpatici. Ricordo del tassista iraniano, a Austin, Texas, che mi raccontò la vita della propria famiglia e della sua fuga negli Stati Uniti e dei problemi di integrazione. Durante il tragitto Hotel-Aeroporto. Da scriverci un libro. E ricordo la delusione del tassita spagnolo - la sua nazionale aveva appena perso gli Europei (erano gli Europei?) contro la Francia. Mentre mi scarrozzava da Barajas alla Gran Via. Cercai di consolarlo con una buona mancia.
I tassisti milanesi un pò meno simpatici lo sono. C'è chi dice che siano delle gran teste di cazzo. Io non sarei così drastico. Diciamo che non si fanno voler bene.
In qualità di frequent flyer Lufthansa (oltre che Alitalia, Delta, eccetera) ho pensato di aderire all'offerta MasterCard Gold. Che permette di beccarti la bellezza di tremila miglia in men che non si dica. E che converte le tue spese in crediti - un miglio per ciascun euro speso. Niente di speciale. Lo fanno tutte le compagnie aeree. Alitalia, ad esempio, ha accordi con American Express.
La MasterCard gold Lufthansa è gestita da Unicredit. Inizio a compilare il modulo di richiesta. Dal design tabellare giurassico. Abituato a Fineco, che volete. Poi mi blocco. Scelta estratto conto. Cartaceo. E cartaceo. E cartaceo. Insomma, sono obbligato a pagare per l'estratto conto e non posso scegliere altro che l'estratto conto postale. Badate, nel duemilasei. Con la rivoluzione informatica e internet e webduezero alle porte e tutto questo genere di cose. Anacronistico.
Chiamo Unicredit. Resto in attesa dieci minuti buoni - e inizio a chiedermi se un servizio del genere soddisfa le mie aspettative. E no, non le soddisfa per un cazzo. Metteteci pure il fatto che la musica d'attesa è Tarzan Boy Ooooh Ooooh e capite quanto la mia volonta di continuare con la MasterCard crolli da un dieci pieno (generato dai tremila punti guadagnati senza colpo ferire) a due meno meno (causato dall'obbligo dell'estratto conto pleistocenico). Poi risponde. Raffaella. E mi conferma che non ho scelta. Le dico che la scelta ce l'ho: non richiedo più la MasterCard.
Oggi, trenta gradi. Cosa eccezionale, a Copenhagen. Cose così non si vedevano dagli anni trenta. O dai venti, chissà. In realtà c'è davvero caldo. Pochi uffici hanno l'aria condizionata. Considerato che il caldo fa la sua apparizione per una ventina di giorni l'anno. Al massimo. E così oggi l'afa si fa sentire.
Alle cinque i colleghi danesi sono distrutti dalla temperatura. Li vedi, boccheggiare. Per me si tratta di caldo secco sopportabilissimo - abituato all'invivibile microclima umidopadano. Vanno via, alle cinque e trenta. Rigorosamente in bici. Visibilmente provati.
L'aeroporto è nel caos. Il caldo ha fottuto i sistemi di smistamento bagagli. Non chiedetemi come. E così montagne di valigie ammassate svettano negli angoli meno remoti dell'aeroporto. I ritardi non si contano. D'altra parte, a ciascuno la sua croce. Malpensa va in tilt per pochi nanometri di neve. Qui tutto si blocca per una trentina di miseri gradi.
Arrivo a Linate. Caldo umido. Ma tutto funziona alla perfezione. A parte il fatto che non ci sono tassisti. Che poi non è così grave. La mia è una guerra personale, ormai. Le tariffe dei tassisti italiani sono vergognosamente più alte del più stronzo dei tassinari danesi. Dove la vita costa in media il dieci percento in più. Entro in auto. Condizionatore. Sedici. Quindici. Low. E sfreccio, tra le mille luci della fantasmagorica tangenziale est.
Copenhagen. Qui, oggi, mi dicon tutti congratulations. Come se avessi segnato io. La partita l'ho vista in danese. Ieri. La tivvù tedesca è troppo di parte. Kamoranesi. Telpiero. Toti. Kroso. Per lo meno i danesi pronunciano i nomi come si deve. Fine partita. Rete tedesca. Piangono. Un popolo distrutto. Interviste. Commenti. C'è pure Pelè. Danke, danke Pele. Italien. Boh. A Eurosport Channel dicono che la partita è stata very well balanced. Che Canafaro è un master in defence. Che noi segniamo sempre all'ultimo minuto. E poi si scivola sulle retrocessioni. Juve. Fiorentina. Capello. Ma che volete. Siam fatti così.
Nessuno esulta, qui a Copenhagen. Niente bandiere. Niente cortei. Che noia. Geco6 mi invia un essemesse da Dortmund. Aveva un meeting proprio ieri. Clienti. Si. Figuriamoci. A Dortmund. Un meeting coi clienti a Dortmund. Proprio a Dortmund. Ma vi rendete conto. Ma a chi la da a bere.
E adesso fateci vincere 'sti cazzo di mondiali. Che abbiam bisogno dello zeropuntosei di PIL (Nota: secondo esperti economisti, l'euforia generata dalla vittoria farebbe ripartire i consumi e genererebbe un aumento del PIL pari allo 0.6). Fateci vincere, suvvia. L'economia portoghese è comunque fottuta, da un pezzo. La Francia ha ancora casini coi precari. Ne abbiamo bisogno noi dello zerosei. Fateci vincere 'sta benedetta partita. Ma ve l'immaginate la faccia del signor [innominabile] se dovessimo vincere. I mondiali. Fuori dalla sua legislatura. Non se lo perdonerebbe. No. Mai. Chiederebbe la retroattività. Chissà.
Sostengono i Danesi che l'acqua del Baltico sarà pure un pò freddina - tra i quindici e sedici gradi in pieno solleone estivo - ma che gli standard di pulizia sono in assoluto i più alti d'Europa. Sostengono i Danesi che è bello andare in spiaggia da queste parti. E che anche a pochi chilometri dal porto di Copenhagen non ci sono mai stati problemi di inquinamento. Sostengono i Danesi che da anni un tale caldo non si abbatteva sul paese (ventotto gradi) e che andare in spiaggia in queste settimane è pertanto una cosa favolosa. Sostengono i Danesi che l'acqua è fredda solo per i primi venti minuti. Poi il freddo passa e si sta benone a mollo. Sostengono i Danesi che i bimbi si divertono da matti qui in spiaggia. E che è sufficiente osservare le loro labbra. Quando diventano blu è forse il caso di tirarli fuori dall'acqua (i bimbi, non le labbra).
Sostiene giusec che lui ha freddo pure a Sestri Levante a metà Agosto. E che l'idea di sopportare venti minuti glaciali al largo di Copenhagen non gli è mai passata neppure lontanamente dai più remoti meandri del suo mediocre cervello.
A proposito della rivolta dei tassisti. Io sono stanco. Di dover pagare trenta euro per un percorsino di pochi kilometri. Da casa a Linate. O da Gallarate a Malpensa. Trenta Euro. Meno di dieci kilometri. Conviene quasi andare in auto e parcheggiarla lì. Nonostante le tariffe dei due Aeroporti. O noleggiare un elicottero e farsi portare a destinazione. Come fa il signor [innominabile]. Conviene, mi sa.
Sono stanco. Si. Soprattutto quando penso che con trenta euro a Barcellona faccio il giro della città. A Monaco viaggio per una trentina di chilometri. A Copenhagen mi sposto dal centro alla periferia. A Milano invece no. Meno di dieci kilometri e puf. Trenta euro. Io sono stufo.
Scioperi a oltranza? Bene. Chi se ne fotte. Non prenderemo più taxi in Italia. Useremo le nostre, di auto. Possiamo sopravvivere. Già. E si vada avanti con la liberalizzazione. A meno che qualcuno non spieghi chiaramente perchè le tariffe di Milano debbano essere doppie o triple di quelle (medie) europee.
Apdèit. Alba. Milano. Sto per partire. Linate. Copenhagen. Ieri Viale Forlanini bloccato dai tassisti rivoltosi. Io vado. Armato. Di Canon Ixus 750. Come andrà a finire. Vedremo.




