Tra una settimana, il referendum. Oggi oscurato dall'uno-a-uno tra Italia e StatiUniti-Sudamerica- MedioOriente-Irlanda (cos'era la squadra americana se non un melting pot di razze, poco o per nulla americane?). Gli schieramenti sono chiari. Le intenzioni di voto, anche. Il signor Ciampi spiega i perchè del suo no. Il signor Bossi spiega i perchè del suo si. E conferma la necessità di un ricorso a vie non democratiche in caso di vittoria del no. Il signor Bondi afferma poi che il vero pericolo per la democrazia non è certo la Lega, ma chi, senza neppure una piena legittimazione elettorale e politica, usa l'Italia come un bivacco per i suoi manipoli (uh?).
L'unico è lui. Solo il signor [innominabile] non fa affermazioni sulle ragioni del suo voto. Meglio, intervistato a Canale5 afferma che bisogna votare si perchè la sinistra vota no. Il che mi pare comunque un'ottima ragione. Poco erudita, ma pur sempre una buona ragione.
D'altra parte il signor [innominabile] ha sempre avuto fortuna coi referendum. Lui stesso affermò al New York Times c'è stato un referendum nel quale agli Italiani è stato chiesto se io dovessi vendere o meno le mie televisioni e loro hanno detto no. Era il dieci di maggio del duemilaetre. Che non abbia fortuna ancora una volta? Vedremo.
Nota. In realtà quel referendum non c'è mai stato. Nel novantacinque si votò infatti sulla privatizzazione della RAI e sugli spot durante i film in tivvù.
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