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Oggetto: voli di linea di almeno sette-otto ore. Per altri tipi di voli – intendo dire, per destinazioni come Olbia, Capodichino o Cesano Maderno: hai sbagliato blog. Qui si parla di voli transoceanici, baby. Transcontinentali. Transiberiani. Trans.

Istruzioni. Nonostante il dettaglio delle spiegazioni, il post in genere non funziona se:
- sei un pascià;
- sei il figlio o la moglie del pascià;
- appartieni, anche lontanamente, alla famiglia del signor Ryan (quello di Ryan Air);
- hai un qualche tipo di parentela con i CEO di Fortune 500.

Volare in Economy e stare comodi come un pascià. E’ un modo di dire, naturalmente. Se puoi andare in business, vai. L’azienda ti paga il biglietto? Vai. Sei Piersilvio Berlusconi, figlio dell’innominabile? Vai. Sei figlio di Vittorio Emanuele di Savoia? Non andare. Meglio che tu ti faccia rintracciare, di questi tempi. Se però non sei Piersilvio, e neppure Ema Fili (nickname del principe) e se l’azienda piuttosto che pagarti un viaggio in business è disposta a saldare gli straordinari degli ultimi tredici anni, beh, allora fidati, questo post potrà tornarti utile.

Sei in Economy. Hai davanti a te un viaggio di dieci ore. Stati Uniti, ad esempio. Chicago. Atlanta. Chattanooga. Che fai. Chiedi un posto corrispondente alle uscite di emergenza. Ci sono otto posti disponibili. Vanno a ruba. In genere si tratta di posti bloccati, che si sbloccano la mattina della partenza. Per sbloccarlo hai due vie. 1. convinci la signorina al check-in. Come. Lo si vedrà tra poco. 2. sequestri la signorina al check-in, spari a salve sulle guardie, minacci di suicidarti bevendo il cappuccio del bar di Malpensa e poi dici che hai scherzato e che farai finta di niente se ti fanno avere un posto in corrispondenza dell’uscita di emergenza.


Se hai scelto il punto uno (fortemente consigliato dal sottoscritto), ci sono un paio di richieste da parte della compagnia aerea che dovrai soddisfare. Anzitutto l’inglese. Devi capire l’inglese, l’americano, il dialetto della zona Est di Atlanta e lo slang ispanico di San Antonio, Texas. E’ fondamentale capire – e bene – le hostess. In caso contrario potresti iscriverti ad un corso presso il Wall Street Institute e riaffacciarti al blog tra sei mesi. Bye bye. Se invece te la cavi con le lingue, allora passi al punto successivo. Devi essere disposto a sacrificarti per aiutare i passeggeri in caso di incidente. E qui le cose si complicano. Ma se sei un animo gentile pronto ad aiutare il prossimo, anche questa è fatta. E ti aspetta la prova più terribile. Devi passare per i corridoi gridando cofi-tì cofi-tì pasta or cicchen? servendo ghiaccio con una goccia d’acqua.

Superata anche l’ultima terribile prova, ci siamo. Il posto all’uscita di emergenza è tuo. Per tutta la durata del viaggio. E starai comodo come un pascià. Allungherai le gambe all’inverosimile. Io l’ho fatto per un anno. Con Delta funziona a meraviglia. Con Lufthansa entra in gioco la variabile tedesco. Con Emirates è un casino quando devi girarti verso la Mecca.

Ma tant’è. Vale la pena provare. Non lasciatevi scappare i posti di emergenza. Sono ricercatissimi. E fatemi sapere. Com’è andata.

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