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May 2006 Archives

Verso Ovest.

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Da undici anni viaggio da e per gli Stati Uniti. All'inizio una volta l'anno. Pressappoco. Adesso con una frequenza quattro volte maggiore. Prima il Texas. Adesso la California. Ci vado sempre volentieri, da quelle parti. L'Orange County, poi, è un sogno, in primavera. Anche il signor Silvio Berlusconi ci andava volentieri. Spesso, no. Problemi di lingua, forse. Inglese, lingua a lui sconosciuta. Ma volentieri, si. Certo, questo mi ha causato qualche problema. Ha causato a tutti noi qualche problema. Quando vado all'estero - sono parole di Eco - tutti mi battono una mano sulla spalla per farmi coraggio. La tortura è ormai finita. Cinque anni, ma è ormai finalmente finita.

Orange County. Los Angeles. California. Mi piacerebbe tornare a New York, un giorno. Non vado dal duemila. Da prima della tragedia. Quella che il signor Silvio Berlusconi così minuziosamente descrisse, due anni fa.

(...) e vorrei qui ricordare l'attacco del comunismo alle Due Torri.

Era il ventuno Maggio duemilaquattro. Washington. Una serata di gala con George Bush. Ed un pubblico semplicemente esterrefatto.

Crashing g&f.

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EmmetiSembra che l'infallibile MT tredue e di conseguenza g&f siano andati temporaneamente in tilt. Qualcosa a che fare col dbase. Nulla è andato perso, ma l'ultimo post sembra ripetuto all'infinito. Impossibile rimuoverlo dalla shell di MT. Indelebile. Come il signor Silvio Berlusconi dal panorama politico Italiano. Interessante, comunque. Direi.

Ora, se qualcuno ha la più pallida idea di come fare a rimettere il post a posto (sembra un gioco di parole, ma vi assicuro, non lo è), mi scriva. Please. Nel frattempo stiamo lavorando per voi (è la solita frase di forma, in realtà me ne sbatto).

Apdèit (update). Scoperto l'arcano. Lo spazio web del mio server virtuale era esaurito. E facendo il rebildone (chi conosce MT sa bene di cosa diavolo sto parlando) alcuni post sono andati rovinosamente in tilt. Resta la questione di come sbattere via il post indelebile. Help. Dimenticavo. Per recuperare i vecchi post pigiate sui link del calendarietto a fianco (mi rendo conto di aver appena suggerito una soluzione tecnologicamente imbarazzante, ma tant'è, non mi viene in mente altro di accettabile).

Venduta!

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Ad un mese dalla messa in commercio, Grotta 1.0 [*] è stata venduta. Sorry, andata. D'altra parte, vi avevo avvertiti. Capite. Grotta 1 era in vendita. Insomma, Grotta 1, mica Villa Certosa. Il trasloco da Grotta 1 a Grotta 2.0 è adesso previsto per Febbraio. Se volete approfittarne per visitare Grotta 1, questi sono dunque gli ultimi mesi. Potete prenotare visita tramite g&f o inviando un'email al Ministero dei Beni Culturali.

[*] Per i non assidui frequentatori di g&f. Dicesi grotta il locale del proprio appartamento dove si è soliti passare ventitrè ore al dì, senza mai venirne fuori se non per cibarsi e per espletare altri bisogni umani primari (da qui, grotta). La Grotta è per definizione ipercablata, supertecnologica e luogo di oscure attività di hackeraggio telematico. Una panoramica di grotte è rintracciabile su Flickr, qui.

Aggiornamento. A proposito di transazioni immobiliari. Questo (Khalla.it) è un bel sito di annunci immobiliari gratuiti, appena sfornato da un gruppo di bloggers meneghini. Dategli un'occhiata, magari riuscite a trovare la vostra Grotta 3.0.

Asia e Milano.

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Asia ha quasi dieci mesi ormai. Vive a Milano, ma lei questo non lo sa. A lei importa che ci siano dei parchi, alberi, giardini. E poi giostrine, altalene, spazi protetti. Esattamente ciò che a Milano oggi manca. E che continuerà con molta probabilità a mancare, chiunque vinca le elezioni (la signora del disastro della scuola italiana o il suo sfidante).

Qui l'ultimo fotoset di Asia e Milano. In particolare, qui Asia disbosca i Giardini di Palestro. E qui scalfisce il tavolino del celeberrimo designer al Coffee Design della Triennale.

Ritornerò.

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Interessante. Interessante che nessun quotidiano italiano ne parli. Trovate però la notizia sui comunicati delle maggiori agenzie stampa e sui media internazionali. Il signor Silvio Berlusconi ha inviato una lettera ad alcuni capi di governo mondiali. Per accomiatarsi? Figuriamoci.

Reuters - Italy's former prime minister Silvio Berlusconi has written to heads of government around the world telling them he hoped to be back in office soon after a probe into alleged irregularities during last month's election.

E cosa ha scritto di bello, se è lecito?

Dear XXX, after five years I am about to resign as head of the Italian government. This has been an unprecedentedly stable period for the Italian Republic, which has allowed me to pass important modernising reforms and to develop a particularly important and positive experience in relations with colleagues from other European countries. As you probably know due to the particular Italian electoral system, despite my personal success (Forza Italia is far and away the largest Italian party), the coalition that I lead came first overall in votes but is a minority in terms of parliamentary representation. As leader of the opposition I represent 50.2 pct of the country and I hope to return quickly to government once the more than 1.5 million annulled votes have been checked. I thank you for the friendly relationship we created and I asure you that I will continue to follow with great interest your engagement for [your country] and for Europe - concluded Berlusconi - I hope that you and your government has every success and I remain at your disposition to work together for Italo-[your country] relations and for a future of European peoples based upon the ideals in which we both believe. I remind you that you have a friend who wishes you well. A big hug, Silvio.

Ecco. A dir poco imbarazzante. Per l'Italia. Ma, soprattutto, per i suoi allibiti colleghi di coalizione.

In caso di negato imbarco e cancellazione del volo, se il vettore aereo viola le rispettive disposizioni, oppure non provvede a versare la compensazione pecuniaria ai passeggeri, così come stabilito dall’art. 7 del Regolamento, è punito con una sanzione amministrativa da diecimila a cinquantamila Euro. Con lo stesso importo è punito il vettore che non presta la dovuta assistenza a persone con mobilità ridotta o con esigenze particolari, come per esempio bambini non accompagnati.

Eppoi.

In caso di ritardo prolungato invece, se non vengono rispettate le disposizioni dell’art. 6, la sanzione va da un minimo di duemilacinquecento ad un massimo di diecimila Euro. La medesima sanzione è prevista anche nei casi in cui il vettore non adempia agli obblighi informativi previsti dal suddetto Regolamento.

Quest'estate preparatevi. Stampate le nuove norme quando siete in viaggio. Minacciate di sporgere denuncia all'ENAC. E, in caso di inadempienze, colplite. Senza pietà.

Febbre da Mondiali.

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Monaco. Quella tedesca. Chissà perchè i linguisti italiani hanno voluto confondere le cose. Non sono nel Principato. München. Baviera. Un tripudio di bandiere tedesche. Già all'aeroporto. Foto della nazionale. Loghi tripalluti dei mondiali. La Germania si prepara al grande evento. Le frontiere si chiuderanno. Per sicurezza. Il trattato Shengen verrà messo in disparte per due mesi. Per filtrare gli hooligans, si dice. Torneremo a mostrare il passaporto. Per un mondiale di calcio. Pensa un pò. L'allenatore della nazionale tedesca, un certo Klinsmann (un certo lo aggiungo io, che non capisco una mazza di calcio. Per voi sarà una leggenda vivente, come minimo), mi dicono che viva inspiegabilmente in California anche durante il ritiro della nazionale. E questo ha generato discussioni e interrogazioni parlamentari.

However, the 41-year-old coach has received criticism for ‘commuting’ from his home in California and when his side slumped to a demoralising 4-1 reverse in Italy in March ths year those voices grew louder.

Politica. E' passato un solo mese dalla caduta del governo del signor Silvio Berlusconi, e noto già un'attenzione diversa nei confronti del Belpaese. Per lo meno, hanno smesso di prenderci per il culo. Our parlament is like a theatre. Nothing compared to your former parlament and prime minister, months ago. Adesso però le cose sono cambiate, rispondo. D'altra parte, come biasimarli. Ma vi rendete conto. Un popolo così pragmatico. Cosa avrà mai potuto pensare delle uscite del signor Silvio Berlusconi. Così. Tanto per rinfrescarci la memoria.

Grotta 2.0. Esterni.

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Prime foto della Grotta 2.0. Esterni. L'intero fotoset è qui. Via Flickr. Con uno scoop sulla dimora del protagonista di Blade Runner.

Sempre a proposito di MBA. E a conferma della mia affermazione (vedi post precedente, qui) se infine cercate riconoscimento internazionale, beh, allora avete un'unica scelta: SDA Bocconi, beh, eccovi un bell'articolone del Financial Times. Fresco di stampa. Che ne tesse le lodi. Unica Business School italiana presa in considerazione.

(...) to internationalise the school, the board has ruled that 50 per cent of faculty appointments have to be “international”. That is, 50 per cent of new faculty have had to study outside Italy, even if they are Italian citizens.

e ancora:

As part of the school’s plan to increase its international reach, it is launching a number of masters degrees with non-Italian business schools: HR management with Rutgers in the US; marketing and sales with Esade in Spain and Cornell in the US; and technology, possibly with Fudan in Shanghai.

L'articolo completo è qui.

Cosa resta del Berlusconismo. Cosa. Cinque anni. Per gli Italiani. Per noi, intendo. Cosa resta del governo delle libertà. Quante libertà abbiamo guadagnato, in questi cinque anni. Il governo della riduzione delle tasse. Il governo del benessere. Quanto è cresciuto il vostro potere di acquisto in questi ultimi cinque anni. Vivete meglio. Avete una maggiore fiducia nel futuro. Quanto siete riusciti a risparmiare.

Lui si, che ha risparmiato. E parecchio. Ricordate? Quando entrò in politica, il signor Silvio Berlusconi era sull'orlo del fallimento: debiti per sei mila miliardi. L'amministratore delegato Franco Tatò (racconterà Dell'Utri) ripeteva: Cavaliere, dobbiamo portare i libri in tribunale. Lui invece porta l'azienda nello Stato. I debiti spariscono con la quotazione di Mediaset in Borsa nel '96 (autorizzata dalla Consob nonostante le centinaia di miliardi di fondi neri emersi dalle inchieste milanesi).

Mediaset, anche grazie al recupero di punti preziosi d'ascolto sulla declinante Rai berlusconiana, rifiorisce. In un'economia stagnante e in una congiuntura negativa in tutto il mondo per le aziende tivvù, fa eccezione proprio Mediaset. Che nel 2004 tocca cinquecento milioni di utile netto e un aumento della raccolta pubblicitaria del nove percento: i migliori risultati dal '96 (da allora il titolo è lievitato del 187%, mentre in tutto il resto d'Europa le azioni del comparto tv scendevano del 4%). E, domanda, quanto risparmiava, lui? Di quanto aumentava il suo potere di acquisto.

125 milioni. Rismarmio fiscale Fininvest anni novanta. Grazie a un' interpretazione ad hoc della Tremontiuno fornita dallo stesso ministero, fa passare per nuovi investimenti l'acquisto di film non nuovi e già posseduti da società del gruppo, per giunta a prezzi gonfiati secondo le ultime inchieste milanesi. Con questa manovrina si aggiusta patrimonio della nuova Mediaset in vista della quotazione. I magistrati, ovviamente di sinistra, parlano di quotazione in borsa con "falsa rappresentazione della consistenza patrimoniale".

162 milioni. Cifra sottratta al fisco dal condono 2003 Mediaset : il signor Silvio Berlusconi aveva spergiurato "Mai le mie aziende utilizzeranno il condono".

Africa. L'Aggregator.

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Regalo. Questa è la raccolta dei post scritti durante il recente viaggio in Africa. Utile per pianificare un viaggio in quest'area del pianeta, sognare di visitarla un giorno magari non troppo lontano, trasferirsi se si è stanchi della vita metropolitana in tangenziale o semplicemente per dare un'occhiata a quanto è diverso lo Swaziland da Villa Certosa del signor SilvioB.

Swaziland

  • Il Regno del signor Mswati III [link]
  • In Swaziland [link] - Cibi Swazilandesi [link]
  • Swaziland - Fotoset [link]
  • Mbabane, Swaziland [link]
  • Sukuma Yimpilo Yakho [link]

South Africa

  • Verso Johannesburg [link]
  • Johannesburg [link]
  • Johannesburg: il fotoset [link]

Fotoset del viaggio.

MBA. Una scelta di campo.

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Di MBA ho parlato spesso. Su g&f. Forse troppo. Forse.

Qui, ad esempio. Con una guida ragionata alla scelta dell'MBA. Un anno fa. O qui, con gossip sui party mondani di SDA Bocconi.

Mi si chiede spesso quale MBA scegliere. In Italia. Amici. Conoscenti. Lettori di g&f. Gente che il fato (avverso, direte) ha fatto imbattere nel blog. g&f appare infatti in pole position su Google alla voce "MBA Italia"). Mi si chiede, dicevamo, quale scegliere in Italia. E se vale la pena sceglierlo. Interrompendo la carriera lavorativa. O per rifugiarvisi per qualche anno (uno per il Full-time, due per l'Executive). Ora, non credo di poter dare suggerimenti per una scelta così impegnativa. Posso dirvi ciò che ho fatto - e che rifarei.

Vale la pena? Si. Stop. Torniamo alla mia esperienza: pur di frequentare l'MBA SDA avevo deciso di rifiutare un'offerta lavorativa . E lo rifarei. (L'offerta si è ripresentata due anni dopo, by the way). Quale scegliere? Le cose si complicano. Se la scelta è legata ad una voglia di crescita personale-professionale non legata a ranking e riconoscimenti, allora scegliete la business school (seria) più vicina a casa. Se cercate riconoscimento nazionale, orientavi su SDA Bocconi, MIP, Luiss e poche altre (Trieste, Bologna solo per citarne alcune). Se infine cercate riconoscimento internazionale, beh, allora avete un'unica scelta: SDA Bocconi. Se poi i contenuti dell'MBA SDA abbiano fully soddisfatto le mie aspettative, questa è un'altra storia. E non credo che questo post sia il luogo adatto per discuterne.

Ecco gli ultimi ranking internazionali, via Financial Times. Quelli di BW saranno invece disponibili solo nel 2007, qui.

Linguaggi. E prospettive.

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Scena uno.
Roma. Cena. Casa di amici. Bimbi. Tre, quattro anni. Una di loro, piccola, biondina, si avvicina. Anche il padre.

- V., saluta giusec
- Ciao
- V., sai che giusec e sua moglie sono venuti a trovarci da Milano?
- Ah. Ma allora devo salutarli in inglese?

Scena due.
Casa. Pranzo con amici. Due bimbi trovano una copia dell'Economist e iniziano a leggere un articolo.

- "....running out..." (i bimbi leggono così com'è scritto)
- si pronuncia ranning aut, è inglese...
- ma allora se è inglese perchè lo scrivono in Italiano?

Scena tre [da EI].
- Bimba: "Ma di che razza è questo cane?"
- EI: " beh, è un West highland white terrier"
- Bimba: "Ma allora abbaia in inglese?"

Guide di viaggio. E due.

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A proposito della g&f guide (vedi post precedente, titolo ancora da definire, baby) i paesi trattati saranno quelli nella lista in basso. Domanda. Che fare se la propria meta non è inclusa? Qualche suggerimento. Direttamente dall'autore della guida (il sottoscritto).

1. cambiate meta. Cancellate tutte le prenotazioni e riniziate tutto daccapo;
2. aggiungete alla vostra meta anche una delle mete descritte, così almeno il 50% del viaggio è coperto;
3. barattate la vostra meta con qualche parente o amico che casualmente ha prenotato una delle mete incluse.

Ed ecco un mini-estratto dal sommario.

Guide di viaggio.

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State riflettendo su dove andare in vacanza. Cesenatico, Fuerteventura o Machu Picchu. Prenotate sempre all'ultimo minuto. Vorreste andare in Feltrinelli ad acquistare una guida di viaggio. Tante guide. E poi scegliere dove andare. Basandosi per lo più sulle copertine e le foto dei pub più interessanti.

Aspettate. g&f sta preparando una sopresa. Sarà pronta tra un paio di settimane. Frì of ciarg.

g&f runs MT tredue.

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EmmetiQuando si dicono i miracoli. Stamane tutto funziona alla perfezione sotto Firefox (vedi nota post precedente). Come se MT si fosse (graficamente) autoadattato. Selflearning? Vai a capire.
In compenso la shell di configurazione di MT tredue sembra molto più lenta della precedente. E capita che a volte vada in crash quando provo, ad esempio, ad eliminare trackbacks o eseguire l'unpublish di alcuni commenti. Per lo spam invece è un portento. Non se ne salva uno. Anche due miei commenti sono caduti vittime di SpamLookup.

Vabbeh, ma che vi vado a raccontare alle otto del mattino. Dico io.

Chi ha progettato l'aeroporto di Frankfurt-Francoforte doveva essere un pazzo furioso in preda a sindrome psicopatica. Francoforte è il primo aeroporto d'Europa, per numero di passeggeri. Viene dopo le megalopoli aeroportuali di Hong Kong, Chicago, Atlanta, Osaka. Però è il primo d'Europa. Malpensa in confronto è un monolocale.

Ebbene, chi l'ha progettato non doveva essere in pieno possesso delle sue capacità mentali. Arrivi al B18 e devi ripartire dal B19. Fantastico, pensi. A due passi. Proprio a fianco. Ho tutto il tempo per arrivare al gate. Faccio un salto e puf, sono al B19.

Sbagliato. Niente di più sbagliato. Arrivi al B18 e per arrivare al B19 devi. In ordine.

• Passare dal controllo passaporti (se arrivi da paesi fuori Euro. E, in genere, a Francoforte ci si arriva da/per paesi fuori Euro);
• Attraversare il corridoione psichedelico al neon multicolore di circa otto chilometri;
• Distrutto, bisogna prendere l'ascensore. Hai capito bene. L'ascensore. Come a casa. A che piano va lei signore? Al quarto. Bene. Prendi l'ascensore.
• Rismazzarsi il controllo bagagli coi gendarmi tedeschi che non parlano altro che tetesko. Il che poi è assolutamente ridicolo, visto che a bordo i signori Lufthansa ti forniscono coltello e forchetta di metallo. Afere foi coltello o oggeti taglienti?. Qui, no. Me li danno a bordo.

E così arrivi al B19. In tutto il resto del pianeta avresti fatto due passi e puf, eccoti al B19. Qui a Francoforte no. Sarà interessante adesso vedere cosa accadrà in periodo di mondiali di calcio. Ascensori intasati. Corridoione psichedelico inattraversabile. Io me ne terrò alla larga. Fatelo anche voi.

Johannesburg: il fotoset.

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Eccola. Questa è Johannesburg. Downtown. Meglio, quel poco che sono riuscito a vedere. E questo è il fotoset completo dell'intero viaggio in Swazi e Sud Africa. Ormai son qui. A Milano. Con il celeberrimo Mal d'Africa (che ho scoperto poi essere causato da 1. Dieci ore di volo filato; 2. uno Shiraz riserva 2001 degustato prima della partenza; 3. due birre bevute a bordo).

Sukuma Yimpilo Yakho.

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Che poi significa Always use a condom. Visto dappertutto per strada in Swazi e South Africa. Questo l'ho immortalato nella megalopoli Mbabane.

Mbabane, Swaziland.

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Mbabane è la capitale dello Swaziland. Mi dicono che il nome del paese ricordi Switzerland. Volutamente. Vista dalla strada che porta in Sud Africa, le valli Swazilandesi sembrano una piccola Svizzera. In realtà, Swazi è una delle tante tribù. Non ho ben capito quante ce ne siano. Almeno una ventina. Tutte concentrate in un microfazzoletto di terra fagocitato dal Sud Africa.

La città ha cinquantamila abitanti. Poco meno di Sassuolo. Quanto Cernusco sul Naviglio. C'è poco da vedere, in realtà. Fatta eccezione per i cartelli "Use Condoms" e "la TBC può passare, se curata per almeno sei mesi" o anche "Il nostro Re è meglio del signor Silvio Berlusconi" e altre simpatiche cose di questo genere. Il re vive da queste parti. A pochi chilometri da Mbabane. E' un signore cicciottello col pizzetto, i capelli grigi ed un innumerevole quantità di mogli. Ha anche alcune fidanzate, mi si dice. Beato lui.

Qui ci si viene per i resort. Per i safari. Per i parchi. Non certo per vedere la città o il signore cicciottello multiammogliato. Il periodo migliore è l'inverno. Venti-venticinque gradi. Secco. Niente umidità. Niente insetti. Niente malaria. Perfetto. Nonostate tutto vale la pena fare un salto a Mbabane. E' sempre costruttivo passare un pò di tempo in queste paleocittà, così diverse dai modelli a cui noi (occidentali) siamo abituati. Non molto. Si. Mezz'ora. Il tempo di prendere una coca, fare attenzione alla TBC e proseguire il viaggio.

Johannesburg.

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Johannesburg è una delle città più pericolose del pianeta. Parliamo di un paese non in guerra. Non facciamo paragoni con Kabul o Bagdhad. Altra storia, quella. Qui la criminalità impera. Imperava, meglio. La situazione adesso è migliorata. Alla fine degli anni novata, Johannesburg era considerata la crime capital of the world. Oggi centinaia di telecamere a circuito chiuso controllano Downtown. Circa quattrocentomila (avete capito bene, non è un errore) guardie private proteggono le società con sede in Downtown. La criminalità è scesa così dell'ottanta percento negli ultimi tre anni.

Nonostante tutto mi sconsigliano di andare in centro. Mattina è OK, ma c'è poco da vedere, mi dicono. Dopo il tramonto meglio non essere soli. Ergo: inutile andarci. Le persone che lavorano per la mia azienda vivono in case recintate. No. Mica normale. Intendo dire: mura e sopra le mura di cinta il filo spinato. Non mi sembra che sia normale, questo.

Eppure Johannesburg sta rinascendo, lentamente. Ci vive un interessante melting pot di razze. Bar e locali spopolano. Il business rinasce. Già. Ma è sempre consigliabile non aggirarsi per Downtown dalle sei del pomeriggio in poi.

Verso Johannesburg.

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Si riparte. Domattina. Johannesburg. Cosa ricorderò dello Swaziland. Che si muore di AIDS come in nessun altro paese del mondo. Che il cibo è divino. Che il coccodrillo è più delicato dell'impala. Che Nando Gatti deve essere un gran figo. Che una connessione wi-fi per quattro ore costa centocinquanta rand. Che poi significa trentacinque euro. Ergo, uno swazilandese dovrebbe spendere più della metà del suo stipendio mensile per quattro ore di connessione Internet. Che gli swazilandesi non sanno cosa sia la libertà. Ma sono felici, dopotutto. Che i sudafricani non sono politically correct (ma sono divertenti, by the way). Che le stelle dell'incredibile cielo di Swaziland mi ricordano quelle di Cuba.

Che vale la pena vivere. Anche un solo giorno in più. Per viaggiare. Per il Sud del mondo. Evitando possibilmente il (noioso) Occidente.

Africa. Swaziland. Conferenza. Software. Su circa trecento delegati, quindici sono internazionali. Se per internazionali intendiamo i non nativi del continente Africano. Una cinquantina provengono dagli altri stati del Continente: Zimbawe, Mozambico, Nigeria. E così via. Gli altri, tutti Sudafricani.

Dei quindici internazionali, sempre definendo gli internazionali come non-africani, otto sono nordamericani. USA, per lo più. Gli altri sette europei. E arriviamo a noi. Tre degli europei sono italiani. Un francese. Un danese. Un finlandese. Uno svedese. Stop.

I tre italiani - e tra i tre italiani possiamo contare anche il sottoscritto - sono orgogliosi di rappresentare il proprio paese. E fanno di tutto per metterlo in buona luce. Non siamo pagati dallo Stato Italiano. No. Lo facciamo per default, come si usa dire dalle nostre parti. Per default ce la mettiamo tutta a dare un'immagine professionale e rispettabile dell'Italia all'estero. Così fanno, in genere, tutti gli italiani in viaggio e quelli non più residenti in Italia. Ingegneri. Ricercatori. Professionisti. Scrittori. Medici. Ciascuno, nel suo piccolo, cerca di contribuire a creare una buona immagine dell'Italietta all'estero. E allora ci ho pensato su. Un pò. Beh, un bel pò a dire il vero. E mi sono chiesto.

Mi son chiesto perchè il Signor Silvio Berlusconi abbia sempre fatto il contrario. Nei suoi cinque anni di governo. Perchè. Pensateci. Ricordate la storia del kapò? Grande inaugurazione del semestre italiano, quella. Ricordate la faccia sconvolta di Fini, vero?. La ricordate, si. E la storia del Berlusconi dongiovanni in Danimarca? E le innumerevoli e continue gaffe all'estero? E l'affermazione sulla superiorità occidentale sulla musulmana?

Perchè noi si e lui no? Perchè noi tutti ci danniamo per far fare bella figura all'Italia e lui l'ha sempre sputtanata per cinque lunghi anni? Perchè noi ce la mettiamo sempre tutta per cambiare quello stereotipo degli italiani che lui ha così fastidiosamente contribuito a consolidare (fuori e dentro il suolo italico)? Perchè noi cittadini si e lui (ex-primo cittadino, ex-Presidente del Consiglio) no? In breve, perchè lui ha sempre remato contro?

Me lo sono chiesto mille volte e non ho trovato - o non ho voluto ancora trovare - una risposta. So far. Perchè. Aiutatemi voi.

Swaziland - Fotoset 2.

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Relax
Relax, by giusec.

Aggiunte nuove foto. Il Resort in Swaziland. Ristoranti. Cibo. Le tri-prese di alimentazione swazilandesi. Il celeberrimo Nando Gatti. E tante altre incredibili fotonovità. Il tutto qui. Free of charge. Via Flickr.

Cibi Swazilandesi.

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Sono in una prigione. Dorata. Attorno al resort c'è il nulla. Meglio, ci sono ristoranti. Altri resort. Piscine. Campi da golf. Roba da medioborghesi occidentali. Come il sottoscritto, del resto. Ma anche baraccopoli. Capanne di latta. Strade non asfaltate. Pozzangere. Povertà.

Pranzo. Mangio un Mozzarella Burger, che è favoloso, a parte il fatto che di mozzarella nel piatto neppure l'ombra. Avrebbero potuto chiamarlo Pecorino Burger o Galbanino Burger, sarebbe stata la stessa cosa. Caffè. L'espresso è terribile. E' brodoso e polveroso, ricorda il caffè turco. Lo metto da parte. Mi chiedo come cazzo sia possibile che in nessun paese del mondo riescano a fare un espresso come in Italia.

Poi però penso alla cena di ieri. Ho mangiato varie cose impronunciabili. Impala (farò inorridire i vegetariani). Come una bisteccona texana. Coccodrillo (farò inorridire i conservatori culinari). Come uno stoccafisso ma senza quel fastidioso retrogusto di pesce. Uno dei cibi che mi è piaciuto di più è una specie di purea bianca cosparsa di salsa. Un couscous liquido. Deliziosa. Non ricordo come si chiami. Chiamiamola swazipurea. Ecco, dicevo, ho pensato tra le altre cose alla swazipurea. Il giusec-swazilandese in viaggio penserà come cazzo sia possibile che in nessun paese del mondo riescano a fare una swazipurea come qui in Swaziland (per non parlare dell'impala e del coccodrillo-stoccafisso). E così torno sui miei pensieri. Il caffè. E me ne vergogno.

Riprendo il caffè sedimentoso. E lo finisco, in silenzio.

In Swaziland.

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Sud Africa. Johannesbourg. Attraverso la città. Aeroporto occidentale. Highway occidentali. Downtown occidentale. Palazzi di vetro. Ristoranti. Negozi. Niente è come pensavo. L'Africa che mi aspettavo la trovo solo a due ore di strada dalla città. Direzione oceano indiano. Swaziland. Immense distese. Pianure e colline. Coltivazioni. Canna da zucchero. Palme. Le uniche che riesco a riconoscere. Non sono mica un esperto di piantagioni, io. Mandrie. Sembra di essere in Texas. No, qualcosa di differente c'è. Si.

La gente si muove, a piedi [foto]. Ecco la differenza. Niente auto. Poche. Si spostano a piedi. Non ci sono bianchi per le strade. Meglio, ci sono. In auto. Loro invece si spostano a piedi. Apparentemente senza destinazione. Camminano lentamente. Da qualche parte andranno. Camminano, per miglia. Donne. Bambini. Costeggiano il ciglio della strada. Vanno. Chissà dove.

Shantytowns. Dappertutto. Bidonville. Distese di baracche di legno e metallo [foto e seguenti]. Il numero di abitanti delle shantytowns è cresciuto enormemente negli ultimi anni. A differenza di Soweto e delle altre aree designate per i neri sotto il regime dell'apartheid, oggi le baraccolopoli si riempiono spontaneamente. Le baracche libere possono costare fino a cinquecento rand - un centinaio di euro. E sembra che i prezzi siano in salita. Con quello che ho appena pagato per il mio appartamento potrei comprare quattromila baracche.

Continuiamo fino al confine [foto]. Swaziland. Lasciamo la repubblica per il regno. Il paesaggio cambia, dopo pochi chilometri. Ma questa è già un'altra storia.

L'intero fotoset è qui. Via Flickr.

Africa!

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Sono nel mezzo del niente assoluto. Avete presente Matrix. Ecco. Swaziland. A trenta miglia dalla capitale. Mbabane. Che suggeriscono di non visitare. A un'ora dal confine col Sud Africa. Resort. Spa. Venti gradi circa. Un pò nuvolo. Ai bordi della piscina. Tutto attorno colline. Verdi. Campi da golf. Caffè. Wi-fi.

Posso iniziare a raccontare. Ditemi voi se quella di Milano è vita.

Oggi, grandi partenze. Io, Sud Africa. Asia e mamma (che poi è la metà dell'autore di g&f, dunque del sottoscritto), Sicilia. Entrambi, sud. Così Asia prenderà il suo quinto volo. A nove mesi. Niente male.

Io, Sud Africa. Well, Swaziland. Conferenza. Una settimana.

Swaziland. Mi sono informato un pò. Nel paesello (Regno di Swaziland) ci vive un milione di persone. Come a Torino. La vita media è di trentadueanni. Ehm. Io sarei andato, da un pò. Il salario annuale medio è di poco più di mille dollari l'anno. Pagherò in Lilangeni. Un lilangeni è zerovirgolatredici euro. Il corriere. Sette lilangeni. Un cappuccio. Ottovirgolatre lilangeni. Il mio nuovo appartamento è costato tremilioni di lilangeni. Uno swalilandese medio ci mette tremila anni a recuperare una tale somma di denaro (e non è detto che io ci metta meno).

Trattandosi di un Regno, ci sarà pure il Re. E' un certo signor Mswati III (Mswati significa Silvio, in Swazilandese). La libertà di espressione è seriamente limitata. I media sono sotto controllo del signor Mswati III. Leggo.

King Mswati has shown no enthusiasm for sharing power, but banned opposition parties and trade unions have been vocal in their demands for greater democracy and limits on the king's power.

Mi ricorda qualcosa. Maggiori dettagli, qui. Via BBCNews. Vabbeh. Faccio le valigie. Il Regno del signor Mswati III mi attende.

Express. Definizione. Tra i vari significati. Public transport consisting of a fast train or bus that makes only a few scheduled stops.

Così, l'Heatrow Express porta in quindici minuti a Paddington Station. Londra Downtown. No stazioni intermedie. Aeroporto-Downtown. Allo stesso modo il Pizzomunno Express porta direttamente dalla stazione di Bari alla spiaggia di Pizzomunno. Niente stazioni intermedie. Stazione-spiaggie, one shot. Così funziona pure il Mendrisio Express. Dall'aeroporto di Zurigo a Mendrisio. Niente fermate. Bum. Aeroporto-Mendrisio. Anche il Mar del Plata Express segue la stessa logica. Dall'aeroporto di Buenos Aires a Mar del Plata. Senza fermate intermedie. E sembra pure il Circolo Polare Express. Dall'aeroporto di Oslo al Circolo. In slitta. Niente fermate intermedie.

Il Malpensa Express no. Il Malpensa Express ferma pure a: Busto Arsizio, Busto Arsizio Nord, Busto Arsizio Ovest, Saronno Centro, Saronno Amaretto, Milano Bovisa Politecnico, Milano Bovisa Liceo Scientifico, Milano Bovisa Elementari, Milano Cadorna Downtown, Milano Downtown Cadorna. Cadorna Milano e, finalmente, Downtown. E non ci mette quindici minuti. No. Quarantacinque minuti. Riepiloghiamo. Tredici stazioni intermedie. Quarantacinque minuti di percorrenza. Un incidentino qui. Qualche sciopero là. Dico: che bisogno c'è di chiamarlo Express? Chiamiamolo Malpensa Trenino. O Malpensa Circumvesuviana. O Malpensa Tube, se piace l'inglese. Che da più l'idea del servizio offerto dai signori delle Ferrovie Nord: è un treno, ma con l'Express non c'entra un tubo.

(Worldwide) Parking.

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Se nel barrio gotico di Barcellona leggi all'ingresso di un parcheggio, "Lleno", allora puoi star certo che il posto lì non lo troverai. La barra è chiusa. Alle tre del mattino, forse. Ma in quell'istante non lo troverai. Se nelle vicinanze del LAX a Los Angeles leggi, all'ingresso di un parcheggio, "Full" beh allora sai bene che non ci sarà speranza di trovar posto da quelle parti. No way to go in. Almeno fin quando qualche gentil californiano non lascerà il suo ambito posto permettendoti l'ingresso. Se a Machu Picchu leggi, all'ingresso del parcheggio a seimila metri, "No se puede aparcar", allora capirai che il posto non c'è - o che il parcheggio è crollato a valle con il nubifraggio del mese passato. Se all'Avana leggi, all'ingresso del parcheggio sul Malecon, "Abierto solo a los revolucionarios" allora ti tocca mettere da parte le tue remore neocon e far si che lo spirito rivoluzionario che c'è ancora in te (che sicuramente c'è ancora in te, in qualche profondo e remoto anfratto della tua anima) prenda il sopravvento.

Se a Malpensa leggi, all'ingresso del Parcheggio Sud (quello multipiano e vicino al terminal colla musichetta classica o Gershwin che allietano le manovre di parcheggio), "Completo", invece potrai entrare. Senza problemi. E troverai, al piano menodue o menotre un'infinità di posti liberi. E farai manovra pensando a quei coglioni di Barcellona, Los Angeles, Machu Picchu e L'Avana e al fatto che prendano tutto troppo, dannatamente sul serio.

Dove porta Maggio.

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Si riparte. Nel pomeriggio. Londra. Ventiquattr'ore. Poi Sud Africa. Meglio, Swaziland. No, non Switzerland. Swaziland. Non Mendrisio. Swaziland: il microregno indipendente fagocitato (geograficamente) dal Sud Africa. E no. Niente resort e safari. Conferenza. Non chiedetemi altri dettagli comedovequando: mi sto documentando or ora.

E poi l'immancabile California. A fine mese, però.

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