Leggo il Corriere online. Come ogni mattina. Il caffè mi va di traverso. Mi capita un giorno su due, ormai. Il signor Silvio Berlusconi dichiara.
Noi vogliamo un'Italia che non diventi un paese plurietnico, pluriculturale, siamo fieri della nostra cultura e delle nostre tradizioni.
Sono convinto che il Noi del signor Silvio sia legato per lo più alle sue manie di grandezza e che non tutti gli italiani schierati a destra approvino. Fatto sta che ciò che io considero un asset, qui è visto come un problema.
Esempio (che un esempio vale più di mille trattati, secondo un poco noto sapiente orientale). Io spero con tutte le mie forze che Asia cresca e apprezzi la multicultura. Che lei stessa sia parte di questo processo di multiculturalità. Difficimente invece sarà multietnica. A meno che non consideriamo etnie anche le provenienze da differenti regioni del Belpaese. Ebbene, in tal caso Asia sarebbe multietnica siculoemiliana. Dicevo però che farò di tutto perchè la sua educazione sia multiculturale. Viaggi. Lingue. Continui contatti con altre culture. Io lo vedo come un asset. Un elemento che potrebbe cambiare (in meglio) la sua vita.
Detto questo, stiamo forse sopravalutando il problema. Oggi solo il 3.5% della popolazione italiana appartiene ad altre etnie. Cifra ridicola, se ci pensate. Niente a che vedere con paesi come gli Stati Uniti. Il Canada. L'Australia. O, senza andar troppo lontano, la Germania. Il Regno Unito. Andorra (su cinquanta abitanti venti sono spagnoli e due francesi).
Il problema è dunque un non poblema. E per avere una figlia che apprezzi davvero la multicultura sarò costretto a mandarla a studiare fuori Italia. Negli US. A Londra. O in Andorra. Chissà.
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