Se c'è un aeroporto lontano dall'essere internazionale, nel senso più esteso del termine, ebbene quell'aeroporto è Flughafen. MUC. Monaco. Monaco Munchen, intendo. Non Monaco Montecarlo. Non sono così radical-chic da andare a Montecarlo in aereo. Non ancora, per lo meno.
Ora, non fraintendiamo. Flughafen è un aeroporto internazionale. Voli da e per continenti, satelliti e stazioni orbitanti. Provate a fare due passi, però.
Le edicole hanno giornali in tedesco. I giornali internazionali occupano pochi millimetri di scaffale. Devi trovarli però. Vinci un premio, se li trovi. Non sono indicati dal cartello Int'l press. Sono lì. Anonimi. Tra i pupazzi dei mondiali 2006. E i portachiavi a forma di pinte di birra.
I ristorantini riportano i menù in tedesco. Io non capisco una sega di tedesco, quindi mi aiuto colle figure. Ieri volevo prendere i wustellini coi crauti e son finito al tavolo coi wustelloni bianchi in brodo. Capita. Le figure ingannano.
Vai in metrò. S-bahn. L'omino dei biglietti è stato fatto fuori da tempo - la crisi ha colpito anche il colosso tedesco, anni fa. I marciapiedi pullulano di macchinette sputaticket. Peccato che siano in tedesco. Il sistema multilingua non funziona. E le scritte sui pulsanti sono ovviamente in teutonico. Vado a caso. Pigio tutti i pulsanti, fin quando non vedo un prezzo ragionevole. Pago. Ho il biglietto. Beh. Non so per dove. Ma ho il biglietto. Forse per il centro città. O per Norimberga. O per tornare all'aeroporto. Il primo biglietto arbitrario nel mondo. Paghi ciò che cazzo vuoi. A tua insidacabile discrezione. Potere ai consumatori. Mi sento un pò marxista, col biglietto in mano.
Il treno arriva. Parto. Non ci sono controllori. Meglio così. Vagliela a spegare la teoria dell'insindacabile discrezione del consumatore. Ad un bigliettaio bavarese. Eh. Figuriamoci.
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