C'è un simpatico articolo sull'ultimo numero del Mondo (il magazine d'economia. Insomma, economia, si ecco, economia, così per dire. Diciamo d'attualità. Il settimanale d'attualità. Well, insomma, così, attualità, tanto per dire. Vabbeh, ci siam capiti. Il settimanale che non parla di viaggi, ecco). Dicevamo: articolo sul Mondo. Sulla cultura delle aziende straniere. Sui manager stranieri. Interessante. In sintesi si dice che.
Francesi. Ascoltano poco i collaboratori non connazionali. Soffrono da sindrome di primi della classe. Alti ritmi di lavoro. Organizzati. Gerarchici e burocratici.
Olandesi. Informali. Diretti e brutali. Efficienti. Alle cinque e trenta tutti a casa.
Americani. Informali. Grandi pianificatori, anche nelle cazzate. Competitivi. Yes men.
Egiziani. Rudi. Modi bruschi. Poco dialogo. Parlano ad alta voce (?). Diffidenti.
Cinesi. Tendono a lasciare manager locali. Ma impongono usi e cultura cinese. Si assume consultando l'oroscopo cinese (?).
Giapponesi. Inchini e galateo.
Inglesi. Riservati. Stile manageriale distaccato. Poco flessibili, molto razionali. Rispetto della forma.
Tedeschi. Orientati all'obiettivo. Strutturati. Formali. Poco creativi. Le regole prima di tutto.
Svedesi. Orientati al consenso. Poco flessibili. Condividono le decisioni. Informali e poco gerarchici.
Spagnoli. Mettono persone di fiducia nei posti chiave. Poco internazionali. Grandi lavoratori.
Altro?
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