Esselunga. Milano. Ai limiti dell'agglomerato urbano. Faccio un giro veloce per i corridoi, alla ricerca della mia birra tahitiana al tamarindo. Mamme e bimbi. Famigliole. Si aggirano con diffidenza tra gli scaffali. Noto una strana atmosfera. I polli. Ecco la ragione. I polli son tornati.
Nessuno compra più polli. Ne uova. Gli scaffali sono strapieni. E' sabato. Pollofobia. Siamo uno dei pochi paesi d'Europa che hanno smesso di mangiar polli. Aviaria. Bird flu. Almeno, credo.
Non abbiamo capito. Che per contrarre l'aviaria dovremmo mangiare un cigno crudo. O chessò io, passare qualche giorno tra i polli infetti, toccandoli e - perchè no? - leccandoli. Non abbiamo capito. Che è sufficiente cuocere e il pericolo dell'aviaria svanisce. E' la pollofobia. Una malattia mentale tutta italica.
Sto per andare alle casse. Una signorina dell'Esselunga annuncia. Storno alla cassa otto. Rumori di fondo. Qualcuno capisce stormo. Uccelli. Oddio! Polli. Forse cigni. Selvaggi. Alla cassa otto. Meglio spostarsi. E noto un certo movimento migratorio dei carrelli, indiscreto e silenzioso, verso le casse sette e nove.
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