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Orlando multiresort.

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Vado a mangiare al Margaritaville, che è un ristorante-Resort con mille attrazioni integrate free-of-charge (il vulcano caraibico she erutta pseudolava evanescente e il gruppo rock geriatrico e i trampolieri e i clown multicolore, il tutto all’interno del ristorante Resort). Margaritaville si trova, così come mille altri ristoranti-Resort, all’interno dell’Universal-Resort che a sua volta occupa buona parte dell’area-Resort della vasta Orlando-Resort, punto nevralgico dell’immenso Florida-Resort. Terminata la cena, sotto l’effetto del jetlag, prendo un taxi, lo faccio fermare a cento metri di distanza, così, tanto per fare due passi, e attraverso la lingua finale dell’area Resort per arrivare al mio hotel Resort. Attraverso la zona Resort con piscina e palme droidi e luci psichedeliche e arrivo in camera.

Non riesco a dormire. Il jetlag inverso. Faccio due passi, riattraversando il giardino Resort in senso longitudinale. Mi fermo. Un gruppetto di teenager dal metabolismo accelerato fa il bagno nella piscina centrale del Resort. Avanzo pochi metri. Luci blu, in fondo al viale centrale. Tra i gruppi sedici e diciotto delle camere del Resort. Mi avvicino. Rosse. Le luci, adesso sono rosse. Gialle. Arancioni. Arrivo al termine dell’area del mio Hotel Resort. E’ un altro immenso inimmaginabile Resort.

Torno in camera facendo il percorso inverso e riattraversando il giardino Resort. I ragazzi dal metabolismo esagerato sono sempre lì. Finalmente riesco ad addormentarmi, contando i Donald Duck, i Topolino e i Winnie the Pooh.

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