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La quiete dopo la tempesta (di neve).

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Questa è la storia di come la nostra Italietta, il Nord efficiente e all'avanguardia della nostra Italietta, quella Lombardia dell'orgoglioso Formigoni e delle truppe Padane, la Milano dell'amministratore di condominio Albertini, siano rovinosamente cadute sotto ventiquattr'ore di neve.

A Milano si raccontano aneddoti sugli invisibili (ai più) mezzi del Comune. Ottomila tonnellate di sale, centocinquanta mezzi in strada e trecento uomini. Secondo il signor De Corato. Ve li vedete? Un esercito, pari a quello del Signore degli Anelli. Orchi e spazzaneve che avanzano minacciosi per le vie della città. E invece nessuno li ha visti gli orchi e si vocifera sulla veridicità dei numeri, quei numeri sempre impressionanti così amati dai leader della Cidielle.

L'hinterland di Milano per un giorno potrà gemellarsi con quello di Vladivostok. San Donato è la Siberia. Via Emilia e la Paullese sono le gelide tratte dell'Orient Express. Il sindaco (di sinistra questa volta) i numeri neppure li ha dati. Inutile darli. Perchè neppure uno spazzaneve è passato da queste parti e oggi il paese è un delirio di ghiaccio, fango e neve.

Asia ha guardato la neve dalla finestra, con la bocca aperta. Ooohhh. E' durata poco. Poi è arrivata la pappa e la neve è rimasta un lontano, e neppur così indelebile, ricordo.

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