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January 2006 Archives

Destinazione Madrid.

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Da domani il sottoscritto si trasferisce. Madrid. Una settimana. Sembra che stia nevicando, da quelle parti. Insomma, lascio la neve qui per ritrovarla in Spagna. Eppoi viaggio pure Alitalia. Ecco. Non volevo dirlo. E invece l'ho detto. Si. Alitalia.

Amo il rischio, che volete.

Piena operatività.

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>In qualità di Frequent Flyer Alitalia Elite Vattelapesca, ricevo, via email:

Gentile GIUSEC,

Alitalia comunica che tutte le attività che consentono la piena operatività dei nostri aerei sono state riattivate a pieno regime e che quindi il programma dei voli sull'intera rete sta tornando progressivamente alla normalità.

Siamo spiacenti dei disagi subiti dai nostri clienti e informiamo che è possibile tornare a pianificare i propri spostamenti con Alitalia attraverso i canali tradizionali.

In realtà poi è arrivata la neve e Alitalia si è presa altri due giorni di riposo.

Questa è la storia di come la nostra Italietta, il Nord efficiente e all'avanguardia della nostra Italietta, quella Lombardia dell'orgoglioso Formigoni e delle truppe Padane, la Milano dell'amministratore di condominio Albertini, siano rovinosamente cadute sotto ventiquattr'ore di neve.

A Milano si raccontano aneddoti sugli invisibili (ai più) mezzi del Comune. Ottomila tonnellate di sale, centocinquanta mezzi in strada e trecento uomini. Secondo il signor De Corato. Ve li vedete? Un esercito, pari a quello del Signore degli Anelli. Orchi e spazzaneve che avanzano minacciosi per le vie della città. E invece nessuno li ha visti gli orchi e si vocifera sulla veridicità dei numeri, quei numeri sempre impressionanti così amati dai leader della Cidielle.

L'hinterland di Milano per un giorno potrà gemellarsi con quello di Vladivostok. San Donato è la Siberia. Via Emilia e la Paullese sono le gelide tratte dell'Orient Express. Il sindaco (di sinistra questa volta) i numeri neppure li ha dati. Inutile darli. Perchè neppure uno spazzaneve è passato da queste parti e oggi il paese è un delirio di ghiaccio, fango e neve.

Asia ha guardato la neve dalla finestra, con la bocca aperta. Ooohhh. E' durata poco. Poi è arrivata la pappa e la neve è rimasta un lontano, e neppur così indelebile, ricordo.

Meganeve II.

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Ore diciassette. Milano si arrende sotto cinquanta centimetri di neve. In attesa che diventino settanta. Tangenziali e autostrade ormai in tilt. Aeroporti nel caos (Linate chiuso; Bergamo chiuso; Malpensa aperto ma non ci si arriva).

Gli aggiornatissimi siti web SEA non riportano nessun avviso ai passeggeri, quindi per loro oggi va tutto alla grande. Scuole chiuse. Treni fermi. E soprattutto: la gecoauto sepolta. Riuscirà il sottoscritto a partire lunedì mattina per Madrid? Alla SEA (e anche ai posteri, dai) l'ardua sentenza.

Un piccolo fotoset fotografico dell'ecatombe è qui. Via Flickr.

Meganeve.

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Il piano. Sveglia alle sei. Sfida alla neve. Alle sette si parte. Alle otto si arriva in ufficio.

L'esecuzione del piano. Sveglia alle sei. Alle sette si tenta di partire. Auto ferma sotto venti centimetri. Venti minuti per liberarla. Faccio cento metri. Isoradio suggerisce di non mettersi in viaggio per alcun motivo. Tutto bloccato. Linate e Malpensa chiusi. E prendo la decisione della mia vita. Bar sotto casa. Cappuccio. Brioche alla marmellata. Dopo una settimana di caffè Californiano, ci voleva. Con o senza neve.

Casa Italia.

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Tu pensi alla più significativa istituzione Italiana in America. Ci pensi e ci ripensi. L'Associazione Italo-Americani del Nord America? No. I veterani italoamericani delle guerre di secessione? No, no. Associazione Little Italy sezione di Tribeca? No, figuriamoci. RAI International? Non scherziamo, su. L'Italian Fish and Chips Council? No, certamente. Fondazione Al Capone di Chicago? Maddai. Go, Italy (le sezione di Forza Italia negli Stati Uniti) ? Ah. Ah.

Casa Italia. E' l'istituzione più rappresentativa del nostro paese negli USA. Senza dubbio. Casa Italia ha sede a Austin, nel bel mezzo del Texas. Certo. Un posto un pò fuori mano per essere la più importante istituzione e tutto questo genere di cose, ma così è la vita. E poi i posti da vedere sono sempre fuori dalle classiche rotte turistiche. Casa Italia, dicevamo, si trova nel bel mezzo dello stato più grande, inquinato e antidemocratico d'America ed è gestita da un insuperabile e inseparabile duo di connazionali, che cercherò di descrivere brevemente. Chiamiamoli Maumau e Steve, per preservare la loro privacy e identità.

  • Maumau. Manager piemontese, ultimamente distratto dal non secondario compito di diffondere la cultura Italica nel Sud Est Asiatico. Allergico al polline del Texas centrale, drogato di caffelatte, legge libri su come diventare milionario facendo la raccolta di rifiuti differenziata. Ha recentemente ottenuto la green card, ma crede ancora che sia la tessera del negozio di giardinaggio sotto casa. Possiede una TT convertible di rappresentanza e sfreccia per le (poche) high-way della capitale texana come se fosse sulla Torino-Bardonecchia.
  • Steve. Altro manager, questa volta lazialeamericano. Impegnato in un progetto di fusione di una Fajita coi carciofini alla Romana, Steve è un cuoco d'eccezione, e ti fa sentire come se fossi a casa. Con una passione per le scarpe (ne ha ottantacinque in bagno e trentasette in garage) è da qualche mese coinvolto in una missione poco chiara, a dir la verità, nell'Europa dell'Est. Sembra che sia invischiato in una storiaccia di mafia russa, scorie radioattive e spionaggio industriale per Gazprom.

Arrivare a Los Angeles da Austin è come prendere un volo da Poggibonsi a Milano. Intetndo dire, l'effetto che fa l'arrivo a LA dopo aver passato quarantott'ore nella pacifica Austin è devastante. L'aereo impiega venti minuti per attraversare la sola città e avvicinarsi al luogo dell'atterraggio. E' notte. Niente nuvole. Limpido. In basso una distesa senza fine di luci urbane e fasci colorati di neon.

Arrivo. Autonoleggio. Mi immetto sulla I-405, diretto a San Diego. Sono sull'highway a sedici corsie - otto per lato, quattro dedicate al Car Pool (auto con più di due passeggeri) e mi lascio trasportare dallo tsunami di auto diretto a Sud.

Qualcuno (Mike Davis?) affermava tempo fa che il centro del mondo - culturale, politico, finanziario - stava lentamente spostandosi, verso ovest. Londra, nel diciottesimo secolo. NY, nel diciannovesimo. LA nel ventesimo. Chissà. Forse quel qualcuno non aveva tenuto in conto lo sviluppo dell'Oriente. Ma l'impressione che fa LA ogni volta che la si sorvola è comunque quella: la città del futuro. L'agglomerato urbano multilivello dipinto in alcuni film di culto. Bladerunner, Strange Days, Nirvana.

La resa dei conti.

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Ci siamo. La resa dei conti. Alitalia. Ne ho parlato mille volte. L'ultima, qui. Certo, è facile dirlo. Per me, che non sono dipendente e non rischio nulla. Ma da cliente, posso assicurare che la situazione è diventata insopportabile e mi ha spinto a dirottare sempre più le mie preferenze su altre compagnie.

Le cose stanno così. O si risana l'azienda o si chiude. I sindacati dovrebbero mettersi il cuore in pace. O si risana (e si mandano a casa millequattrocento addetti alla manutenzione) o si chiude (e si mandano a casa decine di migliaia di dipendenti). E' una situazione di emergenza. Non si può negoziare oltre. Se ci teniamo alla nostra compagnia di bandiera dobbiamo prendere atto del fatto che la situazione strutturale dell'azienda è ormai di fatto non competitiva ed economicamente insostenibile.

Il tempo è denaro. E gli hotel ti permettono di risparmiare tempo con metodi sempre più sofisticati. Voicemail Check Out. MultiResort di Orlando. Sempre lo stesso dei post qui e qui. Il conto viene appeso alla tua porta il giorno del check out. Con messaggino che riporto fedelmente.

When you are ready to vacate your room simply dial 7234 for the voicemail check-out. Leave your name and room number. Have a great day.

Tu lasci nome e camera sulla segreteria e sparisci. Anche il Check-in si automatizza. Prenotando al Radisson LAX di Los Angeles è possibile fare il check in online. L'Express Check In. In breve fai tutto su web; scegli la camera, l'orario, wifi, piano alto o basso, la sveglia per l'indomani, fumo o no, vista panoramica piste aeroporto o vialone periferico suburbano (molto gettonato pare), insomma tutto questo genere di cose; poi arrivi quando ti pare e la chiave ti attende già all'Espress check-in.

Il tempo è denaro. E da queste parti sembra che lo abbiano capito bene (peccato poi che tu debba perdere venti minuti al front desk per un codice wifi. Ma questa è un'altra storia).

Il Fraterno Ordine delle Aquile.

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Convention Center. Orlando. Oltre al Summit per il quale mi ritrovo da queste parti il Convention Center ospita altri meeting. Alcuni originali. Copio, dallo schermo di fronte.

- Fraternal Order of Eagles. Mid Winter Conference.
- AFIAC (Associazione Fidanzate Incinta Azione Cattolica? Associazione Fantastmagorica Interazione Amichevole con i Cyborg?)
- Bay Life Elders Concert
- US Army Marriage Enrichment Retriet

Il mio Summit deve proprio essere il più noioso. Non ho dubbi.

Orlando multiresort.

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Vado a mangiare al Margaritaville, che è un ristorante-Resort con mille attrazioni integrate free-of-charge (il vulcano caraibico she erutta pseudolava evanescente e il gruppo rock geriatrico e i trampolieri e i clown multicolore, il tutto all'interno del ristorante Resort). Margaritaville si trova, così come mille altri ristoranti-Resort, all'interno dell'Universal-Resort che a sua volta occupa buona parte dell'area-Resort della vasta Orlando-Resort, punto nevralgico dell'immenso Florida-Resort. Terminata la cena, sotto l'effetto del jetlag, prendo un taxi, lo faccio fermare a cento metri di distanza, così, tanto per fare due passi, e attraverso la lingua finale dell'area Resort per arrivare al mio hotel Resort. Attraverso la zona Resort con piscina e palme droidi e luci psichedeliche e arrivo in camera.

Non riesco a dormire. Il jetlag inverso. Faccio due passi, riattraversando il giardino Resort in senso longitudinale. Mi fermo. Un gruppetto di teenager dal metabolismo accelerato fa il bagno nella piscina centrale del Resort. Avanzo pochi metri. Luci blu, in fondo al viale centrale. Tra i gruppi sedici e diciotto delle camere del Resort. Mi avvicino. Rosse. Le luci, adesso sono rosse. Gialle. Arancioni. Arrivo al termine dell'area del mio Hotel Resort. E' un altro immenso inimmaginabile Resort.

Torno in camera facendo il percorso inverso e riattraversando il giardino Resort. I ragazzi dal metabolismo esagerato sono sempre lì. Finalmente riesco ad addormentarmi, contando i Donald Duck, i Topolino e i Winnie the Pooh.

Stringeteci la mano.

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Delta Airlines si avvia verso la bancarotta. Eccosì cerca di consolidare gli attuali clienti, migliorando il servizio. Almeno, ci prova. Durante l'ultimo viaggio per Atlanta-Orlando, le hostess ottantenni del volo geriatrico Delta 75, prima dell'atterraggio, si son fermate ai quattro lati della classe economica, parlando all'unisono e dicendo ad alta voce pressappoco così.

Siete i nostri migliori clienti e vi ringraziamo per aver volato con noi. Speriamo di mantenere con voi un rapporto non solo commerciale ma di amicizia. Siamo davvero felici che abbiate scelto noi. Se mai dovesse rincontrarci fermateci e stringeteci la mano. Saremo felici di rivedervi.

Ecco. Vi immaginate una cosa del genere su un volo Alitalia?

Non temete. No, non temete.

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Ora, dai. Che vuoi che siano cinquanta milioni. Cinquanta milioni nella galassia infinita. Cinquanta piccoli spauriti milioncini. Un granello in un pagliaio. Un ago in una duna di sabbia. Perchè tutto questo baccano per cinquanta miseri milioncini. Non denunciatelo il Cavaliere. Non è colpa sua, è che lo disegnano così. State tranquilli, continueremo a votare per voi.

Eppoi. Partito unico. Due partiti. Otto partiti. Un simbolo. Tredici simboli. Il Lodo Fassino. Ma dico, non perdiamoci in chiacchiere. Anche se decideste di presentarvi (cosa assai probabile, conoscendovi) con quattordici partitini e sedici loghi noi voteremo sempre per voi. Compatti, per voi.

E poi i PACS. Gesù, i PACS. Andiamo in piazza, non ci andiamo, critiche qui, benedizioni lì. Basta, su. PACS o non PACS non temete, continueremo a votare. Compatti, per voi.

Solo una richiesta. Il programma di Governo. Per favore, no. Non perdete tempo con cose del genere. Roba inutile. Il programma. Ah. Un programma. Figuriamoci. Che se mai dovesse passarvi per la mente di concepirne uno potrei non riconoscervi. E rischierei di confondermi. E non votarvi. Più.

PRESS RELEASE
Geco4 non parteciperà alla Gecocena di gennaio. Fonti non confermate asseriscono che abbia inviato un piccione viaggiatore dalle sterminate pianure della Cina affermando che 1) saluta tutti caramente; 2) è rimasto un pò interdetto dall'inizio della nuova avventura lavorativa; gli hanno dato un cappello a pagoda e gli fanno fare la mondina. Dice che è per lo spirito di corpo. Anzi di colpo.

PRESS RELEASE - Milano
E' stato appurato, dopo mesi di affannose ricerche, che geco3 - anche noto col soprannome giusec - si recherà a Orlando (FL) e poi Irvine (CA) dal 17 al 25 Gennaio. Sembra quindi, a meno che non abbia sviluppato doti di ubiquità, che dovrà rinunciare suo malgrado all'avvenimento della Confraternita di gennaio. Fonte: Pansa.

Cogito, ergo sumus.

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Agrituristi, una simpatica pubblicazione gratuita mensile sul mondo degli agriturismi (chi l'avrebbe mai detto) deve avere qualche problemino con la gestione del database. Suppongo. Visto che ogni mese mi omaggia di ben quattro copie della (stessa) rivista. Con notevole spesa da parte del mittente, casella postale intasata del sottoscritto, volume dei rifiuti cartacei quadruplicato.

La ragione è semplice. I destinatari sono, in ordine.

• giusec - San Donato MI
• giusec - S.Donato Milanese MI
• giusec - San Donato Milanese MI
• giuces - San Donato MI

Qualcuno con un pò di esperienza in dbase marketing vuole proporsi come responsabile del database di Agrituristi?

Eros bavarese.

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Sono a cena. Strane robe bavaresi. Buone, però. Un collega di Monaco a fianco a me. Chimiamolo Wilhelm. Mi chiede se conosco quella canzone di quel famoso rocker italiano. La canzone che parla di cibo. Ci penso un pò. Poi mi dimentico. E mi concentro sul gulash bavarese. Poi Wilhelm inizia a cantare. Una voce nasale. Ma guarda. Mi ricorda qualcuno. Sarà il rocker italiano. La sua canzone fa pressappoco così.

Nananana nanana calzoneeeee (...)
Do you want the cookie weeeeeet (...)

Io ci penso e ci ripenso. Il gulash si raffredda. E poi arriva. L'illuminazione. La canzone. Eccola.

Se bastasse una bella canzoneeeee (...)
Dedicato a tutti quelli cheeeee (...)

Ecco. Sto per dire il nome del rocker, lo sto per dire. Quando arriva la cameriera, in abiti tirolobavaresi. E mi chiede.

A coffee? With Ramazzotti?

Per chi è senza lavoro. Per chi ce l'ha ma vuole cambiarlo. Per chi vuol tornare a Milano. Per chi vuol viaggiare giorno e notte. Per chi si allena a far colloqui di lavoro. Per chi vuol scrivere che i blog anticipano i quotidiani. Per chi è stufo dei soliti trentamila euro al mese. Per chi blablabla. La mia azienda (link) apre una serie di nuove posizioni. Domani alcune (solo alcune) saranno pubblicate sul Corriere. Da domani, le stesse dovrebbero essere online su Corriere Trovolavoro.

In breve, ecco le posizioni aperte.

OEM Business Manager. Sede Milano.
Sales Area Manager Lombardia. Sede Milano.
Sales Area Manager Emilia. Sede Bologna o Modena o Reggio o insomma Emilia.
Sales Trainer per Europa, Africa, Medio Oriente. Sede Milano. Job profile qui.

Insomma, chi è interessato a lavorare per una software company mi scriva. Allegate un Civvì, visto che ci siete. E in bocca al lupo.

Ieri g&f è andato in crash. E c'è rimasto fino a poche ore fa. Crash totale. Perso un post, persi un pò di commenti. Mah. I signori del server virtuale (sul quale g&f ha vita) non mi avvertono mica però. Li chiamo io da Monaco, dodici ore dopo la scomparsa (prematura) del blog. Mi dicono che alcuni script CGI hanno provocato un aumento improvviso di traffico e che tale aumento ha causato un appesantimento e quindi un malfunzionamento del server virtuale; e anche della macchina e di tutti i domini legati alla macchina stessa. Morale: g&f ha mandato a puttane un bel pò di domini.

Mi dicono di testare gli script cgi. Boh. Poi tre ore dopo vien fuori che il server è fottuto di suo e che appena tutto sarà ristabilito anche g&f tornerà a vivere. Ma mi avvertono di tenere sotto controllo gli script.

Domande, per i guru di Movable Type.

• che diavolo significa che gli script hanno provocato il crash del sistema?
• qualche tentativo di accesso non autorizzato o di spam eccessivo?
• ammesso che tutto ciò abbia senso, come si fa a testare gli script e ad evitare che ciò accada ancora?
• è il caso di fare l'upgrade a MT 3.2?
• chi siamo?
• dove andiamo?

Domande esistenziali. Alle quali spero riusciate a dare una risposta.

(Market) Drivers.

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Domenica ho fatto un giro per il centro di Milano. Saldi. Venti per cento. Quaranta. Risparmio. Sales. Rebajas. Denaro. E' chiaro che il denaro sia un driver per il consumatore. Risparmio, quindi compro. Spendo meno denaro, quindi compro. Così, mentre passeggio, insensibile ai saldi meneghini, penso a quale altro driver avrebbe potuto spingermi a comprare, oltre al risparmio. Facciamo un esempio concreto. Un giaccone invernale. Cosa potrebbe spingermi a comprare un giubbotto. Il colore. No. La marca. Figuriamoci. Il modello. Ma neanche per sogno.

Perchè un giaccone mi attiri deve avere le seguenti caratteristiche.

• deve essere un giubbotto adatto ad una situazione di sopravvivenza postatomica. Mi spiego. Ho sempre pensato: se esplode un ordigno nucleare e se io sono in giacca e cravatta come cazzo faccio poi a sopravvivere alla situazione di caos apocalittico alla Mad Max che si viene a creare? Insomma, ce lo vedete voi un eroe che vaga tra deserti postnucleari e attacca i tecnodroidi in giacca e cravatta? Ecco, no. proprio no. Ci vuole un giaccone robusto, con tante tasche per i proiettili, tanti accessori, che tenga caldo per gli attacchi durante il freddo inverno postatomico;
• non deve essere fosforescente altrimenti i droidi mi beccano facilmente.

Estraggo dalla fida Sansonite gli abiti usati per la vacanza in Sicilia (venti gradi) e li sostituisco con quelli per la mia prossima permanenza a Düsseldorf e Monaco (sottozero e neve). E mentre rifletto sui fenomeni metereologici ripenso alla Sicilia e alle parole che il signor Tommasi di Lampedusa scrisse qualche annetto fa. Cambiare qualcosa perché non cambi nulla.

Niente è più vero. Ancor oggi. E così non dovrebbe destare stupore la campagna del signor Totò Cuffaro La Mafia fa schifo, quando proprio lui ha ammesso (lo ha ammesso, badate, non sono mica io che sono particolarmente stronzo) di essere stato eletto con i voti della mafia.

E non stupisce neppure che nonostante

• il signor Totò Cuffaro sia sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra
• siano stati provati i legami tra il boss Giuseppe Guttadauro e il signor Totò Cuffaro
• siano stati provati i legami tra il faccendiere Michele Aiello, l'uomo più ricco della Sicilia, e sempre lui, il signor Totò Cuffaro

Ora, la cosa è divertente. Ci pensavo poc'anzi, di fronte al mio yogurt belga al tamarindo. Questo è il ragionamento. Provo a metterlo giù, per punti. E così vediamo se fila. Ci sono. Eccomi.

Alitalia è nei guai fino al collo. Guai grossi. Insomma: è nella merda. Qui;
• ora, che si fa per salvare la storica compagnia di bandiera? Si offre (lo Stato Italiano offre) l'ennesimo aumento di capitale;
• eccosì lo stato verserà 489.2 milioni di euro per la ricapitalizzazione dell'azienda; ma d'altra parte i soldi dello stato italiano sono anche miei. E visto che in Italia ci sono circa venti milioni di contribuenti la morale è che io posseggo Alitalia per circa venti euro. Qui;

E fin qui il ragionamento fila. Giusto. Ecco che però le cose si complicano.

• Alitalia deve comunque risanare l'azienda. Ergo: esuberi. Che è troppo facile incassare l'aumentone di capitale di venti euro dal sottoscritto senza almeno presentare un piano industriale di risanamento. E così Alitalia si ritrova a dover gestire un esubero di qualche centinaia di lavoratori;
• e adesso entra in gioco la novità: Volare. Alitalia presenta un'offerta per l'acquisizione di Volare, altra compagnia aerea nella merda totale. Volare ha seicento dipendenti che potrebbero entrare nell'organico Alitalia. Senonchè, ricordiamo il ragionamento, Alitalia è in ballo con gli esuberi.

A questo punto sorgono delle domande. Perchè il mio ragionamento s'inceppa.

L'Intercity dei Desideri.

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Senza voler troppo infierire sui contenuti dell'ultimo programma-trash di RAIuno - pagato, ricordiamolo, con i nostri contributi - c'è da notare il titolo, azzeccatissimo in questo difficile (diciamo challenging, che è un termine meno disfattista) momento di Trenitalia.

Vivissimi complimenti al Direttore Marketing RAI. Il dottor Carlo Nardello. Si, lui. Già. Lo stesso del fenomeno web RAInet. Quello dei palinsesti RAI. Che altro potevamo aspettarci?

Microcosmo.

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L'intero micro-fotoset è qui, via Flickr.

Nota: foto scattate nel Parco dell'Etna, tra Zafferana e Milo.

Dove porta Gennaio.

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Gennaio porta nuovi viaggi. Germania, dalla prossima settimana. Dusseldord e Monaco. Stati Uniti, poi. Florida, Texas e California. E infine Spagna, Madrid.

Nota dell'autore. In Texas sarò ospite nella celeberrima Casa Italia in quel di Austin. Ma questa è un'altra storia. E un altro post. Presto su g&f.

Che sia un indio?

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Il suo primo viaggio. Nel Vecchio Continente. Evo Morales, neo-presidente Boliviano e primo presidente indio della storia del Sud America, arriva in Spagna. E' un pò fuori luogo, si vede che è impacciato, ride e abbraccia, veste in modo buffo, maglioncino e giacchetta, dice cose naive, insomma cazzate presidenziali, ecco. Qui, via El Mundo. Le foto, sempre via El Mundo.

Già. Proprio come il signor Silvio Berlusconi. Che sia indio anche lui?

La furbetta del quartierino.

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Asia compie cinque mesi. E, come d'abitudine ormai in g&f, ecco pubblicato (via Flickr) il suo nuovo fotoset.

E, per i fan dell'evoluzionismo darwiniano, ecco i photoset precedenti: Asia alla nascita, Asia una settimana, Asia sei settimane, Asia due mesi, Asia tre mesi, Asia quattro mesi.

Mediterraneo - Fotoset.

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L'intero fotoset è qui. Via Flickr, naturalmente.

Italica intellighentia.

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L'ultima intervista di Claudio Sabelli Fioretti a Flavio Briatore, alquanto noiosa a dir la verità, anzi di una banalità senza precedenti, contiene una risposta che aiuta a identificare perfettamente il personaggio (parlo del Briatore ovviamente, non del simpatico CSF).

D. Mughini ha detto che lei non legge libri.
R. Non vedo perchè devo perdere tempo a cercare di capire uno scrittore che ha scritto senza la preoccupazione di spiegarsi. Leggo anche io: i rapporti dell'azienda quando sono in viaggio. Ma non mi sono mai svegliato al mattino pensando "Che peccato, questa settimana non ho letto un libro".

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