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January, 2006 Archives

Destinazione Madrid.

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Da domani il sottoscritto si trasferisce. Madrid. Una settimana. Sembra che stia nevicando, da quelle parti. Insomma, lascio la neve qui per ritrovarla in Spagna. Eppoi viaggio pure Alitalia. Ecco. Non volevo dirlo. E invece l’ho detto. Si. Alitalia.

Amo il rischio, che volete.

Piena operatività.

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>In qualità di Frequent Flyer Alitalia Elite Vattelapesca, ricevo, via email:

Gentile GIUSEC,

Alitalia comunica che tutte le attività che consentono la piena operatività dei nostri aerei sono state riattivate a pieno regime e che quindi il programma dei voli sull’intera rete sta tornando progressivamente alla normalità.

Siamo spiacenti dei disagi subiti dai nostri clienti e informiamo che è possibile tornare a pianificare i propri spostamenti con Alitalia attraverso i canali tradizionali.

In realtà poi è arrivata la neve e Alitalia si è presa altri due giorni di riposo.

La quiete dopo la tempesta (di neve).

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Questa

Meganeve II.

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Ore diciassette. Milano si arrende sotto cinquanta centimetri di neve. In attesa che diventino settanta. Tangenziali e autostrade ormai in tilt. Aeroporti nel caos (Linate chiuso; Bergamo chiuso; Malpensa aperto ma non ci si arriva).

Gli aggiornatissimi siti web SEA non riportano nessun avviso ai passeggeri, quindi per loro oggi va tutto alla grande. Scuole chiuse. Treni fermi. E soprattutto: la gecoauto sepolta. Riuscir

Meganeve.

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Il piano. Sveglia alle sei. Sfida alla neve. Alle sette si parte. Alle otto si arriva in ufficio.

L’esecuzione del piano. Sveglia alle sei. Alle sette si tenta di partire. Auto ferma sotto venti centimetri. Venti minuti per liberarla. Faccio cento metri. Isoradio suggerisce di non mettersi in viaggio per alcun motivo. Tutto bloccato. Linate e Malpensa chiusi. E prendo la decisione della mia vita. Bar sotto casa. Cappuccio. Brioche alla marmellata. Dopo una settimana di caff

Casa Italia.

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Tu pensi alla più significativa istituzione Italiana in America. Ci pensi e ci ripensi. L’Associazione Italo-Americani del Nord America? No. I veterani italoamericani delle guerre di secessione? No, no. Associazione Little Italy sezione di Tribeca? No, figuriamoci. RAI International? Non scherziamo, su. L’Italian Fish and Chips Council? No, certamente. Fondazione Al Capone di Chicago? Maddai. Go, Italy (le sezione di Forza Italia negli Stati Uniti) ? Ah. Ah.

Casa Italia. E’ l’istituzione più rappresentativa del nostro paese negli USA. Senza dubbio. Casa Italia ha sede a Austin, nel bel mezzo del Texas. Certo. Un posto un pò fuori mano per essere la più importante istituzione e tutto questo genere di cose, ma così è la vita. E poi i posti da vedere sono sempre fuori dalle classiche rotte turistiche. Casa Italia, dicevamo, si trova nel bel mezzo dello stato più grande, inquinato e antidemocratico d’America ed è gestita da un insuperabile e inseparabile duo di connazionali, che cercherò di descrivere brevemente. Chiamiamoli Maumau e Steve, per preservare la loro privacy e identità.

  • Maumau. Manager piemontese, ultimamente distratto dal non secondario compito di diffondere la cultura Italica nel Sud Est Asiatico. Allergico al polline del Texas centrale, drogato di caffelatte, legge libri su come diventare milionario facendo la raccolta di rifiuti differenziata. Ha recentemente ottenuto la green card, ma crede ancora che sia la tessera del negozio di giardinaggio sotto casa. Possiede una TT convertible di rappresentanza e sfreccia per le (poche) high-way della capitale texana come se fosse sulla Torino-Bardonecchia.
  • Steve. Altro manager, questa volta lazialeamericano. Impegnato in un progetto di fusione di una Fajita coi carciofini alla Romana, Steve è un cuoco d’eccezione, e ti fa sentire come se fossi a casa. Con una passione per le scarpe (ne ha ottantacinque in bagno e trentasette in garage) è da qualche mese coinvolto in una missione poco chiara, a dir la verità, nell’Europa dell’Est. Sembra che sia invischiato in una storiaccia di mafia russa, scorie radioattive e spionaggio industriale per Gazprom.

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Los Angeles. La città del futuro.

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Arrivare a Los Angeles da Austin è come prendere un volo da Poggibonsi a Milano. Intetndo dire, l’effetto che fa l’arrivo a LA dopo aver passato quarantott’ore nella pacifica Austin è devastante. L’aereo impiega venti minuti per attraversare la sola città e avvicinarsi al luogo dell’atterraggio. E’ notte. Niente nuvole. Limpido. In basso una distesa senza fine di luci urbane e fasci colorati di neon.

Arrivo. Autonoleggio. Mi immetto sulla I-405, diretto a San Diego. Sono sull’highway a sedici corsie – otto per lato, quattro dedicate al Car Pool (auto con più di due passeggeri) e mi lascio trasportare dallo tsunami di auto diretto a Sud.

Qualcuno (Mike Davis?) affermava tempo fa che il centro del mondo – culturale, politico, finanziario – stava lentamente spostandosi, verso ovest. Londra, nel diciottesimo secolo. NY, nel diciannovesimo. LA nel ventesimo. Chissà. Forse quel qualcuno non aveva tenuto in conto lo sviluppo dell’Oriente. Ma l’impressione che fa LA ogni volta che la si sorvola è comunque quella: la città del futuro. L’agglomerato urbano multilivello dipinto in alcuni film di culto. Bladerunner, Strange Days, Nirvana.

La resa dei conti.

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Ci siamo. La resa dei conti. Alitalia. Ne ho parlato mille volte. L’ultima, qui. Certo,

Express Check In, Voicemail Check Out.

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Il tempo è denaro. E gli hotel ti permettono di risparmiare tempo con metodi sempre più sofisticati. Voicemail Check Out. MultiResort di Orlando. Sempre lo stesso dei post qui e qui. Il conto viene appeso alla tua porta il giorno del check out. Con messaggino che riporto fedelmente.

When you are ready to vacate your room simply dial 7234 for the voicemail check-out. Leave your name and room number. Have a great day.

Tu lasci nome e camera sulla segreteria e sparisci. Anche il Check-in si automatizza. Prenotando al Radisson LAX di Los Angeles è possibile fare il check in online. L’Express Check In. In breve fai tutto su web; scegli la camera, l’orario, wifi, piano alto o basso, la sveglia per l’indomani, fumo o no, vista panoramica piste aeroporto o vialone periferico suburbano (molto gettonato pare), insomma tutto questo genere di cose; poi arrivi quando ti pare e la chiave ti attende già all’Espress check-in.

Il tempo è denaro. E da queste parti sembra che lo abbiano capito bene (peccato poi che tu debba perdere venti minuti al front desk per un codice wifi. Ma questa è un’altra storia).

Il Fraterno Ordine delle Aquile.

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Convention Center. Orlando. Oltre al Summit per il quale mi ritrovo da queste parti il Convention Center ospita altri meeting. Alcuni originali. Copio, dallo schermo di fronte.

- Fraternal Order of Eagles. Mid Winter Conference.
- AFIAC (Associazione Fidanzate Incinta Azione Cattolica? Associazione Fantastmagorica Interazione Amichevole con i Cyborg?)
- Bay Life Elders Concert
- US Army Marriage Enrichment Retriet

Il mio Summit deve proprio essere il più noioso. Non ho dubbi.

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