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October 2005 Archives

Dagli Appennini alle Ande.

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Visto dal sottoscritto.
Appena rientrata dalla Sicilia. Asia. Ed eccola pronta per la Val d'Aosta. Si parte. Per il ponte. Che tanto per lei essere a Catania o ad Aosta non fa differenza alcuna. Carico in auto l'ultima delle ventitrè valigie. E si parte.

Visto da Asia.
Io non lo so. Perchè 'sti due mi fan passare dai venticinque gradi centigradi di quell'isola in mezzo al Mar Mediterraneo ai tre gradi della più grande catena montuosa d'Europa. Potevano pensare ad un passaggio termico graduale. Chessò. Gli Appennini. Le Alpi Apuane. E invece no. Le Alpi. E sia. Partiamo.

Fontanarossa, l'aeroporto di Catania, è uno dei luoghi più inospitali del pianeta, rispettivamente dopo il deserto dell'Atlante, le lagune della Florida infestate dai caimani, la Death Valley, le aree depresse del Kabardino-Balkaria e il tratto Milano-Bergamo dell'A4.

Sono già in molti i Tour Operator specializzati in viaggi Dimensione Avventura che hanno aggiunto Fontanarossa al loro portafoglio, insieme al Rio delle Amazzoni, la Giungla del Vietnam e la Foresta australe della Tasmania.

Fontanarossa è un aeroporto a misura d'uomo. Di un uomo, per la precisione. Che più di un uomo in quell'aeroporto non ci sta mica, figuriamoci le migliaia di passeggeri che quotidianamente transitano in quell'inferno. Non ci sono sedie per sedersi, a Fontanarossa. Devi andare al primo piano - a piedi, la scala mobile funziona solo a Natale e durante il Thanksgiving - sederti nel corridoietto, poi al momento del volo riscendere (sempre a piedi) quindi avventurarti verso i gate.

Avventurarti, si. Perchè l'ingresso ai gate è degno di una prova dell'Isola dei Famosi. Ci metti venti minuti a capire qual'è la coda, dopo vari tentativi dietro a famigliole festanti che salutano i bisnipoti in partenza per Brooklin e che dopo dieci minuti ti guardano come per dire e tu che minchia vuoi? Poi c'è il serpentone. Poi il controllo. Poi il gate. Poi si va a piedi all'aeromobile, così, per prendere una boccata d'aria pulita, che in Sicilia fa sempre bene. E poi si parte. E lo si vede da lontano. Fontanarossa. Eccolo. E' lui, si. Orgogliosi. Di poter dire si, io si, io si che ce l'ho fatta!

Nota. Per dovere di cronaca. Stanno costruendo un nuovo terminale. A Fontanarossa. Me li immagino già. I Tour Operator dimensione avventura. In lastrico. Chiedere i risarcimenti. E accontentarsi della (terribile) A4.

Pasta Mundial.

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Congresso Mondiale della Pasta. Dove. Roma. No, no. Forse Napoli. No. Bologna, si, sarà Bologna. No, acqua, acqua. Allora Torino. O Genova. No, no, siete lontani, no. Posillipo. Salerno. Chessò. Catania. Padova. Pesaro. Forse Jes...

Barcellona. III Congreso Mundial de la Pasta. Third Pasta World Congress. Qui. Pasta. Congresso Mondiale. A Barcellona. Sul serio eh. Già. Da non credere.

Insomma. Tutto questo per dire che riparto per Barcellona. No. Non per il Congresso. Ma se trovo un pò di tempo. Perchè no. Chissà.

Sono in crisi i Socialisti Italiani. E' innegabile. Craxi dice bù e De Michelis risponde pù. Non si intendono. Non sono sulla stessa onda. Sono in crisi. Anche Al Bano e la signorina bionda colle labbrone sono in crisi. Lui la lascia in tivvù. Lei se ne fotte e lo rilascia, sempre in tivvù. Grossa crisi.

E pure la Cidielle è in crisi. Si. Chiaro. Tentano di tutto. Tutto di tutto. Ormai. Pur di sopravvivere. E la legge elettorale. Eppoi la parcondìcio. E la legge ics. E la legge ipsilon. Come se si potesse fermare il tempo, con due leggine. Sono in grossa grossa crisi. E anche Striscia la Notizia è in crisi. Faceva ridere un tempo. Bei tempi, quelli. Adesso fanno tenerezza. Come si sono ridotti. Poverini. Coi video dei bimbi e degli animaletti. Che non sanno più cosa dire, oggi. Sono in crisi.

E anche la Confraternita è in crisi. Il lato oscuro della forza si sta impossessando di lei. La Gecocena di ottobre è stata cancellata. Un anno fa un siffatto avvenimento non avrebbe neppure fatto capolino nella (seppur fervida) immaginazione dei Gechi della Confraternita. Gravi conseguenze si stanno per abbattere sulla Confraternita. Correnti interne. Discussioni sulla sua stessa esistenza. Il Dado è tratto. Guai ai vinti. Cartago, delenda est.

Ma un pugno di valorosi Gechi riprenderà in mano la situazione. Essi (si dice ancora essi? oddio, è da un pò che non trovo la parola essi su un quotidiano. Che sia obsoleta, ormai?) - essi, dicevo, rappresentano il lato buono della forza. Il bene. La Confraternita deve cambiare, per sopravvivere. Lo Statuto deve essere rivisto. Le leggi modificate. Il porto versato nei calici. No, questo forse no. Cambiare per sopravvivere. Altrimenti la Confraternita si incamminerà verso un crudele - ma ancora non segnato - destino.

Da tanto. Da troppo. Tempo. Non si parlava qui, su g&f, di Fede Basso. Ma l'attesa è terminata. Stasera, se tutto va bene (leggi: se non cade il governo, se Silvio non ne combina una delle sue, se Follini non si dimette una seconda volta e così via), il grande ritorno.

Fede Basso strikes again. Fede è a Zelig Off. Stasera. Alle ventitrè e venti. Uno dei primi. Non perdetevelo. No. Eh.

Piesse. E by-the-way, Fede è anche uno degli autori della prima sit-com di questa pagina qui.

Agrigiusec - Toscana.

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Della stessa serie. Agrigiusec Lombardia [link]

Autunno. La stagione più bella blablablà. I vini, le vigne e tutto questo genere di cose. Cibo, sagre e vattelapesca. Sudoku e beauty-farms. Torna Agrigiusec. Seconda puntata. Agrigiusec Toscana. Per l'esattezza. Agriturismi. Provati dal sottoscritto. Tutto ciò che c'è da sapere. Prezzi, cibo, camere. Tutto. La guida più sgangherata, meno attendibile, meno radical-chic, più bohemienne, meno berlusconiana agli Agriturismi Italiani.

Nota al post. La Toscana pullula di Agriturismi, ormai. E' semplicemente incredibile. Vagare tra le colline del Chianti e scoprire decine, centinaia, migliaia di agriturismi nascosti tra le vigne. Questa è dunque una guida minima. Una goccia nell'oceano. Un ago nel pagliaio.

- Agriturismo "Volpaia", Radda in Chianti, Siena
- Agriturismo "Villa Il Crocicchio", Firenze
- Agriturismo "Fattoria Montalbano", Reggello, Firenze
- Agriturismo "Castello di Tornano", Gaiole in Chianti, Siena
- Agriturismo "Rinascita Agricola", Lamporecchio, Pistoia.
- Agriturismo "Castello di Modanella", Rapolano Terme, Siena.

New Milano.

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Milano riempita di grattacieli. Dice Celentano. Il grande esperto di urbanistica. Celentano. Bene. E allora? Grattacieli. Cosa c'è di male. Anche i grattacieli possono incarnare il senso del bello. Di una città. Certo. Parchi. Verde. Milano ne è povera, oggi. Nonostante i nuovi parchi inaugurati ai limiti dell'area urbana. Parchi. Verde. I navigli. E i grattacieli. Ma non solo questo.

Milano brutta e riempita di grattacielli. Non la pensano così le grandi star dell’architettura mondiale di questi anni, da Foster a Libeskind, da Isozaki a Chipperfield, da Piano a Hadid, da Botta a Gregotti. Tutti coinvolti nella rivisitazione della nuova città.

Milano, rinascita dell'architettura italiana. In nessun'altra città del paese sono allo studio così tanti progetti architettonici e di rivalutazione di aree dismesse. I nuovi progetti sono elencati in un bel libro di Sebastiano Bartolini. Milano. Nuova Architettura. Le foto sono sbalorditive. Chissà se Milano sarà davvero così. Tra dieci anni. Chissà.

Questa è la mappa della città e dei nuovi progetti. Ed eccoli. I progetti architettonici. Grattacieli. Torri. Nuovi centri urbani. Alla faccia del grande urbanista. Adriano Celentano.

Quel gran figlio di Blogger.

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No. Niente insulti. Dopo Asia, altre due blognascite. Federica. Figlia di quell'individuo il cui blog langue ormai da tempo immemorabile. E poi Raul Lorenzo. Italocubano. Indovinate un pò chi è il bloggerpapà?

Autunno a Milano.

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Settimane in viaggio. L'ultima passata in una scolorita e noiosa Monaco. E' bello tornare a Milano. A Milano c'è l'autunno. No, no. Intendiamoci. Non è poi così ovvio. Pensateci. Un pò.

A Dubai? No, figuriamoci. Quaranta gradi. Umidità al trecentopercento. Poi si scende a trenta, a Febbraio. Si. Fa un pò più di freschino. Ma l'autunno, neppure la sfiora, Dubai. Copenhagen. autunno a Copenhagen? Ah. Ah, ah. Ci son già cinque gradi. E' pieno inverno. Si esce col giubbottone. C'è un freddo cane. L'autunno è già sparito. Da un pezzo. Barcellona. C'è l'autunno a Barcellona? Scherzi. C'è una post-estate. Poi si giunge al pre-inverno, senza accorgersene. E poi si torna alla pre-primavera. Infine l'estate. Tutto qui. Autunno? Nada. Donde està? No se.

A Milano, no. A Milano c'è l'autunno. La mia stagione preferita. Non avrei le fogliolone gialloverdi sul banner in alto, se non lo fosse. Le foglie cambiano colore. Diventano rosse. Gli alberi. I viali. I (pochi) parchi. Anche le trasmissioni televisive tornano ad essere rosse. Pure le elezioni. Sembra. Io assisto a tutto da lontano, mentre viaggio. Giornali. Web. Come fossi uno spettatore. E poi torno. Qui. E mi godo la mia stagione. A Milano. L'autunno. Il più bell'autunno metropolitano d'Europa.

In volo.

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Visto dal sottoscritto.

Ora. Settantacinque euro. Settantacinque. E niente posto a sedere. Quindici di biglietto. Sessanta di tasse. Incredibile. Questa è Alitalia, baby. Alitalia. Asia ha due mesi. Non ha diritto ad un posto. Epperò paga settantacinque euro. E sia. E poi Alitalia non ha neppure quei simpatici baby-kit che Lufthansa regala a tutti i bimbi, e non ha la cintura dei bimbi e non ha un bell'accidente per i bimbi e non ti aiuta neppure a trasportare i miliardi di bagagli che devi portarti a bordo per i bimbi. E sia. Tutto procede per il meglio. Talmente bene che Asia decide di espletare una delle sue funzioni vitali più complesse. A bordo. Una di quelle funzioni che solitamente porta a termine ogni due-tre giorni. Ma si sa, il volo è un'occasione unica, quindi vale la pena approfittarne. E poi si arriva e nessuno di Alitalia ti aiuta a recuperare i baby-bagagli e insomma, va bene sopportare tutto ma 'sti stronzi di Alitalia un pò più di riguardo per la categoria dei bimbi di due mesi dovrebbero averla. Dico io.


Visto da Asia.

E così papà mi porta in una casa gigantesca. Bella. Grande. Tante luci. C'è tanta tanta gente con le carrozzine di metallo, ma invece dei bimbi hanno le valigie. Che bello. Le carrozzine colle valigie dentro. Che originali. Poi papà va da una signorina e inizia a dire settantacinque ma come settantacinque ma non posso credere che sia settantacinque. Beato lui. Chissà cosa gli ha regalato la signorina. Forse settantacinque orsi Pippi. Chissà. Poi passiamo sotto un tunnel e il tunnel fa bipbip e un signore grosso col pizzetto mi si avvicina con un giocattolo che fa pì-pì-pì, bello il giocattolo, sarà un'ultima novità Chicco. Poi si sale su un'auto gigantesca. Mica come quella di papà. Noooo. Una gigantesca. Ci entriamo io, mamma, papà e tanti altri signori coi loro giocattoli. E poi l'auto impenna e sembra di essere in cielo e io sento un pò di rumori nel pancino e poi insomma, avete capito. Mamma e papà mi guardano e dicono cose come non avrai mica e non ti sarà venuto in mente mica. Ma io non capisco e mi guardo intorno e tutto adesso sembra più rilassante. E poi si scende giù e c'è tanto caldo e papà dice benvenuta in Sicilia!. Ma io non so che è Sicilia. Forse è una nuova idea Chicco. Forse è il nome della signorina dei settantacinque orsetti. Chissà.

Quattro miliardi di voti.

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Arrivo dalla Sicilia. Appena in tempo. Linate. Tangenziale Est. C'è foschia, a Milano. Tredici gradi. Erano ventiquattro. In Sicilia. Sono le ventuno e quarantacinque. Vado a votare. Milano Sud. A me tocca la sede del Comune di San Donato. Niente aperitivi, ne messimpieghe, dunque.

Coda. Mi registro. Le schede sono terminate. Mancano dieci minuti. Come le schede sono terminate. Niente da fare. Terminate. Evidentemente si aspettavano meno gente, da queste parti. Poi arrivano le fotocopie e la situazione è salva. Mi danno una fotocopia in bianco e nero. Matitone. Metto la mia bella X. E vado a casa.

Schede terminate. Code. Ci si aspettavano quattrocentomila voti. Hanno votato in quattro milioni. Più di quattro milioni. Uno zero. Uno zero in più. Questione di poco conto. I seggi sono chiusi. C'è ancora gente per strada. Da quattrocento mila a quattromilioni. E' la fine, Silvio. E i quattromilioni diventeranno quaranta e poi quattrocento e poi quattromila. Quattromila milioni di Italiani voteranno contro il Signor Silvio Berlusconi, ad aprile. Silvio, mettiti il cuore in pace. E' la fine.

Quattro miliardi di persone. Quattro. Pensa. Pensa quante fotocopie. Cristo.

Sicilia.

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Sicilia. Domani Asia parte. Per la Sicilia. Vado con lei. Il suo primo volo. Due mesi e una settimana. Avevo vent'anni. Quando presi il mio primo aereo. Vent'anni e una settimana. Uno zero in più. Questione di poco conto.

Sicilia. Tra undici anni non sarà più necessario prendere un aereo. Ci sarà il ponte. Poi si resterà bloccati ore per percorrere pochi chilometri. Direzione Palermo o Catania. Ma questa è un'altra storia.

Sicilia. Totò Cuffaro ha aperto uffici di rappresentanza della Regione Siciliana. In tutto il mondo. Parigi. Tunisi. Bruxelles. Cina, Australia, Russia, Brasile, Canada sono in apertura. A nostre spese. Ma questa è un'altra storia.

Sicilia. Il nostro Cuffaro ha istituito anche quindici uffici speciali, tra i quali uno per lo sviluppo della solidarietà internazionale. Un altro per le relazioni euromediterranee e l'insularità. E poi l'Urdi, l'Ufficio per le relazioni diplomatiche internazionali. La Regione Sicilia. Sempre a nostre spese. Ma anche questa è un'altra storia.

Sicilia. Domani Asia parte. Per la Sicilia. Vado con lei. E' il suo primo volo.

Neo-lingua.

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Da sempre. Amo gli idiomi. Le lingue straniere. Mi appassionano. I codici. Le curiosità linguistiche. E' per questo che ho imparato lo spagnolo. E' per questo che mi accingo - con fatica - a studiare il tedesco. E' per questo che. No. L'inglese ho dovuto impararlo. Stop.

E adesso che Asia ha due mesi ed inizia a intavolare le prime lunghe discussioni, mi concentro anche sullo studio della sua neo-lingua. Ecco cosa ho scoperto. Una regola per tutte. Ogni frase può avere mille significati. Il bello è capire quale si adatta alla situazione contingente. Ecco. Un breve dizionario.

Nghè.
- No, grazie.
- Forse, prego.
- Per favore, mi passi il biberòn?
- Vorrei proprio dare un'occhiata alla puntata odierna di Porta a Porta.
- Scusa, ma chi è quel nano spelacchiato col faccione? (riferendosi ad un'apparizione di Silvio Berlusconi al Tiggìcinque).
- Ma secondo te dove dovrei votare per le primarie?

Nguè.
- Perchè quel signore si dispera nella foresta? (riferendosi ad un Al Bano piagnucolante in una puntata dell'Isola dei Famosi)
- Scusa, ma secondo te il PIL irlandese crescerà nel 2005?
- Mi compreresti un pupazzetto colla faccia di Calderoli?

A casa.

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Tre settimane. Da tre settimane. Non ero più abituato ai nove gradi. Nove gradi. Nove. Meno di dieci. Nebbia sulla tangenziale. Code. Alle sette e mezzo del mattino. Ma ti rendi conto. E poi la tivvù. Bella la tivvù. Lapo, quello della FIAT figa che esagera un pò con la dose. E poi Al Bano che divorzia via Reality. E ancora. La Cidielle a Ballarò. Che in due ore non riesce a rispondere alla domanda perchè? perchè cambiate la legge proprio adesso? E poi, poi, poi.

Le primarie. Si va a votare in macelleria. In libreria. Nei camper. Spero mi capiti un bar. Almeno ne approfitto per un aperitivo. E il traffico di Milano. Capite. Volando il traffico lo si dimentica. E i parcheggi. E Corso Vercelli con la sua anonima folla silvioberlusconiana.

Finalmente. Rieccomi. Sono di nuovo a casa.

Gravi errori di valutazione.

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Dubai. Meeting. Unico Europeo. Meglio, unico Occidentale. Libanesi. Un siriano. Sauditi. Un Kuwaitiano (Kuwaitense?). Abiti occidentali. Giacche. Cravatte. Formali. Ambiente. Formale. Modi di fare. Tutto il contrario. Sono accolto come fossi un amico. Ci si da del tu (e non si potrebbe fare altrimenti, visto che si parla in inglese; tuttavia, l'atmosfera è da tu, non da lei). Ci sono due donne. Manager. Un meeting del genere non sarebbe potuto avvenire in Arabia. Dove alle donne non è permesso occuparsi di business (e di tanto altro). Ma siamo a Dubai, baby.

Si parla della famiglia. Bambini. La vita. Temo di fare passi falsi e cerco di restare su canali sicuri. Niente religione. Niente politica. Il meeting va bene. Sta per terminare. Improvvisamente si fermano tutti. In piedi. Anch'io, in piedi. Si spostano in un angolo. Tolgono le scarpe. Si inginocchiano. Iniziano a pregare. Io esco dalla stanza.

Barcellona. Settimana scorsa. Un collega. Siriano. Lascia il meeting un giorno prima del termine. La moglie lo ha chiamato. Deve tornare a casa. Ha inizio il Ramadan.

Avvicinarsi alla loro cultura è semplicemente affascinante. Osservare come riescano a conciliare tradizione e business è, pure, affascinante. Il modo informale con cui ti trattano ti lascia sorpreso. Non ci sei abituato. E' difficile credere che gente come questa stia infiammando il mondo. Stiamo commettendo errori di valutazione di dimensioni apocalittiche. Ne sono sempre più convinto.

Che gli scettici passino una settimana a Dubai. O a Beirut. E torneranno. Con qualche dubbio in più. Senza nuove convinzioni, forse. Ma con qualche ragionevole dubbio. In più.

Pippo, Silvio & co.

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Visto che qui si parla spesso di Asia, non posso non presentarvi alcuni - solo alcuni, sia chiaro - degli amici che rendono fitte di impegni le sue giornate. Da sinistra a destra, in foto:

- Gianfranco, la giraffa. Strano individuo, dal passato incerto. Adesso cerca di sdoganarsi, già, è furbo lui, ma gli altri animali sono spesso diffidenti. E a ragione.
- Umberto, il cammello. Arriva da Dubai. Dove ha creato la Lega Cammelli del Nord. Con alcune richieste inaccettabili per la comunità di cammelli locale. Per cui è stato sbattutto fuori a calci nel sedere. Ed eccolo. A casa del sottoscritto.
- Silvio, il coniglio. Arriva da Monaco. Ha manie di grandezza, vorrebbe giocare sempre con Asia - lui, lui e soltanto lui. Ha un passato da coniglio pianista nel Duty Free dell'aeroporto di Monaco.
- Pippo, l'orso. Originario di Berlino. E' il leader del gruppo, e ha conquistato le simpatie di Asia. Lo si vede anche da qui.
- Romano, il papero. Italiano. Sembra venga da Bologna. Conosce bene l'Europa, ha vissuto per anni a Strasburgo. E' perennemente a dieta. Sembra che non corra buon sangue tra lui e Silvio. Chissà perchè.

Due mesi.

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Due mesi. Asia ha compiuto due mesi. Venerdì. Era così, due mesi fa. Questo invece è il suo nuovo fotoset. Due mesi compiuti in compagnia di mamma e papà. E dei nuovi amici. L'orso Pippo (in foto). Il coniglio Silvio. Il cammello Gianfranco. La giraffa Perferdi. E tanti altri simpatici personaggi.

Dopo la radio, la tivvù. Intervista in tivvù. Nooo. Mica tivvù pubblica. No. Mica Telecinco. No, no. Intereconomia. Tivvù digitale. Una Bloomberg spagnola. Un pò più allegra e colorata. Mica Telecinco.

Piuttosto. Telecinco. Mi dicono che Telecinco ha superato ogni record di ascolto in Spagna. Con un programma spazzatura. Si chiama Aqui hay tomate! che poi significa Qui c'è il succo, qui c'è la polpa, insomma, qui c'è qualcosa di interessante da scoprire. E le scoperte in ordine sono: la figlia di Al Bano è ancora viva e non si è mica suicidata a Nuova Orleans. Poi c'è la storia di una signora morta che invece è viva e vegeta e se la spassa coi playboy andalusi. E poi Beckam preoccupato per non so cosa. E la crisi matrimoniale di due tizi spagnoli. E tutto questo genere di cose. Al Bano è andato in Spagna e ha denunciato pubblicamente la giornalista (giornalista? giornalista???) di Telecinco che aveva ideato la storia sulla figlia. Tutto il resto del palinsesto di Telecinco gira attorno alle storie di Aqui hay tomate. Un programma per discutere dei casi. Un altro per discutere sul programma che discute dei casi. E così via. Insomma, il Berlusconismo dilaga anche nella penisola iberica. Poveri loro. Esportiamo merda, in tutta Europa.

Ma torniamo a noi. Intereconomia. Intervista. Otto minuti. Otto interminabili minuti. Trucco. Mi spiattellano una roba in faccia e mi dicono che sono pronto. L'intervista è in italiano, quando io l'avevo preparata a memoria in spagnolo, e quindi devo rivedere tutto in pochi minuti. L'intervistatrice è una madrilena che parla italiano con accento bolognese e mi fa domande come ma allora è verità che Spagna è retrazada per l'investimenti sopra IT? Io devo capire prima cosa mi chiede, poi rispondo. Mi resta il dubbio che le mie risposte abbiano qualcosa a che fare con le domande in bolognese, ma questo è secondario.

Mi dicono poi che taglieranno e incolleranno tutto e che verrà fuori un'intervista coi fiocchi. Cut & paste. Già. E' il fantastico, incredibile, intramontabile mondo della Tivvù.

La nuova Barcellona?

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Tu manchi per 3 mesi. E lei cambia. Non è più la stessa. Bastano pochi mesi. Caso unico, in Europa occidentale. La Torre Agbar. Nuovo simbolo della città. La nuova area del Forum. I nuovi hotel sul mare. Il nuovo profilo. La Rambla. Era un bordello a cielo aperto. Ai tempi di Marrakesh Express. Adesso è un salotto turistico e radical-chic. H10 ha comprato tutti i fatiscenti hotel della parte alta della Rambla e dell'area attorno a Plaza Catalunya facendone degli hotel stylish. Nuovi ristoranti. Nuovi caffè.

Italiani e Inglesi si riversano in massa sulla Rambla, sempre e solo sulla Rambla, nient'altro che la Rambla, come se fosse l'unica zona da vedere della città, senti parlare romano e napoletano e gallese e scozzese. Ma è anche un vantaggio, che è di una facilità senza pari evitarli. Basta camminare per le vie parallele, dove i turisti non arrivano.

Barcellona cambia ogni volta che la rivedo. La gente no. Resta sempre uguale. Adesso richiede lo Statuto. Per raggiungere quell'autonomia attesa da decenni. Con la propria lingua. Le proprie finanze. I propri tribunali. E chiudersi al mondo esterno. Agli immigrati. Ai lavoratori. Agli studenti internazionali che pensano di arrivare in città e ascoltare lezioni in spagnolo. E a quelli come me, che la vedono scivolare verso un inarrestabile e forse pericoloso (chissà) processo di autonomia.

Onda Cero.

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Ora, lo so. Che tutti voi parlate un fluente catalano. Che dico fluente. Madrelingua. Lo so. Si. E so anche che ascoltate quotidianamente Radio Onda Cero (pronuncia Radio Onda Sero). La versione catalana, chiaro. E allora vi segnalo una mia intervista nel programma di economia della Radio in questione. Programma che andrà in onda domani sera. Giovedì. Alle 21.00. In catalano e spagnolo. Chiaro.

Argomento. Mercato del software spagnolo. Delocalizzazione della produzione nei paesi dell'Est e Asia. ICT. Prospettive per il futuro.

Che tanto voi siete tutti tri-quadrilingue. E siete tutti interessati alla delocalizzazione. Lo so. Certo che lo so.

Laguna Beach.

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Dicono che Laguna Beach sia la città degli artisti. In questa striscia meridionale della California. Orange County. Dicono che i creativi, i pittori, gli alternativi si concentrino a Laguna e la colorino, coi loro negozietti, musei, vernissage, mostre.

Dicono anche che i condos - che non sono i preservativi, come qualche distratto potrebbe erroneamente pensare, ma i condomini, dei parallelepipedi di stile fintomessicano con appartamenti da due camere da letto, moquette, pareti di cartone e aria condizionata - arrivino a costare anche quattrocentomila dollari (distratti, vi immaginate un preservativo del valore di mezzo miliardo?). E così mi chiedo che tipo di artisti possa vivere qui a Laguna, quale strano tipo di neocreativi, per potersi permettere uno stile di vita del genere, uno stile di vita alla Silvio Berlusconi.

Ristorante. Dicono che sia uno dei migliori, qui a Laguna. Pesce. Frutti di mare. Di prima scelta. Menu. Cerco. Cerco qualcosa di leggero, chessò, un pesce ai ferri, un branzino, un'orata, una sogliola. Olio e limone. Non trovo niente di meglio che un pesce Mahi Mahi con purè, broccoli e bacon. Ottima scelta mi dicono. E resto così, a guardare il Mahi Mahi. E l'oceano. Sconsolato.

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