Arrivo a Napoli che sono le sette del pomeriggio. Capodichino. Aeroporto da terzo mondo. Peggio. Il collega del Camerun che ha fatto il viaggio con me mi dice che l'aeroporto della capitale del suo paese (Iaundč, Iaoundč, Yaondč, non so) č molto piů pulito, grande e moderno. E sia.
Ho letto l'Espresso. In volo. Primo piano. Articolo di Leo Sisti. Napoli addio. Se le cose dovessero davvero andare cosě. Beh, allora si che č un disastro. Evitiamo di farci influenzare perň. Prendo un taxi. Trenta euro. Zona ferrovia. Hotel. Mi indicano un ristorante. Mi dicono che č meglio non andare a piedi. Il ristorante č a cinque minuti. A piedi. Devo prendere un altro taxi, per andar lě?
Sono daccapo in taxi. Torno a Capodichino. Sono passate ventiquattr'ore dal mio arrivo. Me la ricordavo piů allegra, Napoli. Stesso percorso dell'andata. Stesso orario. Stesse valigie. Stesso tempo di percorrenza. Diciotto euro. Erano trenta ieri. Evito di fare domande. Saranno le fluttuazioni monetarie dell'Euro nel Napoletano. Prendo il volo. Sono a Malpensa. Tutto č piů familiare, qui.
Napoli, addio.
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