Millenovecentonovantacinque. Estate. Ero a Houston. Per la prima volta. Città da incubo. Quaranta gradi. Per lo meno. Umidità centopercento. Entro in città in auto. Miglia e miglia di sobborghi. Come questo. Resto col fiato sospeso. Periferia infinita. Ispanici. Neri. Poi arrivo in downtown. Solita downtown finanziaria. Deserta dalle sette in poi.
Impossibile fare un giro a piedi. Caldo. Issimo. Umido. Sembra di essere a Lorenteggio in pieno agosto. Resto in auto, all'aria condizionata. Sporca. Quartieri clonati all'infinito. Mi perdo in continuazione. Il Dome è mastodontico. Six Flags. La NASA. Aree artificiali. Niente metrò. Bus. Per percorrere decine di miglia. Figuriamoci. Highway. Una città da incubo. La città dei Bush. Del petrolio. La terza città degli Stati Uniti. Una delle più inquinate del pianeta. Altro che Milano e le targhe alterne. Sotto la cappa trecento giorni l'anno. L'amministrazione che se ne fotte dei disastri ambientali. Decisi di non tornarci mai più. In realtà ci misi piede. Un altro paio di volte. Sempre malvolentieri, però.
E ora. Pensare che Houston stia per essere evacuata mi fa semplicemente impazzire. Milioni di persone in fuga. Un film. Un incubo. Houston è la peggiore città che abbia visto negli Stati Uniti. Ma non si merità una fine del genere. Certamente no.
- Rita Blog, via Houston Chronicle
- Houston.com
- L'evacuazione, via Washington Post.
- dove passerà Rita, via Washington Post.
- sedici ore per arrivare a Austin (ce ne vogliono quattro, in genere), via Houston Chronicle
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