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September 2005 Archives

Una domanda mal posta.

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Sir? Volo. Francoforte-Frankfurt. Losengeles-Los Angeles. Economy. Dormo. Buio. Mascherina sugli occhi. Sir? Sir? We are pleased to offer you a dinner. Di già. Saranno le quattro del pomeriggio. Dinner. Alle quattro. Avrò sognato. E continuo a dormire. Sir? What would you like to have? Chicken or Pasta?

Dormivo. Come Chicken o Pasta? E, no. E' una domanda mal posta. Chicken o pasta? Come si fa a rispondere. Come. Chicken. Pasta. Mi sarei aspettato altro. Esempio.

• Sir? Pasta alla Norma or Pasta al pesto ligure?
• Sir? Pasta col sugo e basilico or Risotto alla milanese?
• Sir? Tortellini or Cannelloni?
• Sir? Spaghetti allo scoglio or Pasta con le sarde?

Ma Chicken or Pasta no. Pasta con chicken. Non capisco. Oppure. Oppure mi sarei accontentato di altro. Questo. Ad esempio.

• Sir? Chicken or Stracotto con Polenta?
• Sir? Chicken or Tagliata coi carciofini e le erbe aromatiche?
• Sir? Chicken or Branzino con vinello bianco e pomodorini?

Ma Chicken or Pasta no. E allora sto per scegliere chicken e mandarlo a quel paese ma lui si fa avanti e aggiunge pasta is a vegetarian plate. Beh, allora. Se pasta è un piatto vegetariano allora si. Allora è chiaro. Allora capisco tutto.

Prendo comunque il chicken. Ma capisco tutto. Per lo meno, credo.

Come finiremo.

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Così. Ci tocca. Prima o poi. A noi Italiani. Me lo sento.

Oktoberfest photo-set

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E visto che si parla di raffinatezza e stile, eccovi un mini-reportage (qui l'intero fotoset) dall'ultima edizione dell'Oktoberfest bavarese. Già. Stile, soprattutto. Inconfondibile, lo stile.

Rotta su Monaco.

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Passare improvvisamente da Dubai a Monaco è uno shock. Il tipico shock spaziotemporale che si avverte passando improvvisamente dal Sud al Nord, dall'Est all'Ovest, da Lorenteggio a Montenapoleone, da Vibo Valentia a Sestri Levante. E' uno schiaffo. Peggio. Un pugno nello stomaco. Perchè. Come perchè. Ma come perchè. Facile.

• Si passa da quaranta gradi all'ombra con umidità centopercento e cielo senza ombra di un nembocumulo a quindici gradi con stessa umidità e cielo buio e senza possibilità di schiarite

• dai thé verdi e dai cafferini turchi e dai succhini di arancina e dai succhetti di tutti i fottutissimi frutti analcolici mediorentali si passa a quintali, che dico a quintali, a tonnellate di birra strabordante

• dai lenti orari sauditi si è sbalzati ai frenetici ritmi germano-bavaresi

• dalle mille razze affascinanti e sconosciute si passa alla monotonia pallidoteutonica

• dal Ramadan si giunge all'Oktoberfest

• e, infine, dalla raffinata delicatezza del tabulè e dell'hoummous si passa allo stincone nazionalpopolare e al patatone rotondo di carnemollica (o mollicacarne?).

E non ditemi che è poco.

Dubai (& Gitex) photo set

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Ed ecco qualche foto. Dubai. L' intero set. La Shopping Mall in aeroporto. Il Gitex Show. Ristoranti. Arabi coi mantelloni. I cessi con doccia. Le direzioni della Mecca per la preghiera. Un pò di Tivvù degli Emirati. L' Emilio Fede arabo. E tutto questo genere di cose.

Mille e una etnia.

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Difficile. Impossibile. Difficile fare business con gli abitanti di Dubai. Coi cittadini degli Emirati in genere. Non hanno interesse, del resto. Alcuno. Sono ricchi dalla nascita. Sfondati. Lo stato li coccola e paga loro qualsiasi richiesta abbiano durante il corso della vita. Viaggi. Pagati. Studi all'estero. Pagati. Casa. Pagata. Si godono la vita e bivaccano coi loro pigiamoni bianchi per resort, ristoranti e shopping mall (altro che i mille euro per il terzo figlio).

Il business è nelle mani dei Libanesi. I Libanesi sono degli imprenditori, dei creativi, dei venditori, dei markettari. Non c'è azienda, negozio, ristorante che non abbia un libanese nel management. Marketing è sinonimo di Libano, a Dubai. Del resto. Abituati a viaggiare. Un'istruzione ai massimi livelli - Università, MBA internazionali. Insomma, sono l'elite imprenditoriale degli Emirati.

I Siriani son pochi e non hanno lo stesso livello di educazione dei libanesi. E poi sono poco amati. Dagli altri arabi. Da tutti. Nessuno escluso. Per più che ovvie ragioni. E son pure antipatici.

Gli indiani costituiscono la maggiore etnia maggiore. Sono dei guru tecnologici. Ingegneri. Tecnici. Scienziati. Androidi. Maghi dell'IT. Tutti indiani. Strapagati - se confrontiamo i loro salari con le miserie che percepivano in India. Ma mettili davanti ad un business plan e manderanno l'azienda in bancarotta.

Eredità libanese.

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Dubai. Ho appuntamento alle dieci ma me la sono presa comoda che tanto gli arabi hanno un concetto della puntualità originale e relativo. Così sono arrivato nella lobby e sono già le dieci e trenta e non c'è anima viva in giro e ne approfitto per prendere un caffè. Uno stormo di cameriere thailandesi - elegantissime - si aggira per i tavoli e serve caffè e bevande dai nomi impronunciabili inginocchiandosi ai lati dei tavolini. Enjooooy your miiiilk (e by the way, la cosa ha un certo fascino e decido che a Milano chiederò alla cameriera del Movida di inginocchiarsi per servirmi l'aperitivo).

In ventiquattr'ore a Dubai ho visitato la Free Zone dietro l'aeroporto, ho fatto un salto al Gitex, lo SMAU del Medio Oriente, ma che dico lo SMAU, figuriamoci lo SMAU, la fiera italica in confronto è una sagra paesana. Donne col velo e occhiali da sole fashionable ipertecnologiche ai PC, l'occidente e l'oriente che si mixano davanti ad un Windows XP. Eppoi ho visitato il World Trade Center, pranzato al ristorantino arabo, segato una candidata libanese alla posizione di marketing manager per il Medio Oriente, cenato al ristorante libanese Notti Arabe, fumato il pipone all'essenza di fragola, visto le fondamenta di quello che sarà il più alto grattacielo del mondo.

Discovering Malpensa.

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E allora. Che si fa quando il tuo volo ha più di due ore di ritardo e tu sei qui a bighellonare in aeroporto e tutti i negozi sono fottutamente chiusi e non hai la più pallida idea di dove andare? Che si fa. Ti fai venire in mente qualche idea. Esempio.

- Malpensa Tour. Per i più dinamici. Alla scoperta dei meandri più gioiosi dell'aeroporto. Non scherzo, no, no. Ci sono uffici e negozi in giro che neppure potete immaginare. Interessante la visita all'ala in costruzione, quella in fondo-in-fondo dopo i parcheggi coperti, in fondissimo, direzione parcheggio remoto all'aperto non custodito a venti miglia di distanza dal Terminale.

- Cena al terzo livello. Nei ristoranti del terzo piano. Quelli che si raggiungono in scala mobile dai check-in. Quelli che ci sei solo tu e poi tu e ancora tu e qualche altro disgraziato che è arrivato lì per caso alla ricerca dei cessi.

- Sala VIP Lounge Alitalia (in alternativa per i più snob: British VIP Lounge o Lufthansa Salen Vippen). Io ho scelto questa opzione. Già. Connessione gratuita con cavo. A pagamento senza (cavo). Cavo gentilmente fornito dalla signorina Alitalia alla reception. Problema non da poco: entrano solo i VIP o i megaspaziofrequentravel o chi è in possesso - come il sottoscritto - dei voucher. I magici voucher che aprono tutte le porte Alitalia.

Detto questo, apro le contrattazioni. Vendo un voucher. Si parte da cento euro. Promozione. Regalo tessera Esselunga con 150 punti fragola. Chi offre di più?

Dubasti? Si, Dubai.

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Si riparte. Dubai. Tre giorni. Mai stato lì. E visto che da quelle parti il weekend si conclude oggi (il loro), mi preparo ad un weekend lavorativo (il mio). Lonely Planet. Guida Economist. Moleskine. C'è tutto. Si parte. Ah. Dimenticavo. Ana mu fahim. Wayn maktab el-bareed? Ana andee suda (*).


(*) dalla guida linguistica rapida della Lonely Planet. Non capisco. Dov'è l'ufficio postale? C'ho il mal di testa. Utile, 'sta guida.

Napoli, addio.

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Arrivo a Napoli che sono le sette del pomeriggio. Capodichino. Aeroporto da terzo mondo. Peggio. Il collega del Camerun che ha fatto il viaggio con me mi dice che l'aeroporto della capitale del suo paese (Iaundè, Iaoundè, Yaondè, non so) è molto più pulito, grande e moderno. E sia.

Ho letto l'Espresso. In volo. Primo piano. Articolo di Leo Sisti. Napoli addio. Se le cose dovessero davvero andare così. Beh, allora si che è un disastro. Evitiamo di farci influenzare però. Prendo un taxi. Trenta euro. Zona ferrovia. Hotel. Mi indicano un ristorante. Mi dicono che è meglio non andare a piedi. Il ristorante è a cinque minuti. A piedi. Devo prendere un altro taxi, per andar lì?

Sono daccapo in taxi. Torno a Capodichino. Sono passate ventiquattr'ore dal mio arrivo. Me la ricordavo più allegra, Napoli. Stesso percorso dell'andata. Stesso orario. Stesse valigie. Stesso tempo di percorrenza. Diciotto euro. Erano trenta ieri. Evito di fare domande. Saranno le fluttuazioni monetarie dell'Euro nel Napoletano. Prendo il volo. Sono a Malpensa. Tutto è più familiare, qui.

Napoli, addio.

Elvetici senza rete.

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Vai a Copenhagen. Hotel. Eurospot. Poi vai a Dusseldorf. Eurospot. A Monaco. E riecco Eurospot. A Barcellona: Eurospot. Poi a Napoli. Eurospot. Capisci. A Napoli: Eurospot. Mica Vodafòn. No. Eurospot.

Eurospot è il servizio Wi-fi di Swiss Telecom che sta spadroneggiando per gli Hotel Europei. Con tariffe a dir poco inopportune.

- dieci euro per due ore
- ventidue euro per un giorno (quasi la metà del mio abbonamento Fastweb mensile!)
- e così via, centinaia di euro per abbonamenti settimanali o mensili a prezzi improponibili

Vabbè. Tutto potevo immaginarmi. Cucù. Orologi. Cioccolata. Banche. Fotoni. Riciclaggio. Ma che gli Elvetici potessero conquistare un semi-monopolio del wi-fi alberghiero paneuropeo no. Questo proprio non me lo sarei mai aspettato.

Fuga dalla Megalopoli.

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Millenovecentonovantacinque. Estate. Ero a Houston. Per la prima volta. Città da incubo. Quaranta gradi. Per lo meno. Umidità centopercento. Entro in città in auto. Miglia e miglia di sobborghi. Come questo. Resto col fiato sospeso. Periferia infinita. Ispanici. Neri. Poi arrivo in downtown. Solita downtown finanziaria. Deserta dalle sette in poi.

Impossibile fare un giro a piedi. Caldo. Issimo. Umido. Sembra di essere a Lorenteggio in pieno agosto. Resto in auto, all'aria condizionata. Sporca. Quartieri clonati all'infinito. Mi perdo in continuazione. Il Dome è mastodontico. Six Flags. La NASA. Aree artificiali. Niente metrò. Bus. Per percorrere decine di miglia. Figuriamoci. Highway. Una città da incubo. La città dei Bush. Del petrolio. La terza città degli Stati Uniti. Una delle più inquinate del pianeta. Altro che Milano e le targhe alterne. Sotto la cappa trecento giorni l'anno. L'amministrazione che se ne fotte dei disastri ambientali. Decisi di non tornarci mai più. In realtà ci misi piede. Un altro paio di volte. Sempre malvolentieri, però.

E ora. Pensare che Houston stia per essere evacuata mi fa semplicemente impazzire. Milioni di persone in fuga. Un film. Un incubo. Houston è la peggiore città che abbia visto negli Stati Uniti. Ma non si merità una fine del genere. Certamente no.

- Rita Blog, via Houston Chronicle
- Houston.com
- L'evacuazione, via Washington Post.
- dove passerà Rita, via Washington Post.
- sedici ore per arrivare a Austin (ce ne vogliono quattro, in genere), via Houston Chronicle

Really unbelievable.

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Poco fa. Ne parlavo con due tedeschi. Uno di Dusseldorf. L'altro bavarese. Risultati delle elezioni. Come va, come non va. Le coalizioni. La "Giamaica". E tutto questo genere di cose. Sono ancora sotto shock.

L'idea di Schroeder di presentarsi in tivvù e annnciare la vittoria - nonostante il crollo delle preferenze e lo stallo in cui si trova adesso il paese - li ha sconvolti. E non poco. Mi stavo lasciando prendere. Si. Stavo per dire che da noi è normale. E' una cosa naturale. Che gli sconfitti si annuncino vittoriosi. Ricordate. Ricordate Silvio B. e combriccola alle ultime elezioni. Amministrative. Lo ricordate. Già. Ma poi, per pudore, sono rimasto in silenzio. E ho risposto, sconsolato. Con un Yes, really unbelievable. Falso. Falsofalsofalso. Falso fino all'osso.

La bella gioventù.

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Piemonte. Lago Maggiore. Stresa. Città geriatrica. L'età media a Stresa nel periodo autunnale è di novant'anni suonati. Per quanto mi senta vecchio, dunque, la mia presenza qui abbassa drasticamente la media e manda a puttane tutti i calcoli Istat. In estate le cose migliorano e si passa da novanta a ottantotto virgola cinque anni (di media, chiaro). Le cose peggiorano invece in inverno, approssimativamente da novembre a febbraio, quando si tocca la soglia massima di novantatre anni (sempre di media, chiaro).

Le giornate sono scandite da semplici e brevi attività, che mi permetto di riassumere nei seguenti punti.

1. Sveglia, alle sei del mattino
2. Colazione, mai dopo le sette
3. Passeggiatina. Poi partitina a bridge. Poi medicina.
4. Pranzo. Mai dopo mezzogiorno.
5. Pisolo. Tre / quattro ore di pisolo. Che non fanno mai male.
6. Passeggiatina. Poi partitina a bridge. Poi medicina.
7. Cena. Mai dopo le sette.
8. Chiacchierata, davanti ad un bel bicchiere di alka-seltzer
9. Notte -> il ciclo riprende, identico, dal punto uno.

Insomma, Stresa come Miami. Come Rapallo. Come chessò io Vattelapesca Beach. Buen retiro di Nordamericani. Canadesi. Germanici. E fortuna che sto qui solo due notti. Altrimenti ditemi voi come cazzo fa l'Istat a recuperare le medie corrette.

Volare, oh oh.

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Rifaccio la valigia. Questa volta in viaggio per tre settimane. Stresa. Poi Napoli. E poi Dubai. E ancora Monaco. E quindi Irvine-California. E poi Barcellona. E infine Madrid. Rientro a Milano previsto per la prima settimana di ottobre. Tredici. Voli. Ho calcolato che prenderò tredici aerei in ventuno giorni. Volare resta per me il modo più sicuro di viaggiare (e by the way, l'unico per andare oltreoceano). Alla faccia delle black-list.

Asia farà il suo primo volo a metà Ottobre. Destinazione: Sicilia. Avrà poco più di due mesi. Vent'anni. Io ho preso il mio primo volo a vent'anni. E' appena nata e siamo così diversi. Due generazioni distanti (tecnologicamente) anni luce.

E adesso preparo la valigia. Moleskine. Portatile. Libri. Blackout su g&f? Chissà. Tutto dipende dalla diffusione del wi-fi nelle località sopracitate. Garantisco per Dubai e Irvine. Anche per Monaco. Napoli, chissà. Stresa, figuriamoci. E' ora. Si parte.

Sei settimane (e mezzo).

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Asia compie sei settimane (e mezzo). Questo è il suo ultimo fotoset. Chissà come la troverò al rientro dalle mie tre settimane di viaggio. Camminerà, forse. Parlerà. Avrà scelto la facoltà universitaria. Chissà.

Risvegli.

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Da due settimane. Corriere della Sera. Edizione del Venerdì. Trovolavoro. Annunci di ricerca personale. Ho notato un sensibile incremento, dopo mesi di magra. Da due settimane. Undici pagine dedicate agli annunci. Parecchi dal settore meccanico. Grande distribuzione. Tre pagine dedicate a master. Seri o presunti. Ma tant'è. Che il mercato si stia finalmente risvegliando? Due segnalazioni, tra le tante. Le più interessanti. Naturalmente.

Capaci Venditori. Con guadagno da subito di almeno 80,000 Euro anno. Richiede. Età 25-45. Entusiasmo. Personalità. Ambizione. Rispetto obiettivi.
Commerciali Flexo-Roto.

Ora. Il primo. Richiede grandi competenze. Difficile averle tutte. Estremanente difficile. La personalità, specialmente. E' un casino, avere personalità. E pure venticinque anni. O l'uno o l'altro. Il secondo. Cercano degli umanoidi flexo-rotanti? O tecnodroidi della terza generazione? Chissà.

Ne trovano uno su un milione.

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Iscriviti, mi dicevano, iscriviti. Ne trovano uno su un milione, mi dicevano. Stai tranquillo, iscriviti. Mi dicevano. E io mi iscrissi. Tanto ne prendono uno su un milione. A Milano, poi. Figuriamoci. Non capiterà certamente a me. E io ci faccio il mio figurone.

ADMO. Associazione Donatori Midollo Osseo. Ti iscrivi. Fai gli esami. Sei sei compatibile, doni il tuo midollo. E salvi una vita. A Milano uno su un milione risulta compatibile. Troppe razze, troppi ceppi, troppe differenze genetiche. Ne trovano uno. Su un milione. Purtroppo.

E hanno trovato me. Iscriviti, mi dicevano, iscriviti. Ne trovano uno su un milione, mi dicevano. Stai tranquillo, iscriviti. Un anno dopo ero al Policlinico. Sala operatoria. Pronto per una multiforatura della spina dorsale. Quando si dice la fortuna.

Alla fine ho donato, si. Qualche ora di sala operatoria. Qualche giorno di degenza. Forse ho salvato una vita. Non ho mai chiesto chi. Però, fanculo. Iscriviti, mi dicevano, iscriviti. Ne trovano uno su un milione, mi dicevano. Stai tranquillo, iscriviti. Mi dicevano.


Piesse. Se vuoi accertarti che quell'uno su un milione sia tu, iscriviti all'ADMO. Qui. E dona. Il tuo midollo.

Città. E simboli.

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Ogni città ha il suo simbolo. Non vorrei cadere nella banalità, adesso. Occhei. Lo so. Ormai è fatta. Ogni città ha il suo simbolo. A volte più di uno. Si tratta di simboli storici. Spesso. Altre volte ipermoderni. Monumenti. Torri. Costruzioni. Edifici. Fontane. Chessò io, tutto questo genere di cose. Ancora. Simboli che le ricordano, le rappresentano, le visualizzano.

Roma ha mille di questi simboli. Che ne fanno affiorare alla mente il ricordo e la rappresentano. Il Colosseo. L'Obeliscone di Axum. No. Non più. Quello è stato restituito agli Etiopi. E poi Venezia. San Marco. Milano. Il Duomo. Parigi. La Torre. Londra. Il Big Ben. Berlino. La Porta. Barcellona. La Sagrada. Copenhagen. La Sirenetta. Helsinki. La Chiesona Bianca. Sestri Levante. La Chiesona Bianca. Washington. La Casona Bianca. Zurigo. Le Banche. Catania. L'Elefantino Nero. San Donato Milanese. L'Ornitorinco viola. Treviso. Le Panchine verdi (quelle rimosse dal sindaco leghista). E così via, insomma.

Pensateci. I simboli delle città Italiane hanno secoli di storia. Segno che la nostra architettura degli ultimi cento anni è a dir poco anonima (mi verrebbe da dire che è una gran merda, ma spezzerei la serietà del post e così non lo scrivo). Pensate invece a Londra. La Torre cicciona. Non ne ricordo il nome. Quella a forma di suppostona. Parigi. La Defense. E il Centre Pompidou. Kuala Lumpur. Le Petronas Twin Towers. Dubai. L'isolona palmare e il megagrattacielospaziotemporale. Una cosa impensabile. Ottocento metri. E poi Taipei. Il Taipei 101. E per non andar troppo lontani Barcellona. Il nuovo porto. E la Torre Agbar. La Torre di cristallo, appena inaugurata. In Italia? Mah. Boh. Non so. Milano. L'agone e il filone di piazza Cadorna. Il Forum di Assago. Il Parlamento Jedi sulla Tangenziale Ovest. Roma. Il Centro Commerciale la Romanina. Firenze. L'Autogrill di Firenze Nord. Bari. La Complanare. Reggio Calabria. La celeberrima Autostrada. Non so.

L'ennesima prepotenza.

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Già. Si parla in codesto loco della presunta legge elettorale, quella dell'ultimo minuto, si, proprio lei, quella per ripristinare il proporzionale e salvare il didietro alla Cidielle. Lo spiega, bene, molto bene, Pierluigi Battista. Qui, sul Corriere.

Tre incidenti per me posson bastare.

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Uno m'era capitato. Spesso. Almeno una volta al mese. Due no. Anzi, forse. Raramente. Tre mai. Tre proprio mai. Uno. Incidente in tangenziale Est, San Giuliano. Due. Altro incidente in tange Ovest, Assago. Con code per milioni di chilometri, fino a Tunisi. Tre. Per chiudere in bellezza altro bell'incidente a Castellanza, direzione Malpensa. Miliardi di (potenziali) viaggiatori in coda in autostrada. Disperati. Insomma, due ore in auto. Niente male.

E così Lunardi ha deciso di adibire la Milano Laghi a pista di partenza dei voli Alitalia. Si parte dal chilometro cinquantaquattro direzione Varese. Si atterra sulla Ovest, a Cusago. Air France atterra vicino al Carrefour, a Lorenteggio. SAS a due passi dall'IKEA, a Carugate. Così, per avere dei punti di riferimento precisi.

(ma cosa vado mai a pensare...)

Scusa. Lo siento. My apologies.

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Chiedere scusa è naturale. Porgere le proprie scuse. Se si ha torto. E' segno di equilibrio. Maturità. Scusa. Perdonami. My apologies. Desculpe. Mi dispiace. I'm sorry.

Anche George W. Bush chiede scusa. E ammette i ritardi del dopo Katrina, assumendosi le responsabilità del caos.

E Silvio Berlusconi. Che fa, Silvio Berlusconi. Chiede scusa. Per le cazzate dei suoi tirapiedi. Ma va. Figuriamoci. Chissà. Se ci chiederà mai scusa per il disastro senza pari arrecato al paese.

Il più grande fallimento.

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Fiumi di articoli, considerazioni personali, accuse, fatti, sono già stati generati da un fiume ben più devastante, quello che ha inondato New Orleans una settimana fa per il passaggio di Katrina.

Non contribuirò a questo fiume in piena. Epperò. Di tutto ciò che è accaduto e che sta per accadere (ieri rimosso il direttore della FEMA) mi limiterò ad una sola considerazione.

Era il 1996. Quasi dieci anni fa. Estate. Vacanze. In viaggio. Sul lago Michigan. Non era la prima volta che viaggiavo per gli Stati Uniti - conoscevo già il South-West, le coste sul Pacifico, Chicago - e l'euforia per gli Stati Uniti (tipica nel viaggiatore alle prime armi, grandi città, highway e cowboys) era ormai passata da un pezzo. Rimasi paralizzato nel prendere coscienza del fatto che ogni paese, ogni singolo paese nei paraggi del lago, era puntualmente diviso in due. Senza una barriera visibile. Ma allo stesso tempo con una chiara netta distinzione. Da un parte i quartieri bianchi della media borghesia. Dall'altra quelli neri. Una barriera netta, improvvisa, shockante. Pulizia, negozi, strade asfaltate nei primi. Sporcizia, miseria, strade in terra battuta, desolazione nei secondi.

Web Days 6.0.

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Dal 23 al 25. Settembre. Web Days 6.0. A Torino. Io non ci sarò.

Potrebbe sembrare polemico. Ma no, no, non lo è. Sarò via, per lavoro. Già. Sarò in viaggio. Leggermente a Est di Torino. Dubai. Proprio durante Web Days. Peccato. Perchè trovo l'iniziativa interessante. Perchè tra gli organizzatori ci sono blogger che leggo e che sanno il fatto loro. E perchè è da un pò che non faccio un salto in quella città.

Questo è il programma. Ora, certo, se potessi andare eviterei di seguire alcuni interventi - Yahoo! presenta Yahoo ad esempio, o Introduzione all'Home Banking - che ritengo personalmente aberranti (solo un pazzo furioso potrebbe sedersi per un'ora, dico, un'intera ora, a seguire i signori di San Paolo IMI che spiegheranno come fare bonifici ed estratti conto e liste di movimenti da web) ma estremamente utili dal punto di vista sponsorizzesco. Però ci sono interventi da non perdere, e cito solo il Granieri o il Photoblog o ancora Sofi e pure il Maistriello.

Insomma, fateci un salto. Raccontatemi com'è andata. Io, in cambio, vi racconterò dei suk di Dubai (ci sono ancora i suk a Dubai?).

Sfreccio in taxi per la Calle Princesa, no, in realtà non sono io a sfrecciare ma il tizio che sta al volante del taxi, un andaluso che se ne fotte delle leggi fisiche e di quelle (più terrene) della segnaletica stradale, e che mi porta a destinazione nella metà del tempo previsto. Mi infilo da Vips, che è poi quella catena culturalculinaria (edicola più piccola libreria più botteghina più ristorante alla mano) onnipresente nei centri delle città spagnole.

Vago tra i quotidiani iberici e ascolto nel frattempo La Oreja de Van Gogh, che non è una reliquia canterina del defunto pittore olandese, ma semplicemente il nome nonsense di un gruppo spagnolo, come può esserlo in Italia I cugini di campagna o i Gemelli Diversi o gli Zero Assoluto (no, questo non è nonsense, è pura realtà).

Passo ai libri. Viaggi. Trovo la guida di Milano. Un'intera pagina sugli aperitivi milanesi e sul tour degli aperitivi. Ormai sono un'istituzione da guida turistica, gli aperitivi. Niente di male, per carità. Hanno qualche centinaio di anni in meno delle tapas, ma vale forse la pena sfruttarli, frequentarli, mantenerli vivi, evitare che si riducano a degli sterili incontri radical-chic.

E poi esco e sono in Plaza de España. Devio sulla Gran Via. Mi dirigo verso Puerta del Sol. Ho appuntamento alla statua dell'Orso. Sono nel centro geografico del paese. Il chilometro zero. Il punto da cui partono tutte le strade di Spagna. Anche quella diretta alla taverna basca. Dove mi infilo, insieme a nonne e bimbi, anch'essi in attesa di iniziare il tapeo. E di continuare ad alimentare quella che un tempo si chiamava movida e che adesso non ha più un nome e non si chiama più, essendo diventata parte integrante della vita della città.

Café para todos

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Madrid. Domani la città va in vacanza. Non io però. E neppure il resto del paese. Domani a Madrid è la festa di Santa María de la Cabeza e i Madrileñi partiranno per il primo ponte post-verano, post-estivo. Destinazione Mediterraneo. Non io però. Sarò qui, al lavoro. A Madrid. E neppure il resto del paese.

Il fatto è che ogni comunità ha le sue festività. Non si tratta dei soli patroni, come nel Belpaese. O di altre feste religiose. No. Sono festività pubbliche, per lo più. E non coinvolgono singole città. No, no. Intere regioni. Questo perchè la Spagna è un puzzle di diciassette comunità autonome. Già. Come se in Italia ci fossero diciassette trentini alti adigi. Cataluña e i Paesi Baschi sono state le prime. Regioni. A raggiungere l'autonomia. Anni trenta. E poi (sempre l'autonomia) è stata estesa a tutte le altre regioni. Da qui l'espressione café para todos, coniata negli anni settanta dall'allora Ministro per le Regioni.

Insomma, domani sarà festa a Madrid. Non nel resto del paese. Cafè para todos. Non per me. Che sono a Madrid. Un caffè lo prenderò pure. Ma sarò qui al lavoro. Come sempre.

Fineco.it & Finecobanca.net

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Post utile. Per tutti i clienti Fineco. Sapere che Finecobanca.net è uno pseudosito fasullo. Il cui scopo non mi è ancora chiaro. Anche se qualche idea io me la sono fatta. Già. Andiamo a vedere un pò chi lo ha registrato. Faccio uso di register.it per i dettagli.

Registrant
Name : Foundation Men On Line
Email : domainsupport@sent.com
Address : PO Box 76613, AMSTERDAM, NH
Zipcode : 1070 HE
Nation : NL
Tel : +31206791556
Fax : +31206627572

Name Servers
ns1.fuck-whitehat.com
ns2.fuck-whitehat.com

Dates & Status
Created Date 2005-07-20 10:05:15 EDT

Olandesi. Creato un mese fa. Il nome dei servers che è tutto un programma. Insomma. Attenzione. Prima di digitare username e password. Accertatevi che siate su fineco.it e non su finecobanca.net.

Utile. L'articolo del Mondo, di questa settimana. Sui contributi. Delle imprese ai partiti. Si scoprono cose interessanti. Aziende note. Altre meno. Contributi da capogiro. Centinaia di migliaia. Euro. Vediamo un pò.

CENTRO SINISTRA
San Giorgio Spa e Mondialpol donano ai DS rispettivamente 70,000 e 15,000 Euro. L'UDEUR si deve accontentare di poca roba e di un unico nome noto, Merloni Elettrodomestici, che contribuisce con soli miserabili 10,000 Euro.

CENTRO DESTRA
Air One contribuisce invece al finanziamento di Alleanza Nazionale, con 20,000 Euro. E poi Siemens, con 25,000. Interessante la lista di micro-radio o reti televisive pronte a finanziare l'Alleanza Nazionale del ministro per le Telecomunicazioni Gasparri: RTI (Crotone) con 44,000 Euro, Radio Telespazio (Catanzaro) con 24,000 Euro, Radio Video Calabria 99 (sempre Crotone) don 17,000 Euro, e poi Teleoggi (Napoli) con 24,000 Euro e ancora VideoPuglia con ben 100,700 Euro. Chissà perchè tutti al Sud. Chissà che diavolo avrà promesso il signor Gasparri.

Forza Italia può invece contare su Acqua San Benedetto, 10,000 Euro, Metronotte Ascoli Piceno (10,000 Euro). E poi. E poi ancora una volta la grande sostenitrice della destra italiana, Air One, che elargisce 25,000 Euro.

Una domanda. Mi balena alla mente. Chissà se Fininvest e Mediaset hanno contribuito. Ma no. Che stupido. Ma cosa vado mai a pensare.

Viaggioadagio.

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"Non ti basterà una vita per esplorare tutta la bellezza del mondo. Quindi prenditela comoda". Viaggioadagio (link) ti accoglie così. E' un bel blog. Un blog di viaggi e di racconti di viaggio. Non ce ne sono molti, oggi. In giro. In Italiano. E visto che g&f, in fondo, parla anche di viaggi, ho contribuito con piacere alla richiesta dei suoi autori di condividere qualche storia di vagabonding con il nuovo blog.

A proposito di viaggi. Parto per Madrid. Si rientra venerdì. Strano tornare lì dopo quattro mesi. Altra azienda. Altra gente. Altri luoghi. Altri ristoranti (spero). Hasta pronto, allora.

Una tragica terribile realtà.

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Da quando è nata Asia. Da quando lei è nata. Ho scoperto una tragica realtà. L'Italia è piena di laureati. Che non esercitano la propria professione. Immane tragedia. Una professione in particolare. Quella del pediatra. E non è solo una tragedia Italiana. No, no. Spagna. Germania, Nord Europa. Ovunque vada. Dovunque metta piede. Pediatri, che hanno dovuto abbandonare la propria adorata professione per esercitare - loro malgrado - tutt'altro. Macellai. Edicolanti. Estetisti. Negozianti. Pensionati. Taaaanti pensionati. Insomma, una tragedia di dimensioni bibliche (può una tragedia essere biblica? questo è un altro interessante spunto per le vostre riflessioni e per i miei futuri post).

E così mi è sufficiente fare quattro passi, o un paio di telefonate. E i consigli medici piovono a dirotto. Certo, non sempre seguono le stesse filosofie. Le stesse scuole di pensiero. C'è chi dice ah e chi risponde bah. Ma tant'è, questo fa parte della democrazia in cui abbiamo l'onore di vivere. E le direttive mediche fioccano ed io sto lì, esterrefatto, a bocca (semi) aperta, per cotanto sapere. Mi sono convinto ormai di essere l'unico in Europa a non avere una laurea in pediatria.

Persino i vicini di casa, che per cinque anni non mi hanno rivolto la parola, adesso mi rendono partecipe della loro tragedia. Sono dei grandi pediatri, ma la vita (infame) non ha permesso loro di seguire la professione cotanto desiderata. E li ha portati a seguire strade, nella vita, ben più tortuose.

I pediatri migliori, però, son quelli che vengono a trovarti a casa - badate bene, a casa!!! - la domenica alle undici del mattino. Questi sono senza dubbio i più degni di lode, perchè tu sai che stanno destinando a te e alla tua piccola il loro preziosissimo insostituibile irrecuperabile tempo.

Aspettando. Un vero Leader.

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Il NYTimes bacchetta George W. Bush. Con un articolo dal titolo quanto mai azzeccato. Waiting for a Leader. Ora, non si riferisce al signor Silvio Berlusconi, ma alla situazione interna. Meglio, alla non-tempestività e al caos post-Katrina.

Waiting for a Leader
Published: September 1, 2005

George W. Bush gave one of the worst speeches of his life yesterday, especially given the level of national distress and the need for words of consolation and wisdom. In what seems to be a ritual in this administration, the president appeared a day later than he was needed. He then read an address of a quality more appropriate for an Arbor Day celebration: a long laundry list of pounds of ice, generators and blankets delivered to the stricken Gulf Coast. He advised the public that anybody who wanted to help should send cash, grinned, and promised that everything would work out in the end...

Il resto è qui (gratuito, ma registrazione richiesta).

Il cielo. Sopra Copenhagen.

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Dal mio ultimo viaggio. Un cielo come c'è solo lì. Copenhagen. Scandinavia. Via Flickr.

Crisi spaziotempo.

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Ieri mi è capitata una cosa strana. Insomma, non so bene quanto sia strana. Ma tant'è. E' da raccontare. Ieri. Tardo pomeriggio. In volo. Partito da Copenhagen. Destinazione Malpensa. Ho tra le mani una guida di Dubai. Che ci andrò tra un paio di settimane, ma non è questo il punto. Arrivo a Malpensa. Scendo. Per un attimo non mi rendo conto di essere a Milano. Intendo dire: so di essere in un luogo noto. Più che noto. Ma è un luogo indefinito. Senza spazio e senza tempo. Un non-luogo. Voglio dire: potrebbe essere Madrid o Parigi o Londra o MachuPicchu o Chattanuga. Perdo la cognizione dello spazio. Mi guardo intorno e mi chiedo dove sono. Devo riprendere la carta d'imbarco per rendermi conto che il volo terminava a Malpensa-Milano-Italia.

Insomma, una crisi spaziotempo. Non so a voi. Prima volta che mi capita. Sarà una sindrome da aeroporto. Un male dell'uomo moderno. La mia prima crisi spaziotempo. Chissà.

Regis, compendio e nuovi sviluppi.

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Sempre, sempre per dovere di cronaca, aggiungo un ulteriore tassello al puzzle Regis. Il tassello è un ulteriore commento, apparso sul blog No-Luogo, qui. Nessuna considerazione. Solo dovere di cronaca.

E, tanto per fare il punto della situazione, ecco l'intera storia.

• l'articolo "Enea: l’ingegnere fantasma bocciò Rubbia" di Gian Antonio Stella è pubblicato sul Corriere il 2 Agosto
• sempre il 2 agosto il sottoscritto riporta la storia su g&f, qui
• No-Luogo riprende la discussione, con nuove considerazioni, qui
• l'interessato, il signor Claudio Regis, risponde direttamente sui commenti di g&f (qui) e di No-Luogo (qui)
• Altro post di g&f, altro commento del signor Regis
• ieri, nuovo commento del signor Jerry Silverman, ex-collega americano di Regis, sulla vicenda. Su No-Luogo, qui.

A questo punto, manca solo una risposta ufficiale di Stella. Chissà. Chissà se farà uso dei blog. O del più ufficiale Corriere.

Katrina e Talim.

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A proposito di Tornadi. Un Tifone (fratello minore del Tornado) sta colpendo in queste ore Taiwan. La cosa potrebbe anche non destare scalpore. Dopo ciò che è appena accaduto a New Orleans. Giusto. Il fatto è, quando si dice il destino, che a Taiwan ci sia l'autore italotexano di questo blog. Che poi è anche un caro amico. E che sembra sia rinchiuso da ore nel suo hotel in preda ad un attacco di panico (ondeggiante).

Piesse. Talim. E' il nome del Tifone. Non del blogger.