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Prove di parto.

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nanogecoMeglio. Prove di attesa per parto. Nove di sera. Milano. Spettrale. Una bomba cybertronica deve essere esplosa in centro, poche ore fa. Lasciando intatti gli edifici e terminando la popolazione. Non si sentono urla. Deve essere stata una immane tragedia. Un attimo. Una tragedia senza urla.

Arrivo in ospedale. Ci metto quindici minuti. Da casa. Entro. Quell’impercettibile atmosfera ospedaliera, quel bouquet di odori, anestetici e medicinali, si impossessa di me. Inizio a sudare. Nel frattempo si svolge la visita, in sala parto. Le ginocchia mi tremano. Poi la visita termina. Possiamo aspettare un’altra settimana. Approssimativamente. Esco. Altri cinque minuti e sarei finito a terra, privo di sensi. Terribile, l’atmosfera ospedaliera.

Riprendo l’auto. E mi avvio verso casa. Fermandomi ad ogni incrocio, nella speranza di notare qualche vittima straziata dalla bomba cybertronica ai margini della via.

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