Berlino ti accoglie con un aeroportino. Il Tegel. Tanto povero e spoglio che non si addice per nulla alla capitale della possente Germania, un tempo locomotiva d'Europa e ora simbolo dell'unità ritrovata. Piccolo. Rotondo. Spoglio. Il fumo è come la nebbia. Sembra l'aeroportino di Pescara, o quello di Catania, ma il fatto è che non ci trovi gli arancini e neppure la granita con panna e questo non va affatto bene.
L'aeroportino è collegato alla città da un misero autobussino. Metro. Figuriamoci. Treni. Mavà. Metrò leggera. Cosa? No, no. Un autobussino, che tu prendi e ti porta, a stento nel traffico, nel tempo record di quaranta minuti, dalle parti del centro città.
A quel punto lo noti. L'adesivo. Arancione. Sul finestrino dell'autobussino. Noteingang. Forniamo protezione contro gli attacchi razzisti. Dice. Come. Autobus. Centro Città. Berlino. Come attacchi. Razzisti, poi. Attacchi all'autobus? Al conducente? Ai turisti? A chi si avventura nel centro città? Ai Turchi? A chi viene dal Sud Europa? E l'Italia? E Milano? E' Sud?
Benvenuti. Benvenuti a Berlino.
(Qui il fotoset, via Flickr, dell'incredibile Berlino, con tanto di consorte panciuta, orsi, Quelo e manifesto del Mauriziocostanzosciò).

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