The Economist, noto settimanale conservatore britannico (c-o-n-s-e-r-v-a-t-o-r-e. E dunque non comunista, ripeto, non comunista, non di sinistra, nooooo, non comunista, e neppure bolscevico, cooonservatore, non marxista, no, e neanche leninista e così via) bacchetta l'Italietta sgarrupata del Signor Silvio Berlusconi (again, again, again). Cosa dice. Ecco qui. Eccovi serviti.
Italy's economy
NOT before time, Silvio Berlusconi's government last weekend proposed measures to enhance Italy's competitiveness, worth some €4 billion ($5 billion) in all. Economists have for years wondered how Italy's economy would fare inside the euro, since it could no longer devalue when the going got tough. More recently the worry has been how it will cope when faced with competition from emerging low-cost exporters like China. The answer to both questions is: badly.
E' giù una serie di (impietose) analisi sull'export italiano ridotto al lumicino e sulla spesa per la ricerca (quale ricerca? in Italia si ricerca?) e sul grado di innovazione delle nanoaziende dello stivale.
Il disastro. Ma per la Cidielle e per lo stesso Signor Silvio B., che si appresta fiducioso a subire l'ennesima batosta elettorale, l'economia Italiana riprende a tirare, orgogliosa, potente, spumeggiante, traino delle (altrimenti) disperate sorti europee. Che dire. Lo sconforto. Ma no. Un attimo. La soluzione. Il ponte. Il ponte, si. Quello sullo Stretto. Pura logica Keynesiana (Geco1 docet). Si. Il ponte ci salverà. E si. I 30 euro d'IRPEF al mese faranno il resto. Che Dio stramaledica quei bolscevichi dell'Economist.