- Si va a mangiare sushi da Mako, stasera?
Proposta allettante. Dopo giorni, tanti giorni, troppi giorni, di cucina lombardo-laziale-emiliana (di ritorno da Roma si passa da Modena, paese natale della mia metà, a fare provviste per il gelido inverno) un buon sushi è quel che ci vuole. Però, Mako. Mai sentito Mako. Mako. No. Mako? Non ricordo un Mako. A Milano.
- Mako?
- Ma si. Quello nuovo-nuovo, aperto in Porta Romana. Col tapìrulan. Vicino al Blockbuster.
E inizia la ricerca.
PC. Windows XP. Firefox. Google. "Milano Mako sushi". Niente. Nada. La ricerca mi porta ad un ristorante Tex Mex di Dallas, dove, per questioni di tempistiche, più che altro, direi di non prenotare. Un'altra interessante alternativa è il Crowne City Center di Pasadena, dove c'è il Caffè Milano che serve uno straordinario cappuccino-sushi.
- Mako? Sicura che è Mako?
Il Mako diventa Maku. O forse Naku. Son tutti uguali i nomi giapponesi (secondo lei). Allora decido di applicare un metodo di reverse engineering alla ricerca e, non potendo più fare affidameno sul nome, proseguo con "Milano sushi Romana". Trovo il Zen e il Parco che però non sono nuovi, li conosco già da un pò, e quindi li scarto a priori. C'è anche la trattoria California di Niguarda, strano melange di sapori lombardo-western. Ma niente sushi. No.
E così raffino la ricerca. Blockbuster. Si. Stavolta fotto Google, e mi cerco prima il Blockbuster. Via Sabotino. Poi vado con "Milano sushi Sabotino". E lo trovo. E lui. Maru. Certo che tra Mako e Maru. Vabbè. Eccolo, qui. Interessante. Non è solo un sushi bar. Ne parlano anche Vivimilano del Corriere (qui) e SfogliaMilano (qui). Un centro di cucina e tradizione nipponica. Bene. Allora, stasera si va. Mako. No, anzi. Maru. Sarà come il Wagamama londinese. Vedremo.
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