Yamasushi!
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C’è poco da fare. Fare un salto al supermercato quasi sotto casa e trovare un prodotto ‘powered by Confraternita‘ mi provoca tutt’ora una certa commozione. Provatelo. Il migliore d’Italia prodotto in Italia (nella giapponesissima Segrate).
Raising my shoes standard
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Visto che è il primo maggio mi permetto di dare una dritta a chi sta cercando di diventare, o tornare ad esserlo, un lavoratore.
Se avete dimestichezza con l’inglese, se siete pronti a spostarvi a Milano o fuori Italia, se se se, vi consiglio di acquistare e leggere questo libro: Headhunters and How to Use Them: A Guide for Organisations and Individuals. Lo trovate su Amazon, non costa nulla e vi da una serie di dritte e soprattutto una lista di HH che nessun altro libro vi propone. Ho provato a dare un occhio all’iBook store su iPad, ma con ben poca fortuna.
Altrimenti, accontentatevi di tutti i post scritti sugli HH nel corso degli anni su codesto blog, in particolar modo questo e questo. I post con le liste per industria, per la cronaca, sono una sintesi del sopra citato libro dell’Economist.
Da circa un mese arrivo a Londra e mi tocca star fermo nell’area Immigration per ore. Per la cronaca, si tratta del limbo tra Airworld e la terra ferma, dove in genere si controllano i passaporti, si recuperano i bagagli, si comprano le ultime cosette al duty free, si fa la pipì, insomma tutte cose simpatiche di questo genere.
Fino a un mese fa le cose andavano regolarmente. Atterraggio. Finger. Passaporto (essì, UK richiede il passaporto e non è in area Schengen, sa Iddio perchè). E via. Poi, un mese fa, improvvisamente, sono iniziati i guai.
Ore di fila. Migliaia di viaggiatori ammassati qui e lì, senza logica. Passeggeri, soprattutto Britannici, incazzati neri, forse per lo stupore di ritrovarsi in una situazione da Sud Europa (per la cronaca: in Sud Europa le cose vanno decisamente meglio).
Io ho pensato che ci si allenava per le Olimpiadi. Che importavano passeggeri finti (per un attimo ho sperato che fossero replicanti; ma sudavano e facevano pipì, quindi dovevano essere umani) per fare le prove del casino che si abbatterà su Londra tra due mesi. Poi, ho letto qui. E anche qui. E qui. Ed ho capito.
In breve, il signor C ha ridotto la forza lavoro alle dogane del 20% circa. Tempismo perfetto, visto l’avvicinarsi delle Olimpiadi. BAA ha cercato di metterci una pezza importando personale da altri aeroporti. Non è bastato. Adesso si ovvierà con uno stratagemma per assumere più personale.
Insomma, tutto il mondo è paese. Qui, forse, anche più di altrove.
FuoriSalone, Milan
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Ho tempo solo adesso di postare (si usa ancora ‘postare’? si dice ‘postare’ in piena era fbucchiana?), dicevamo ho tempo solo adesso di recuperare dal cellulare qualche foto scattata al FuoriSalone e alla Triennale un paio di settimane fa. Belli, come sempre, rappresentano una delle cose di cui Milano, e non solo, dovrebbe essere fiera e che sa fare così bene. Al punto che se l’Expo, tra tre anni, sarà organizzato a mò di supermega-Salone allora qualche remota possibilità che vada bene c’è.
Rientrato ieri in tarda serata da Londra, ho fatto un salto al Banshee, che è un bel pub della zona sud-est dell’agglomerato, per mangiare un boccone e rifocillarmi. Il posto è degno di visita, perchè è un grosso pub irlandese con annesso ristorante tex-mex, ambiente internazionale causa vicinanza degli HQ ENI, BMW e LG, e, soprattutto, la cucina è aperta fino a quasi mezzanotte – per chi bazzica la capitale inglese questa è una bella sorpresa, perchè da quelle parti si cena fino alle nove e trenta circa, alle dieci e trenta suona la campanellina e dopo mezz’ora tutti sono gentilmente invitati a togliersi dalle palle.
Sono coll’iPad, noto una rete WiFi del locale e chiedo di ricevere la password. Risposta 1: non abbiamo un WiFi. Risposta 2: mi dispiace, i padroni del locale non la mollano (la password).
Al che il confronto con i pub inglesi torna di nuovo in mente, stavolta a scapito di quello nostrano. In UK si fa a gara a fornire WiFi gratuito nei locali, a mo’ di servizio aggiuntivo per attirare clienti. Qui, invece, si rende disponibile una rete WiFi ma la password “non si molla”.
Vabbè. Forse un ripassino delle più elementari regole di marketing non farebbe male al responsabile del locale.
Torre Hines, Milano
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Sua altezza, Milano. (Si, vabbè, lo slogan è quantomai scontato, ma mica l’ho inventato io).
E così questo anziano signore, per nulla morso da sensi di colpa per aver fatto perdere dieci anni al suo Paese, decide non rinunciare ai suoi privilegi da Parlamentare, in attesa che “arrivi una legge”.
Oggi ero in Bocconi a seguire parte della prima giornata di Unthinkables 2012 e, inutile dirlo, tutti i riflettori erano puntati su di lui. Il discorso era preparato (qui lo script in pdf) e ha lasciato ben poco spazio all’improvvisazione. Il meglio di se Marchionne lo ha dato però nella sessione di workshop, dove ha risposto a domande selezionate dall’audience.
Troppo presto per giudicare l’intervento. Per il momento riporto alcune frasi. Poi ognuno tragga le sue conclusioni.
Si dice che gli esseri umani possono vivere quaranta giorni senza cibo, quattro giorni senza acqua e quattro minuti senza aria. Ma nessuno di noi può vivere quattro secondi senza speranza. Oggi sono qui a parlarvi di speranza.
Queste iniziative (nota: si parla di globalizzazione), però, non vanno confuse con la tendenza, in atto da diverso tempo nell’industria dell’auto, a delocalizzare le attività industriali, che viene spesso usata come misura di difesa per affrontare la guerra sui prezzi. Per quanto mi riguarda, credo sia una strategia molto pericolosa
Sono le cose che facciamo e il modo in cui le facciamo che parlano di noi stessi, della nostra visione del mondo, del tipo di persone che vogliamo essere. E solamente le cose che facciamo, ciò che costruiamo, ci rendono ciò che siamo.
A volte, nel nostro Paese, ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente. (…) E’ come se si pretendesse di avere diritto ad un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare.
Un movimento di lotta (Nota: il sessantotto) pienamente condivisibile, che ci ha permesso di compiere enormi passi avanti nelle conquiste sociali e civili, ha avuto purtroppo un effetto devastante nei confronti dell’atteggiamento verso il dovere.
Se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.





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